Attualità

Intervista a suor Valente. La formazione professionale contro l’abbandono

Enrico Lenzi martedì 22 aprile 2014
Lo sguardo, e soprattutto l’impegno quotidiano, è rivolto verso «quei ragazzi che nel percorso tradizionale della scuola non hanno trovato risposte significative per la loro vita e il loro futuro» e che da quel percorso vengono spesso allontanati. Ma «se aiutati a formarsi attraverso una preparazione che abbia nella pratica un punto centrale, ritrovano motivazioni e stimoli, anche per rientrare in quel percorso dal quale sono usciti». Suor Lauretta Valente, presidente nazionale del Ciofs-Fp (il ramo femminile dei centri di formazione professionale dei salesiani) non usa giri di parole e va dritta al cuore del problema. Lo ha fatto recentemente con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, indirizzandogli una lettera aperta «perché nei suoi discorsi la formazione professionale non trova spazio o viene considerata come un carrozzone. Al contrario lo invito a venire in uno dei nostri centri per rendersi davvero conto di quanto facciamo e di come riusciamo a portare al successo formativo ragazzi che dalla scuola venivano dati per persi». Una lunga lettera aperta nella quale la presidente nazionale del Ciofs-Fp illustra con chiarezza e puntiglio quanto la formazione professionale fa oggi per il futuro del Paese e delle sue giovani generazioni. «Potrà verificare – scrive ancora suor Valente al presidente del Consiglio – il lavoro dei progettisti, degli amministrativi, dei responsabili delle relazioni con il territorio». Con un invito preciso: «Venga al centro Ciofs-Fp di via Ginori a Roma, non lontano da Palazzo Chigi. Venga anche senza preavviso e anche senza protocollo. Potrà verificare anche la rete territorio di imprese, di servizi e di scuole con cui il centro è inserito e con cui dialoga attivamente»Tra le sette parole che stanno caratterizzando il cammino verso il 10 maggio quale sente più vicina alla formazione professionale?Direi “generazioni e futuro” proprio perché la formazione professionale e il suo rapporto con il mondo del lavoro punta proprio a mettersi al fianco delle nuove generazioni e aiutarle a costruirsi un proprio futuro, apprendendo non solo conoscenze, ma anche competenze e strumenti che serviranno per un inserimento nel mondo del lavoro. Oggi invece sembra porsi soprattutto l’attenzione sul termine educazione, ma in una visione ristretta all’educare la gioventù e non anche a fornirle strumenti concreti per il mondo del lavoro.Nella lettera aperta a Renzi scrive che il premier ritiene la formazione professionale «uno strumento unicamente di mantenimento del personale impegnato».Sono le sue parole che ha espresso in diverse occasioni, anche durante la sua campagna elettorale per le primarie. Per questo l’ho invitato a venire nei nostri centri per verificare e rendersi conto del lavoro coordinato ed esperto degli operatori nei confronti di ciascuno dei ragazzi. E non sono solo parole.A cosa si riferisce?Nelle Regioni in cui la formazione professionale esiste ed è sostenuta, abbiamo un tasso di dispersione scolastica tendenzialmente più basso. Anche la fetta di giovani che non è a scuola e non è al lavoro, è minore. Lo dicono le statistiche. Ma lo verifichiamo anche sul campo. Nel Lazio, per fare un esempio, abbiamo circa il 45% dei ragazzi che dopo aver conseguito la qualifica professionale decidono di rientrare nel percorso scolastico verso il diploma. E per gli altri finiti i tre anni di studio si aprono le porte di un’azienda o di un posto di lavoro. Ecco perché ritengo che generazioni e futuro sia la pista di lavoro più vicina alla nostra sensibilità.Insomma la formazione professionale, considerata la Cenerentola del sistema formativo, è al contrario un percorso contro la dispersione e l’insuccesso scolastico.Le statistiche lo dicono. Dove i nostri centri esistono rappresentano uno strumento richiesto e apprezzato dai giovani. Una cifra? Nel 2002 gli iscritti al percorso di istruzione e formazione professionale erano 23.500: dieci anni dopo sono oltre 290mila. Una scelta in crescita tra i ragazzi e le loro famiglie quando si trovano al bivio dopo l’esame di terza media. Inoltre nel nostro settore la percentuale di successo formativo è elevato, segno che si riesce ad entrare in sintonia con i ragazzi e gli si offre un percorso formativo basato sull’acquisizione di competenze e non solo di nozioni. Il tutto possibile grazie anche a un buon rapporto con il mondo del lavoro.Il 10 maggio anche la formazione professionale sarà in piazza San Pietro?Ovviamente. E spero che possa trovare spazio anche nelle parole che saranno pronunciate quel giorno. Una speranza che condividiamo non solo con il ramo maschile della formazione professionale salesiana (Cnos-Fap), ma anche con le due associazioni che riuniscono la formazione professionale di area cattolica: Forma e Confap.