Attualità

Governo. Nessuna maggioranza, il Quirinale: lunedì nuove consultazioni

Angelo Picariello giovedì 3 maggio 2018

Nuove consultazioni lunedì prossimo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per verificare se i partiti propongano altre prospettive di maggioranza di governo. A distanza di due mesi, si rende noto oggi al Quirinale, le posizioni di partenza dei partiti sono rimaste immutate. Non è emersa alcuna prospettiva di maggioranza di governo. Nei giorni scorsi è tramontata anche la possibilità di un'intesa tra il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico. Il capo dello Stato svolgerà nuove consultazioni in un'unica giornata, quella di lunedì, per verificare se i partiti propongano altre prospettive di maggioranza di governo.

Sergio Mattarella, quindi, è al lavoro per uscire dal pantano. Un tentativo estremo, il suo, per evitare di far scattare le clausole di salvaguardia della Ue, con l’aumento dell’Iva e delle accise, e di scongiurare l’esercizio provvisorio. Rischio, quest’ultimo, per niente astratto, ora che la finestra del ritorno al voto a giugno si va scongiurando, ma non si utilizza questo tempo in più che il Quirinale concede per aprire una prospettiva di governo.

La prossima finestra per tornare alle urne sarebbe fine settembre, con la prospettiva da brivido di Camere non ancora insediate nella fase in cui va votata una legge di Bilancio molto complicata. Mattarella rispettando i tempi che si era dato aspetterà oggi le conclusioni della Direzione del Pd, consapevole che (come nello schema folle di questo inizio legislatura) la ragione per cui è stata convocata, ossia un’alleanza con il M5s, è già superata e al suo posto non è stata individuata una prospettiva alternativa. Poi tutte le ragioni di preoccupazione saranno poste in maniera ultimativa all’attenzione delle forze politiche per un nuovo giro di consultazioni, forse già domani.

Matteo Salvini ieri ha rilanciato la possibilità che chieda il pre-incarico, ma se ufficializzerà tale richiesta a Mattarella riceverà in replica una contro-richiesta circa l’esistenza o meno di novità, dato che un governo a guida leghista era stato già 'esplorato' senza esito dalla presidente del Senato Alberti Casellati.

In subordine c’è l’ipotesi Giancarlo Giorgetti, ma anche su questa carta di riserva ci sarebbe da verificare l’eventuale interesse del Pd. I dem sembrano infatti orientati a dire no, oggi, a governi Salvini e Di Maio, quasi a lasciare un mezzo spiraglio a ipotesi di mediazione su altri nomi. Quindi, vista la virata del M5s - dopo le imbarcate in Molise e Friuli ormai contrario a ogni ipotesi di alleanza fosse pure camuffata dalla parola contratto, ogni residua possibilità per un governo politico è legata a una 'tregua' fra Pd e Lega, inutile dire - anche questa - molto improbabile.

Nel nuovo giro di consultazioni Mattarella si dirà quindi già pronto a mettere in campo una soluzione ponte, avvertendo i partiti che non c’è davvero più tempo da perdere. Le soluzioni possibili sono di due tipi, o quella 'istituzionale', di un incarico alla presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati (che potrebbe tentare di mettere d’accordo Lega e Pd), o quella 'di garanzia', per la quale l’ipotesi più naturale sarebbe il presidente della Consulta Giorgio Lattanzi quale garante - appunto - di un corretto ritorno alle urne, favorendo magari il varo di una legge elettorale costituzionalmente compatibile. L’ipotesi da brivido del voto a settembre sarebbe invece conseguenza di un incarico che non andasse a buon fine, con un governo che, dopo aver giurato, entrerebbe in carica solo per gli affari correnti. Senza fiducia, in ogni caso, è meglio che si insedi un governo 'di garanzia' che uno di parte, è il ragionamento che si fa al Quirinale. Nella consapevolezza che ogni tentativo va fatto per non arrivare a questo. E, finito il giro di consultazioni, Mattarella è già pronto a indirizzare un estremo appello ai partiti, da rendere pubblico per inchiodare tutti alle loro responsabilità: è l’ultimo governo possibile - spiegherà il capo dello Stato - per non far precipitare il Paese nel baratro.