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Filippo Pubbico. Il viceministro: «Ma i trasferimenti proseguono»

Vincenzo R. Spagnolo mercoledì 10 giugno 2015
«È solo propaganda politica, quella dei governatori di Lombardia, Veneto e Liguria. In queste ore, prefetti e sindaci continuano a far funzionare la rete d’accoglienza. E i pullman, con migranti da trasferire dopo gli sbarchi, partono verso i Comuni di diverse Regioni, comprese le tre amministrate da Lega e Forza Italia». Il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico (Pd) parla dal suo ufficio al Viminale: «Dal 1° giugno, data della nuova circolare ai prefetti – riepiloga – ne sono già partiti oltre 5mila verso 11 Regioni, fra le quali anche il Veneto, con 1.065 immigrati, la Lombardia, 912, e la Liguria, con 450».Ai Comuni "accoglienti" toccherà un premio?Non ci saranno premi. C’è la conferma dell’esenzione dal Patto di stabilità delle spese connesse alla pressione migratoria, già prevista dall’articolo 7 del decreto legge 22 agosto 2014, n.119. Del resto, l’accoglienza dei profughi avviene in adempimento di obblighi internazionali e convenzioni umanitarie.La lettera del governatore Maroni e gli appelli di Salvini rallentano il meccanismo?No. Sono grancasse politiche, pensate per suscitare clamore. Ma hanno un risvolto pericoloso...Quale?Enfatizzano, per calcolo elettorale, pulsioni viscerali e paure di parte degli italiani: gli immigrati ci invadono, ci rubano il lavoro, ci tolgono i sussidi e così via... Non è così, chiaramente, ma quei proclami rischiano d’indebolire sentimenti nobili che gli italiani hanno sempre avuto: l’accoglienza, il rispetto della vita, la solidarietà nei confronti di chi fugge da guerre o persecuzioni e che, secondo la nostra Costituzione, ha diritto a chiedere asilo.Gli affari loschi di "Mafia Capitale" generano altra sfiducia. Il commissariamento di alcune realtà, proposto dal prefetto di Roma, è una soluzione?È necessario, al momento. La soluzione è la massima trasparenza negli appalti e nella gestione. Abbiamo già allertato tutti i prefetti affinché vigilino su ogni struttura, d’intesa con altri organismi come l’Autorità anticorruzione.E le Regioni? Sul piano procedurale, cosa compete loro? Hanno competenze limitate, relative all’individuazione degli hub, cioè i luoghi dove smistare i migranti destinati ai Cara e alle realtà del sistema Sprar per rifugiati approntate da prefetture e Comuni. Cose che il presidente Maroni, che da ministro dell’Interno avviò il meccanismo delle quote per Regione, ben conosce. E non si oppose, quando al Viminale fu scritto il piano per la redistribuzione...Eppure i tre governatori parlano come se disponessero di una titolarità a fare ostracismo...È un atteggiamento che prescinde da un profilo di responsabilità. Vogliono solo speculare elettoralmente. Il guaio è che lo fanno in un momento difficile, in cui il governo è impegnato nel massimo sforzo per salvare vite e ampliare la condivisione europea dell’accoglienza.La loro protesta può complicare le trattative sulle quote in Consiglio europeo?Di certo non la agevola. Ma restiamo ottimisti: la missione Mare Nostrum è diventata a carattere europeo con Frontex proprio perché il governo è riuscito a convincere la Ue dell’urgenza di salvate vite umane. Ora la proposta della Commissione indica ai 28 Stati Ue che, una volta salvati i profughi, il loro dovere sia di accoglierli pro quota.Ma se le quote Ue non saranno ampliate, l’Italia riuscirà a fronteggiare l’emergenza?Dal 1° gennaio siamo a 54.810 migranti sbarcati, di più dei 48.281 dell’anno scorso. Ciò significa che a fine 2015 potrebbe essere superata la quota di 170mila del 2014. Un numero troppo alto per far ricadere l’accoglienza solo sulle spalle italiane.Cosa contate di fare?Oltre all’azione verso la Libia per far calare le partenze, urge rafforzare la cooperazione Ue-Africa e gli accordi per i rimpatri di chi non ha diritto all’asilo. Al momento, il 30% di chi sbarca è composto da migranti economici, non profughi: persone degne, ma che non hanno diritto a permanere e che in tempi rapidi dovrebbero essere riaccompagnati nei Paesi d’origine. Se si riuscirà a farlo, il peso di un terzo delle persone da gestire nella macchina d’accoglienza, che grava sull’Italia, verrà meno.