Attualità

Il racconto. I nove anni che hanno cambiato la Val Susa

Bruno Andolfatto giovedì 18 dicembre 2014
È un movimento composito, quello No Tav, che mescola alla componente 'istituzionale', quella 'moderata' e quella 'radicale' che teorizza e giustifica azioni di sabotaggio ai cantieri, come quella avvenuta nel maggio 2013 a Chiomonte. Azioni che, da tempo, sono oggetto di indagini e procedimenti giudiziari. Il 'no', anche se ridimensionato rispetto agli anni ruggenti della protesta, sembra comunque ancora dominare la scena di una valle che, peraltro, è affamata di lavoro e soffre (come il resto dello Stivale) gli effetti di una crisi economica e occupazionale senza precedenti. In ogni caso, Sì Tav o No Tav, i lavori dell’Alta velocità inizieranno nei primi mesi del 2015. Si comincerà nel cuore della montagna, in Francia, dalla discenderia di St. Martin La Porte. Sempre sul lato francese gli scavi interesseranno St. Jean de Mauriene. Mentre in Italia, il fronte è cambiato, e sarà a Chiomonte in direzione Susa, per evitare altre tensioni. Di acqua ne è passata tanta sotto i ponti della Dora da quell’8 dicembre 2005. Allora la protesta valsusina contro l’Alta velocità si guadagnò l’attenzione dei mass media, andando a riprendersi i terreni sgomberati a Venaus dalla forza pubblica per il primo cantiere Tav in valle, quello della galleria geognostica, opera propedeutica allo scavo del tunnel ferroviario di 57 chilometri tra Italia e Francia. Ovviamente non mancarono gli scontri fisici con le forze dell’ordine e tutto ciò suggerì al governo, allora guidato da Berlusconi, di riconsiderare l’intera questione, fino a gettare i vecchi progetti nel cestino, con la nomina di un tavolo politico e di un Osservatorio Tecnico guidato da Mario Virano. Si aprì una lunga fase di studio sui flussi di traffico e sui diversi tracciati. Nel 2008 la svolta, con una nuova ipotesi progettuale. Conferma del megatunnel tra di 57 chilometri tra Italia e Francia tra Susa e a St.Jean de Maurienne, attraversamento della valle su aree già compromesse, realizzazione di due stazioni internazionali, una a Susa, l’altra a St. Jean de Maurienne. Qualche tempo dopo l’Osservatorio partorisce la versione low cost della linea e cancella il tunnel di 14 chilometri previsto lungo la valle di Susa e l’interconnessione in bassa valle. La linea nuova, dopo il tunnel, coincide dunque con la 'linea storica', lungo tutto il corridoio valsusino. E il tunnel geognostico? È previsto, ma viene spostato da Venaus a Chiomonte. Le modifiche non bastano a placare l’ira dei No Tav, mentre tra i sindaci affiorano le prime differenze. Antonio Ferrentino, già presidente della Comunità Montana, sindaco di Sant’Antonino e oggi consigliere regionale Pd, si smarca dalle posizioni oltranziste che, viceversa, vengono sposate da Sandro Plano, anche lui del Pd, tornato primo cittadino di Susa la primavera scorsa. Lo stesso Plano che, nelle vesti di presidente dell’Unione Montana dei Comuni, oggi guida la parte 'istituzionale' dei No Tav. Poi c’è il capitolo 'compensazioni'. Il progetto di sviluppo per i territori interessati dalla Torino-Lione prevede cifre da capogiro: 142 milioni di euro solo per la tratta internazionale, pari al 5% del costo dell’opera, da destinare a progetti da attuare nei 15 anni di cantiere.