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La storia. L'ex detenuto si inventa il “41-bus”: «Così porterò i parenti in carcere»

Redazione Interni lunedì 2 maggio 2022

Uscire dal carcere con la voglia di fare del bene. O meglio, di farlo per chi si è lasciato indietro, per rendere più dignitosa la vita dei detenuti e delle loro famiglie. È quello che sta provando a fare Bruno Palamara, un ragazzo che “dentro” c'è stato per quattro anni. Ha giurato a se stesso che, una volta uscito, non ci sarebbe mai più tornato e che avrebbe fatto qualcosa di importante per agevolare gli incontri tra i detenuti e i loro affetti, per la maggior parte donne e bambini, resi difficili dalla burocrazia e dai viaggi faticosi che spesso devono affrontare. Così è nata l'idea del “41 bus”, un servizio di trasporto pensato per i parenti che ha l'ambizione di andare anche oltre, diventando un punto di riferimento per una comunità di persone che non ne ha.


«Di cosa si parla in carcere? Di libertà, ma più di tutto di quando e come si rivedranno i propri familiari». L'iniziativa, così, prevede di ricavare il 5-6% di commissioni sulle tratte dei trasporti grazie ad accordi con le piattaforme di vendita dei biglietti online e di ottenere dal 20% al 60% di ritorno su pulmann di proprietà o in leasing. «Quando Palamara è uscito dal carcere ha esposto la sua idea a uno studio che sviluppa idee imprenditoriali e loro sono rimasti molto sorpresi per le potenzialità del progetto ma a anche per l'inattesa puntualità delle valutazioni che aveva già fatto Bruno. Le difficoltà non lo hanno scoraggiato, la realizzazione di questo sogno per lui era un obbiettivo irrinunciabile, necessario a dare un senso agli anni in carcere. Questa ostinata determinazione è il lato più romantico di questa storia» racconta Beatrice Saldarini, la sua legale, che ha comunicato anche alle istituzioni il lancio di “41 bus”.

C'è anche un aspetto che Palamara, che ha 23 anni, definisce di “leggerezza”: «Il nostro motto è “Andare in carcere non è mai stato così facile” e anche il nome, “41 bus”, rientra in questa filosofia, con una vocale che fa tutta la differenza del mondo. Il carcere è già un luogo pieno di angoscia, vogliamo provare a sdrammatizzare. L'idea è diventare un luogo di accoglienza per chi non ha voce, quei familiari che vivono in un senso di abbandono a cui, in futuro, vorremmo anche offrire la possibilità di un aiuto psicologico». Il giovane riflette sul fatto che «spesso gli istituti di pena sono fuori dai centri abitati e raggiungerli è complicato. Pensiamo a chi deve raggiungere Opera dalla stazione Centrale. Spesso prende un taxi che, tra andata e ritorno, può costare sui 100 euro. In tanti scelgono di andare a piedi, li si vede carichi di pacchi fuori dal carcere dopo un lungo pellegrinaggio. Altrimenti, come indicato sul sito del ministero della Giustizia, deve fare 9 fermate di metro, prendere un tram per dieci fermate e poi un altro bus con sette fermate».

Col sito del “41 bus”, che sarà online nel giro di un paio di settimane, si offre la possibilità di iscriversi al colloquio con un link che rimanda a quelli ufficiali dell'amministrazione penitenziaria, di prenotare un treno o un aereo per Malpensa o per la stazione Centrale «e poi mettiamo a disposizione una navetta, a prezzo modico, che ti accompagna a Opera o Voghera, dove io sono stato recluso, le prime carceri da cui parte la sperimentazione».