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Migranti. Il bimbo ferito dimenticato sull'Alan Kurdi. E Open Arms salva 52 persone

Redazioni Interni e Internet giovedì 1 agosto 2019

Allarmi inascoltati, emergenze che continuano, mondi che non si parlano. Sembra un film già visto, purtroppo, l’ultimo caso di salvataggio dell’Alan Kurdi, avvenuto ieri ad opera della Ong tedesca Sea Eye: 40 migranti salvati mentre si trovavano su un gommone alla deriva al largo della Libia e che ora si trovano a sud di Lampedusa. Tra di essi, è notizia di questa mattina, c’è anche un un bimbo di tre anni con una ferita di 10 centimetri sulla spalla causata da un'arma da fuoco. La prova di terribili sofferenze patite nei Paesi d’origine e, forse, nel percorso drammatico che li ha condotti in mare, verso l’Europa.

Nel frattempo altri 52 migranti sono stati salvati da Open Arms al largo della Libia: si tratta di 34 uomini, 16 donne e due bambini. "Stavano affondando, l'acqua stava entrando nel gommone, ma siamo arrivati in tempo - ha twittato il fondatore della Ong catalana Oscar Camps - Sono al sicuro e ora abbiamo bisogno di un porto sicuro". Ovviamente non in Libia. Il natante è stato soccorso a 70 miglia dalle coste libiche, in acque internazionali.

Ma torniamo alla Alan Kurdi: la capo missione Barbara Held ha spiegato che molti hanno raccontato di "terribili esperienze" passate in Libia. I bambini a bordo sono tre, due le donne, di cui una incinta. "Stiamo andando - ha spiegato Held - a Lampedusa e spero che troveremo un porto sicuro che definitivamente non è in Libia. La gente soccorsa ci ha detto che prima di tornare in Libia preferirebbero affogare in mare. Non lasceremo che ciò accada".

L’appello è destinato a restare inascoltato. Basta leggere il messaggio scritto ieri sera su Twitter dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “La nave Alan Kurdi ha rifiutato il porto di Tripoli assegnatole dalla Guardia Costiera libica… Ci risiamo”. A nulla, evidentemente, sono valse le prese di posizione nello stesso governo di ministri di peso come Enzo Moavero Milanesi, titolare degli Esteri, che hanno ricordato come Tripoli non sia affatto un porto sicuro. Tutto fermo, ancora. Un’altra impasse, sulla pelle dei migranti. GUARDA IL VIDEO

Intanto Roma chiama La Valletta. "L'Italia chiede a Malta di intervenire per la Alan Kurdi anche se la nave è di fronte a Lampedusa e Malta è distante 20 ore di navigazione". Lo dice Sea Eye in un tweet postando il messaggio inviato dal Centro di coordinamento marittimo della Guardia costiera italiana alle autorità maltesi. "La bizzarra vita quotidiana nel Mediterraneo", commenta ironicamente la ong tedesca, aggiungendo che "un'insopportabile disputa viene combattuta sulle spalle dei rifugiati". Nel messaggio la Guardia costiera segnala che la Alan Kurdi si trova in area Sar maltese ed invita le autorità dell'isola a "valutare ed agire per ogni possibile caso medico".