Attualità

Le storie di Rebibbia. Rebibbia, il diploma dietro le sbarre promuove il riscatto

Pino Ciociola, testi e video giovedì 16 aprile 2015
Non ce la fanno a resistere. Se un istante prima era stata solenne la stretta di mano con chi ha consegnato loro quel 'diploma', poi si girano e alzano le braccia, sbandierando patentino e orgoglio. Godendosi l’applauso nella biblioteca di Rebibbia, carcere romano. Quaranta detenuti che qui dentro hanno frequentato un corso di formazione, studiato, fatto esercitazioni e infine superato l’esame per diventare 'Frigorista di prima categoria'. Corso finanziato dal Rotary e realizzato con la collaborazione della Formazione di Confindustria e dell’Istituto italiano marchio di qualità. Mauro Mariani, direttore di Rebibbia, lo spiega in una frase: «È la prima volta che in un carcere si svolge un ciclo di formazione di questo livello».  L’idea era venuta a Giovanni Rosati quando  ha riletto «il passo del Vangelo che dice 'ero in carcere e mi siete venuti a visitare'». Il momento più emozionante del corso? «Alla fine – dice Rosati, ideatore e curatore del progetto –. Quando tutti hanno raggiunto l’obiettivo e si sono sentiti trattati come persone». E ci sarà un altro corso? «Sì, spero di sì. Se troverò i soldi». 
La cerimonia di consegna è stata una festa: «Già all’inizio siamo entrati subito in sintonia con chi ci insegnava – racconta Giuseppe Atzei, detenuto a Rebibbia –, sembrava proprio di stare fra colleghi a fare un corso di formazione, non di essere qui dentro...». Alcuni di loro «si occuperanno da subito degli impianti di refrigerazione del carcere», fa sapere il direttore Mariani. Altri, quando usciranno, quando avranno saldato il conto presentatogli dai loro errori, avranno un’opportunità di lavoro. E c’è qualcosa che andava incontrata (e imparata) oltre le stesse nozioni del corso: «Si può cambiare – spiega sorridendo Eurialo Bernoli, che, per l’'Istituto italiano marchio di qualità' ha presieduto la commissione d’esame –. Effetti-vamente è possibile apprendere un mestiere e soprattutto progettare una vita anche da qui dentro». Ogni giorno, fra quelli che sono stati necessari a percorrere la strada per diventare frigorista, «per loro è stato un giorno nuovo», spiega Maria Francesca Battisti, pedagogista e responsabile del progetto: «per imparare e poter acquisire sempre più competenza nel settore». Anche Marco Fagiolo è detenuto a Rebibbia. Ha già pubblicato un paio di romanzi, che sono andati niente male, e qui qualcuno lo ha soprannominato addirittura 'il poeta'. Com’è possibile che uno scrittore abbia fatto un corso da frigorista? «Beh, ho imparato a cogliere nella vita tutte le occasioni possibili – dice –. Specie quando non si ha niente e bisogna attaccarsi a tutto. Ma facendolo sempre con molta umiltà e soprattutto grande serietà».