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INTERVISTA. Vassallo: «Ma in Sicilia non c’è ancora una legge sull’immigrazione»

Nello Scavo sabato 7 settembre 2013
È la regione italiana con il più alto numero di sbarchi. «Ma la Sicilia è anche l’unica a non avere ancora una propria legge sull’immigrazione», lamenta Fulvio Vassallo, docente di Diritto d’asilo e statuto costituzionale dello straniero all’Università di Palermo.A cosa servirebbe una norma regionale?Lo scopo dovrebbe essere quello, fra l’altro, di promuovere interventi finalizzati alla piena uguaglianza ed integrazione degli immigrati nel territorio siciliano. Si sono spese molte parole, ma alla prova dei fatti non si è visto nulla di concreto, anzi un disinteressamento completo rispetto a questa materia. Occorre attivare effettivamente il tavolo di coordinamento regionale con i prefetti, le Questure, l’Anci regionale e con i Comuni nei quali trovano accoglienza i richiedenti asilo e i profughi. Bisogna monitorare a livello regionale la situazione esistente e individuare le modalità operative per garantire percorsi credibili di inserimento sociale di coloro che ottengono in Sicilia il riconoscimento di uno status di protezione.Quali sono, dal punto di vista del giurista, le questioni più urgenti da affrontare?Per esempio nei centri di prima accoglienza, aperti dalle Prefetture in convenzione con i più diversi enti privati, i minori non accompagnati rimangono molti giorni con gli adulti, quando non si giunge direttamente a chiamarli in causa come "scafisti". Minori che vengono privati della possibilità di difendersi e di capire persino cosa sta succedendo loro.Il susseguirsi di sbarchi lungo coste che raramente in passato erano state interessate da questo fenomeno, che problemi sta provocando?Data la situazione proliferano centri di prima accoglienza aperti dalle Prefetture in virtù dalla "Legge Puglia" del 1995 (varata per fronteggiare l’arrivo di migliaia di albanesi, ndr), luoghi dalle caratteristiche giuridiche affidate alla discrezionalità della polizia, talvolta veri e propri centri di detenzione informale.Qual è l’impatto su migranti e popolazioni locali?Per le persone coinvolte in questo meccanismo infernale la prospettiva di una lunga attesa in condizioni disumane di sovraffollamento, una totale carenza di informazioni e di assistenza legale, una grande difficoltà di accesso alla procedura di asilo e ad un vero sistema di accoglienza. Con ricadute, ovviamente, sui residenti. Basterebbe andare a verificare la situazione del Centro di Pozzallo (Ragusa) o di Porto Empedocle (Agrigento) o di Porto Palo (Siracusa), per verificare in quali condizioni materiali e giuridiche vengano "accolti" i migranti che giungono non tanto a seguito di sbarchi, quanto piuttosto dopo vere e proprie azioni di salvataggio in alto mare e che dunque avrebbero bisogno di strutture ricettive particolarmente efficienti, soprattutto nel caso di minori non accompagnati e donne, molte delle quali in avanzato stato di gravidanza.Si fa abbastanza per contrastare i trafficanti?I periodici arresti di qualche scafista non portano avanti di un millimetro una vera azione di contrasto che dovrebbe partire dall’apertura di canali legali di ingresso, da una pronta accoglienza e da una maggiore protezione delle vittime. Evitando soprattutto la fuga nella clandestinità, che oggi sembra dilagare, a tutto vantaggio delle organizzazioni criminali.