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Referendum, perché No. Palmieri: «È la tassa pagata dai dem all'antipolitica grillina»

Angelo Picariello venerdì 11 settembre 2020

Antonio Palmieri

Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia, perché il taglio dei parlamentari non va bene?
Perché da un lato è la scadente eredità del precedente governo e dall'altro è la prova d'amore chiesta dai Cinque stelle e concessa dal Pd e dal resto della sinistra per far nascere il governo Conte bis. È la tassa pagata all'antipolitica pentastellata, prima dalla Lega, ora dalla sinistra.

Eppure ricalca, nella sua misura, quello previsto da varie commissioni bicamerali del passato.
Il taglio da solo non è una riforma. Nei due tentativi precedenti, la riforma Berlusconi del 2005 e quella di Renzi nel 2016, il taglio dei parlamentari era la ciliegina sulla torta della riforma della seconda parte della Costituzione: fine del bicameralismo perfetto, riforma delle competenze divise tra Stato e Regioni, elezione del Presidente della Repubblica, poteri del premier... Così invece crea nuovi problemi di funzionamento del Parlamento perché non cambia né l'architettura parlamentare (bicameralismo perfetto), né i processi (regolamenti). I 200 senatori avranno troppe cose da fare e saranno troppo pochi per farle. Inoltre, avere il 36% di parlamentari in meno diminuirà la possibilità di un rapporto parlamentare/cittadino. Intere regioni non avranno senatori di opposizione. Il tutto per un risparmio di 95 centesimi l'anno a testa: una tazzina di caffè.

Forza Italia, però, ha avuto un atteggiamento un po' ondivago.
Ha votato a favore - io no - "in omaggio" alla riforma del governo Berlusconi del 2005, bocciata poi dal referendum, che prevedeva il taglio di 175 parlamentari. Tuttavia, con l'astensione al Senato al terzo passaggio, proprio Forza Italia ha consentito di mettere in moto il meccanismo che ha portato al referendum popolare. Un grande merito!

E come spiega la virata finale di Berlusconi?
Si è reso conto del danno che si sta facendo alla democrazia rappresentativa e ha detto che «questa cattiva riforma non risolve i problemi del Paese». Con saggezza ha lasciato libertà di coscienza, "liberando" così molti colleghi, quasi tutti, che possono fare apertamente campagna per il No. La stanno facendo quasi tutti.

Quasi l'intera Camera ha votato il taglio nell'ultimo passaggio.
Ma solo perché era nell'accordo di programma del Conte bis. La sinistra ha votato sotto ricatto politico. Ma ora il No cresce. Ciascuno, leader a parte, si è ripreso la propria libertà di giudizio e di azione politica.

Zingaretti promette che le necessarie riforme costituzionali ci saranno e pure una nuova legge elettorale.
Chi può credere che questa maggioranza divisa su tutto possa varare una sola delle riforme indicate dal collega Ceccanti e indispensabili per evitare i danni prodotti dal taglio? Chi può ritenere sensato che sia una legge ordinaria (la legge elettorale, sempre modificabile) a rendere democratica e funzionante una riforma costituzionale? Il Parlamento viene sforbiciato non per raggiungere «una migliore organizzazione dei lavori», che non ci sarà, ma per delegittimarlo, in attesa della democrazia diretta a Cinque Stelle. È inaccettabile. Non voglio che il Parlamento venga sostituito dalla piattaforma Rousseau.

Chi vincerà, secondo lei?
Se vince il Sì, l'unico vincitore sarà Di Maio. Zingaretti avrà fatto il portatore d'acqua ai Cinque Stelle. Salvini e Meloni lo stesso. Da quello che vedo, però, moltissimi loro elettori hanno capito la posta in palio.