Attualità

La guerra. Draghi vede Conte e Mattarella e va avanti sulle spese militari al 2%

Angelo Picariello mercoledì 30 marzo 2022

Lo scontro nella maggioranza sul decreto Ucraina, in particolare per l’impegno inserito al Senato dell’aumento progressivo delle spese militari, si trasferisce in serata sul Colle più alto. Mario Draghi, finito l’incontro tesissimo con Conte, chiede a Sergio Mattarella di andare a riferire (il capo dello Stato, fra l’altro, è anche presidente del Consiglio supremo di Difesa).

Il premier varca il portone del Quirinale alle 19.45 e si intrattiene per mezz’ora a colloquio. Il capo dello Stato ascolta preoccupato, assicurando pieno sostegno al presidente del Consiglio. Nessun commento, però, di qualsiasi tipo dal Quirinale, per non rendere più complicata una ricucitura. Mentre Palazzo Chigi fa filtrare il contenuto dell’aut aut di Draghi a Conte : l’Italia inten- de rispettare e ribadire con decisione gli impegni Nato sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil. «Non possono essere messi in discussione gli impegni assunti, in un momento così delicato alle porte dell’Europa. Se ciò avvenisse verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza», ha avvertito il premier, al cospetto del suo predecessore, ricordandogli che i piani sono stati concordati nel 2014, e seguiti da tutti, governi Conte compresi, e prevedono entro il 2024 un progressivo aumento degli investimenti.

Anzi, ha annotato con puntiglio Draghi, il bilancio della Difesa nel 2018 era sostanzialmente uguale a quello del 2008, pari a circa 21 miliardi, mentre nel 2021, quando Conte ha lasciato, il bilancio è salito a 24,6 miliardi: un aumento del 17% quindi maturato nei governi Conte, mentre tra il 2021 e il 2022, con il governo Draghi il bilancio della Difesa è salito 'solo' del 5,6%, a 26 miliardi. Da parte sua non emerge solo la determinazione ad andare avanti, ma anche la presa d’atto - se Conte dovesse arrivare a rompere sul decreto Ucraina e sull’aumento delle spese militari che la maggioranza verrebbe meno. Non sarebbe tollerabile - ha detto Draghi a Conte, e l’ha ribadito a Mattarella che un impegno così cruciale, in un momento come questo, possa passare magari con l’aiuto di Fratelli d’Italia che poi avrebbe gioco facile a chiederne il conto, specie se i suoi voti risultassero determinanti. Lo scontro con Conte è avvenuto proprio a conclusione di una giornata in cui l’Italia ha riguadagnato un ruolo sullo scenario internazionale di gestione del conflitto.

Draghi nel pomeriggio aveva avuto una nuova conversazione telefonica con il presidente Usa Joe Biden, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il primo minitro britannico Boris Johnson. I cinque leader hanno ribadito l’importanza di uno stretto coordinamento sull’aiuto «alla popolazione e alle istituzioni ucraine », fanno sapere, in particolare a garanzia dei corridoi umanitari e all’assistenza ai rifugiati. Nel comune impegno di sostenere i negoziati in corso, con l’obiettivo di arrivare al più presto il cessate il fuoco. Al centro del confronto anche la questione energetica, che sta molto a cuore al nostro Paese, ma anche agli Stati Uniti, per ragioni opposte ma con l’obiettivo convergente di ridurre fino a eliminare del tutto la dipendenza energetica dalla Russia. Anche di questi colloqui con i leader ha riferito Draghi a Mattarella. Indicativo, poi, che da parte di Downing Street si sia sentita la necessità, in serata, di rendere noto che, dopo i colloqui in Turchia, «i leader di Regno Unito, Usa, Francia, Germania e Italia hanno messo in guardia contro il rischio di un rilassamento della determinazione occidentale fino a che l’orrore inflitto all’Ucraina non sarà finito».

I passi avanti che si registrano nel negoziato quindi, secondo i 5 leader, non debbono indurre a mollare sugli aiuti, anche militari, all’Ucraina. Certo, l’Italia punta con il gradimento esplicito dell’Ucraina - a entrare a far parte del ristretto numero di Paesi che dovranno farsi garanti di un duraturo cessate il fuoco, ma per arrivarci gli impegni assunti in sede europea e in ambito Nato non possono essere disattesi, e l’Italia non si può tirare indietro, ha ammonito Draghi, se davvero si vuole indurre la Russia, finalmente, a stoppare l’invasione e le distruzioni. Il premier, avvertito Conte e informato Mattarella, ora tira dritto, forte per ora del via libera già venuto dalla Camera al decreto Ucraina e a un ordine del giorno sugli impegni Nato simile a quello adottato ieri in commissione a Palazzo Madama. Ma al Senato, ora, il secondo voto sul provvedimento di sostegno a Kiev mette a serio rischio la tenuta della maggioranza.