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Risparmio. In crisi i fondi immobiliari di Poste. Anzaldi: Indaghi pure l'Anac

Eugenio Fatigante e Nicola Pini venerdì 6 gennaio 2017

Diventa un caso il flop dei fondi immobiliari venduti ai piccoli risparmiatori anche attraverso gli uffici delle Poste negli anni precedenti la crisi finanziaria. Il primo dei quattro fondi, Invest Real Security, è arrivato a scadenza lo scorso 31 dicembre. E per chi lo aveva sottoscritto è arrivata la batosta: il rimborso stimato sarà attorno ai 400 euro per ciascuna quota, a fronte di un investimento iniziale di 2.500 euro. Con la caduta dei valori immobiliari dal 2008 in poi il valore della raccolta iniziale, 850 milioni di euro tutti investiti nel settore real estate, è precipitato. Il problema è che si trattava di investimenti ad alto rischio, che non sarebbero dovuti finire, se non dopo una attenta informazione, nel portafoglio di piccoli risparmiatori.

Poste ha anticipato che intende avviare, nel breve termine, "iniziative in favore dei clienti che hanno sottoscritto al tempo il fondo immobiliare IRS, scaduto il 31 dicembre 2016". Una conferma che le cose non sono andate per il verso giusto. L'obiettivo, afferma la società, è "consolidare, ancora una volta, il rapporto storico che l'azienda ha con i cittadini, fondato sulla trasparenza, sulla fiducia e sull'affidabilità". I quattro fondi di risparmio immobiliari (oltre a quello già scaduto, Obelisco, Europa Immobiliare 1, Alpha) sono stati collocati tra il 2002 e il 2005. Tra i canali di vendita anche le migliaia di uffici delle Poste, all'epoca guidate dall'ad Massimo Sarmi. Il Codacons preannuncia azioni risarcitorie a tutela dei piccoli investitori e chiama in causa anche l'attività di vigilanza di Consob e Bankitalia.

E su questa vicenda Michele Anzaldi, deputato Pd della commissione Trasporti (nonché Poste e telecomunicazioni), vuole
aprire un ulteriore fronte. «Non solo vanno sentiti in audizione urgente i vertici dell’azienda come della Consob. Scriverò una lettera al presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, per sensibilizzarlo chiedendogli se è il caso di aprire un’istruttoria.


Cosa teme?

Se è vero che il settore ha avuto una tendenza negativa in questi anni, però è anche vero che da sempre l’edilizia è molto, quasi troppo vicina alla politica. Per questo sarebbe opportuno fugare ogni dubbio sul fatto che non vi siano state operazioni, collegate a questi 4 fondi immobiliari, per favorire una singola azienda o un gruppo di costruttori legati o a un partito o a un personaggio politico. Voglio pensare che questa mia ipotesi si rivelerà priva di fondamento, però è meglio fugare ogni dubbio, altrimenti sarebbe grave. Come sarebbe grave se le autorità di controllo non avessero vigilato. Teniamo presente, d’altronde, che per un politico avvicinare l’azienda Poste è più facile che avvicinare i vertici di qualsiasi banca.

Cosa la colpisce di questo nuovo caso di risparmio tradito?

Siamo davanti a uno scenario inquietante e grave. Fino a tutt’oggi lo sportello postale è stato il "cuore" nei piccoli centri, specie rurali. I piccoli risparmiatori di questa gran parte d’Italia sono stati abituati a fidarsi di un risparmio postale per tradizione poco speculativo e sicuro. È già strano che le Poste abbiano fatto questo tipo di operazioni, basate non a caso su un piccolo investimento di 2.500 euro. Se adesso crolla anche questo "mito" sarebbe una perdita per tutto il Paese, non vorrei che restasse solo la cassetta di sicurezza.