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Coronavirus. Green pass sul lavoro dal 15. Tamponi, distanze e multe: le nuove regole

Fulvio Fulvi lunedì 11 ottobre 2021

Il green pass

Quella che si apre oggi è una settimana cruciale per uscire dal tunnel della pandemia. Con la campagna vaccinale quasi al culmine (almeno nella prima fase) e il conseguente calo di contagi e ricoveri, si cominciano ad allentare limitazioni e divieti che hanno condizionato sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria la vita sociale degli italiani. E già domani arriva la prima svolta con l’entrata in vigore del decreto sulle riaperture al 100% della capienza dei luoghi della cultura dove i contagi sono meno diffusi. Poi, venerdì, Green pass obbligatorio sul posto di lavoro, come previsto dal Dpcm 127 varato dal Consiglio dei ministri il 21 settembre. Ma ecco le nuove regole, tra certezze e perplessità.

L’aumento delle capienze. Il decreto approvato giovedì scorso prevede che musei, cinema e teatri possano essere occupati al 100% della capienza in zona bianca e al 50% in zona gialla. L’accesso è consentito solo con Green pass. Per gli impianti sportivi la capienza permessa è al 75% di quella massima autorizzata se all’aperto e al 60% al chiuso (come i palazzetti dello sport). Anche in questo caso è necessario esibire la certificazione vaccinale. Per discoteche e locali da ballo le quote occupabili sono al 75% all’aperto e il 50% al chiuso.

Green pass. Dal 15 ottobre il certificato verde diventa obbligatorio per lavorare, sia nel settore pubblico che nel privato. Ma in base alle stime del governo, il 15% circa di dipendenti non risulterebbe ancora vaccinato e questo potrebbe determinare blocchi delle attività e, alla lunga, persino licenziamenti. Associazioni imprenditoriali, consulenti del lavoro e medici competenti durante le audizioni in Senato hanno segnalato diverse criticità legate all’applicazione delle nuove norme e sollecitano cambiamenti al decreto che introduce il Green pass la cui conversione in legge deve avvenire entro il 20 novembre. Mercoledì si riunisce la conferenza delle Regioni che potrà dare indicazioni su eventuali emendamenti da presentare in parlamento per riorganizzare il sistema delle certificazioni vaccinali. Problema: il datore di lavoro non può conservare i dati personali del lavoratore, compresa la scadenza del certificato vaccinale, e quindi deve esercitare un controllo quotidiano. Incombenza, però, non sempre facile. E, intanto, i governatori del Veneto Luca Zaia e del Friuli, Massimiliano Fedriga, chiedono modifiche al sistema e ai tempi di validità dei tamponi (portando anche i rapidi a 72 ore) perché altrimenti «si rischia il caos nelle aziende».

L’alternativa dei tamponi. Chi non è in possesso del Green pass, e quindi non è vaccinato, può “rimediare” presentando all’ingresso dell’azienda per cui lavora l’esito negativo di un tampone, la cui validità è di 48 ore per gli antigenici rapidi e 72 ore per i molecolari. Ma per effettuarli dovrà sostenere una spesa di 200 euro circa al mese. Diverse imprese, in particolare le più piccole, stanno pensando di pagare al dipendente i test per evitare che si assenti compromettendo così i piani di produzione (difficile trovare in tempi brevi un sostituto, soprattutto se operaio specializzato).

Multe e responsabilità. Se un datore di lavoro scopre un dipendente senza carta verde deve fare una segnalazione alla prefettura e sospendere il lavoratore senza pagargli lo stipendio, comminandogli una sanzione pecuniaria che va da 600 a 1.500 euro. Svolgendo così la parte del pubblico ufficiale. L’ingresso abusivo senza Green pass può portare a sanzioni disciplinari gravi, che non escludono il licenziamento.

Il nodo dello smart working. Chi lavora da casa non dovrebbe, in teoria, avere bisogno del Green pass. Ma nel decreto non è specificato. Inoltre, la prestazione d’opera a distanza non è sempre possibile. Potrebbe essere però, in alcuni casi, una soluzione. Finiscono di lavorare dal proprio domicilio, invece, dal 15 ottobre, i dipendenti statali: il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta in proposito ha affermato che il ritorno in presenza nella Pa porterà a un ulteriore aumento del Pil, «fino al 6,3%», cioè superiore a quello previsto dagli esperti. «Per la grande distribuzione, i ristoranti, il terziario urbano, ci aspettiamo un boom dentro il boom» ha precisato il ministro-economista.

I controlli impossibili. Resta aperta la questione dei lavoratori autonomi come i tassisti, gli idraulici, e gli stessi titolari d’impresa. Chi li controlla e come? I clienti? E le multe chi le dovrebbe accertare?