Attualità

Poste. «Il piano delle Poste minaccia 190 giornali»

Paolo Viana martedì 5 maggio 2015
Consegnare la posta a giorni alterni significherebbe «la morte quasi certa dei giornali quotidiani e settimanali» che «basano il loro rapporto con gli abbonati sulla puntualità del recapito domiciliare ». È il focus della lettera con cui Francesco Zanotti, presidente della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), chiede all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) di essere ascoltato. La Fisc, forte di 190 settimanali distribuiti in tutto il Paese, ha espresso la sua «totale contrarietà» al piano strategico di Poste Italiane e all’ipotesi di riorganizzazione contenuta nella “Consultazione pubblica sull’attuazione di un modello di recapito a giorni alterni degli invii postali rientranti nel servizio universale” indetta dall’Agcom. Nel documento, la Fisc ricorda i già bassi livelli di qualità raggiunti dal servizio di recapito della corrispondenza – che Poste Italiane assicura grazie a un finanziamento pubblico – e bacchetta Agcom per aver definito «trascurabile » l’importanza del recapito dei giornali «se confrontato con le esigenze di sostenibilità del servizio universale perseguite attraverso l’introduzione del modello di recapito a giorni alterni». La Fisc, infatti, sottolinea: «Bisognerebbe chiederlo ai cittadini coinvolti se è un fatto trascurabile», accusando il sistema della consegna a giorni alterni di discriminare i cittadini (penalizzando quelli delle zone periferiche, rurali e montane) e violare la stessa Costituzione. Concetti che il presidente della federazione, Francesco Zanotti, ribadisce in questa intervista.  Presidente, veniamo subito al punto: quanto pesa il canale dell’abbonamento postale nei ricavi dei settimanali diocesani? Proprio in queste settimane stiamo facendo un nuovo sondaggio tra i nostri associati. Ad oggi posso dire che la diffusione dei giornali passa per almeno il 70-80% attraverso il canale di Poste Italiane. E questo grazie ai tanti nostri lettori che sottoscrivono l’abbonamento annuale. Abbonamento che dimostra un fortissimo legame tra lettori e giornale. I nostri giornali sono ancora attesi, ogni settimana. Quando non arrivano con puntua-lità, giungono nelle nostre redazioni tante telefonate per chiedere informazioni e per protestare. Qual è attualmente la qualità della consegna dei settimanali attraverso le Poste? Sono tantissime le proteste che raccolgo in quanto presidente. Il giornale è un lavoro che per compiersi del tutto ha bisogno di una catena di attori, da chi lo pensa e lo edita fino a chi lo distribuisce e lo fa giungere in casa degli abbonati che poi lo leggono e lo sostengono. Se un anello nella catena si interrompe, tutti ne soffrono. Purtroppo il nostro lavoro è così. Ogni settimana è così. Giungere con puntualità nelle case degli abbonati e in edicola costituisce un fatto per noi essenziale. Nelle difficoltà del momento, non poche per la verità, non possiamo aggiungerne di nuove. Qual è la vostra valutazione del piano strategico 20152020 di Poste Italiane? Il servizio delle Poste, abbiamo osservato nel documento consegnato nei giorni scorsi all’Agcom chiedendo l’audizione che ci è stata concessa per il 7 maggio, non può essere valutato per compartimenti stagni. Molti nostri abbonati sono anche titolari di depositi a risparmio e conti correnti con Poste italiane. Scontentarli dal lato della consegna del settimanale locale forse potrebbe avere qualche conseguenza anche su altri piani. E poi i bilanci non si fanno solo con i numeri. C’è anche un bilancio sociale da compilare. E Poste svolge una funzione sociale, anche di presidio del territorio. Chiudere continuamente uffici nei piccoli centri significa impoverire tanta parte d’Italia. Quella stessa Italia a cui noi da oltre un secolo diamo voce. Veniamo alla consegna a giorni alterni, perché vi danneggia? Già oggi i nostri giornali vengono consegnati a singhiozzo, anche se per legge sono stati equiparati ai quotidiani: i settimanali con oltre 16 pagine devono essere consegnati il giorno dopo il ricevimento. Fu una nostra conquista di qualche anno fa, quando si fece la battaglia sulle tariffe postali. Una conquista non da poco. Se per legge i giornali verranno consegnati a singhiozzo, che succederà? Almeno oggi possiamo lamentarci della mancata consegna. Domani non avremo nemmeno più la possibilità di chiedere maggiore zelo nella cura dei nostri settimanali. Cosa direte all’Agcom? Esprimeremo la nostra più totale contrarietà alla consegna a giorni alterni. Avremo poco altro da aggiungere. E diremo la stessa cosa al Governo, il 12 maggio, quando sarà finalmente convocato il tavolo per l’editoria, dopo il rinvio della riunione del 28 aprile. Per certi versi, certamente per noi e anche per Avvenire, la consegna a giorni alterni è quasi peggio del taglio dei contributi all’editoria. Qui si aggiunge una mazzata a un’altra mazzata che va avanti da anni. I fatti dimostrano che qualcuno vuole la nostra morte. Di recente, in apertura del nostro convegno nazionale all’Aquila il 16 aprile scorso, ho parlato di 'massacro'. Crede che esista un fronte del no? So che tanti Comuni si stanno muovendo con noi. Con Avvenire le battaglie sono fatte insieme da anni. Speriamo si muova anche la gente dal basso, a fare sentire la propria contrarietà. Noi abbiamo parlato di discriminazione fra cittadini di serie A e di serie B: un fatto inammissibile alla luce della nostra Costituzione. Verrebbero penalizzati cittadini che già soffrono una certa marginalità. Un evento per noi gravissimo. Impensabile. Questa strategia industriale di Poste Italiane è alternativa al modello culturale e sociale che la stampa diocesana rappresenta e difende? A quanto si vede, purtroppo, sì. Anche se va detto che – localmente – tanti operatori postali fanno di tutto, grazie alla loro buona volontà, per aiutarci e diffondere i nostri giornali ogni settimana. Noi basiamo tutto il nostro lavoro sulla condivisione, su un tessuto sociale fatto di relazioni, di sguardi, di volti, di persone in carne ed ossa. Chi fa i bilanci solo sulla carta non vede le conseguenze del suo agire e chiama i tagli 'razionalizzazioni'. Che poi dietro a questi termini ci siano 'persone' a molti pare non interessare. Per noi non è così e non lo sarà mai. Speriamo che qualcuno comprenda i nostri ragionamenti. Ribadisco: finché avremo voce, diremo le nostre ragioni.