Attualità

La testimonianza. Il «Ponte di Brooklyn»: per noi genovesi indispensabile e inquietante

Michela De Leo martedì 14 agosto 2018

Il «Ponte di Brooklin», così i genovesi avevano soprannominato il ponte Morandi (Ansa)

Per noi genovesi era il "Ponte di Brooklyn": lo chiamavamo così un po' per orgoglio, essendo un ponte mastodontico per quello che è il nostro territorio, lungo 1.200 metri, alto 45, con piloni che arrivano a 90, e un po' per autoironia, perché era l'unico collegamento con il ponente a livello autostradale. non ne abbiamo altri.

Chi abita a Genova il Ponte Morandi lo conosce bene: sull'autostrada A10 serve per "andare a ponente", al mare, al terminal traghetti e all'aeroporto. È conosciuto soprattutto dagli abitanti della popolosa Val Polcevera: ci passano sotto affollate e frequentate strade ma anche la ferrovia, molte abitazioni sorgono lì vicino, quasi attaccate. Visto da sotto, il Ponte Morandi ha sempre fatto un po' paura: mastodontico, altissimo. Sempre lì sotto lavora un sacco di gente: qui sorgono molte aziende, tra cui Amiu, Ansaldo, Ikea.

Tutti noi genovesi, appena appresa la notizia, abbiamo pensato che ci sono passato mille volte, per lavoro, per vacanza, per raggiungere l'aeroporto, o per andare a trovare i parenti che stanno dall'altra parte della città, tutti con lo stesso pensiero: "Speriamo non ci sia coda oggi sul ponte, non ci passo volentieri e in tranquillità".

Come ogni volta in cui succedono queste tragedie ci sarà il tempo delle polemiche, delle colpe, delle accuse, delle parole di circostanza, del "io lo avevo detto", del "perché non si è fatto nulla", dell’"eppure si sapeva che prima o poi sarebbe successo". In questo momento però a Genova siamo tutti col magone in gola, increduli, sbigottiti, amareggiati. Ci sentiamo deboli, fragili e impotenti. E mentre i telefonini squillano e riceviamo e inviamo messaggini per rispondere nostri cari e ai nostri amici "io tutto ok, sono a casa", il pensiero va a chi quel messaggino non lo può più né inviare né ricevere.

E non rimane che fare nostre le parole di speranza del cardinale Bagnasco in cui, ricordando la forza e la dignità dimostrate dalla nostra città durante le diverse alluvioni e nella tragedia del crollo della Torre Piloti al Molo Giano, auspica che "Genova si risollevi dal lutto e dal dolore di questo giorno, consolidando la solidarietà, il senso di responsabilità e di impegno concreto, che esprimono la sua anima e di cui in tante circostanze è stata capace". Genova, sii Superba. Ancora una volta!