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L'INTERVISTA. «Corruzione e giustizia, l'Italia volti pagina»

Vincenzo R. Spagnolo sabato 25 agosto 2012
Ci sono altri tre spettri che si aggirano per l’Europa, in aggiunta al quarto, la crisi economica, che già terrorizza i cittadini dell’Unione. Ci costano un’enormità, oltre un migliaio di miliardi di euro, e si chiamano «corruzione, evasione fiscale, frodi all’Iva e al bilancio comunitario». A fornire la stima è il vicepresidente della Commissione europea, con deleghe su Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, Viviane Reding, che non si sottrae inoltre ad alcune osservazioni sulla situazione italiana. Come altri politici europei, va detto, la Reding nutre profonda stima nei confronti del premier Mario Monti, ma ciò non pregiudica la sua schietta valutazione: il difficile guado nel quale l’esecutivo italiano è impegnato, ragiona, potrà essere superato solo grazie ad una "scialuppa" di sapienti riforme. I fenomeni corruttivi, aggiunge, andranno debellati e i tempi della giustizia civile accorciati, altrimenti per l’Italia la speranza di una crescita economica potrebbe sfumare, come un irraggiungibile miraggio. Partiamo dalla corruzione, vicepresidente Reding.Comporta altissimi costi sociali che una classe politica non può permettersi, in tempi di crisi economica. Un anno fa, la Commissione ha approvato un pacchetto di misure anticorruzione, che stabilisce anche un monitoraggio dei singoli Stati e un rapporto sugli sforzi compiuti. La prima verifica è fissata per il 2013. E sono certa che, in vista dell’appuntamento, il governo di Mario Monti farà il possibile per far figurare il Paese in una buona posizione di classifica...».I danni generati dalla corruzione in Europa a quanto ammontano?La stima è di 120 miliardi di euro l’anno, l’uno per cento del prodotto interno dell’Unione, e nessun Paese è risparmiato. Ciò è inaccettabile. La corruzione abbassa il livello degli investimenti, ostacola le operazioni corrette nel mercato interno e assottiglia le finanze pubbliche...In Italia ne sappiamo qualcosa, purtroppo...C’è un sondaggio di Eurobarometro realizzato quest’anno, al quale l’87 per cento dei cittadini italiani intervistati ha risposto di ritenere la corruzione il maggior problema del proprio Paese. Serve dunque un impegno fermo della classe politica per vincere questa sfida...Il governo Monti sta provando inoltre a velocizzare la lentezza della giustizia civile e penale. Come valuta questo sforzo?Un sistema giudiziario efficiente è necessario per garantire i diritti individuali, ma anche il mercato economico: accresce la fiducia di cittadini e investitori. Senza dimenticare la dimensione europea: un’impresa spagnola può decidere di competere nel mercato italiano o un signore francese di acquistare una casa ad Amalfi ed entrambi debbono poter nutrire fiducia nell’efficienza del sistema italiano. Nel programma di crescita verso "Europa 2020", l’Unione europea ha indirizzato all’Italia una serie di raccomandazioni: riformare la giustizia è fra le più importanti...Per quali motivi?Secondo le analisi della Commissione, l’ambiente imprenditoriale in Italia non è, al momento, sufficientemente growth-friendly, amico della crescita, per via di inefficienze amministrative, prescrizioni onerose e debolezze significative nel sistema della giustizia civile.Cosa servirebbe, invece?Per promuovere la crescita, l’Italia dovrebbe semplificare il contesto delle regole e riorganizzare la giustizia civile, anche promuovendo la soluzione delle dispute con riti alternativi. Personalmente, incoraggio il governo italiano a continuare nel suo sforzo. Capisco tuttavia che tali riforme possano rivelarsi, più una maratona che uno sprint. Come si dice da voi, Roma non è stata edificata in un giorno...In Italia si discute anche sull’ipotesi di riforma delle intercettazioni in indagini penali. Lei ha presentato una proposta di direttiva sulla privacy. Qual è il suo punto di vista?La protezione dei dati personali è un diritto fondamentale che talvolta può collidere con altri diritti, come quello della libertà di stampa. Ne abbiamo discusso in Commissione, prima di elaborare la proposta. La libertà di stampa è regolata diversamente nei 27 Stati: alcuni le riconoscono maggior importanza, altri meno. Per di più, l’Ue non ha diretta competenza in materia. Nella proposta, c’è una clausola che chiede ai singoli Stati di fissare deroghe ed eccezioni per quei dati elaborati "a soli fini giornalistici". E auspichiamo che le legislazioni nazionali riconcilino il diritto alla protezione dei dati con la libertà di espressione. È un bilanciamento difficile, lo comprendo, e spesso può essere fatto solo avendo riguardo al caso singolo e agli interessi in gioco.Cosa pensa della lotta all’evasione fiscale? Per il premier Monti è una «guerra» da vincere...Non è solo una calamità italiana. Ogni anno, negli Stati Ue, ben 1.000 miliardi di euro si perdono per via dell’evasione fiscale e delle frodi al bilancio e in materia di Iva. È molto di più di quanto sia stato speso in termini di assistenza finanziaria ai singoli Paesi. Anche per questo, e per rafforzare l’Ue monetaria ed economica, dobbiamo realizzare una grande unione fiscale. Porterebbe ad un miglior coordinamento nella tassazione e a maggiori sforzi comuni contro le frodi e l’evasione.Lei sostiene la necessità di una "european criminal law", una piattaforma di norme penali che valgano per tutta l’Unione. Quali vantaggi porterebbe?Il trattato di Lisbona ha posto le basi di un contesto comune per il contrasto a reati transnazionali. Sappiamo che la materia penale è delicata, perché tocca il cuore della sovranità di uno Stato. Dovrebbe essere una risorsa a cui ricorrere in casi molto gravi, per crimini di rilievo, con tutte le garanzie e nel rispetto dei differenti sistemi legali nazionali. Stiamo anche realizzando delle proposte sull’istituzione di un procuratore europeo per combattere le frodi al bilancio dell’Unione.Con quale obiettivo?Assicurare che le indagini su quei reati siano davvero efficaci e coordinate fra tutti gli Stati. Ciò oggi non avviene: molti reati non vengono perseguiti affatto e i criminali studiano tutti i cavilli legali pur di saccheggiare le tasche dei cittadini europei. Ciò va cambiato. L’Unione ha un budget federale, proveniente dalle quote dei 27 Stati: va protetto con strumenti federali. Se noi non lo faremo, nessun altro lo farà per noi.