Attualità

Ius culturae. Grasso: il sì alla cittadinanza rende forte l'Italia

Matteo Marcelli giovedì 20 luglio 2017

Il presidente del Senato Pietro Grasso durante la cerimonia del ventaglio della stampa parlamentare (Fotogramma)

Senza dubbio, c’è una «prospettiva morale e culturale» che spinge volontari, associazioni umanitarie e forze dell’ordine a soccorrere i migranti in mare. Ma, a scanso d’equivoci, è bene ricordare che accogliere i rifugiati e salvare vite umane «non è un atto di buon cuore», piuttosto «un dovere giuridico sancito dalla nostra Costituzione e dai trattati internazionali».

È la cerimonia del Ventaglio di ieri a palazzo Giustiniani a offrire al presidente del Senato l’occasione giusta per ribadire un concetto ancora poco chiaro a una larga parte dell’opinione pubblica e della politica italiana. Per Pietro Grasso non si tratta di un esercizio retorico né di mettere i puntini sulle i, bensì di «uno sforzo dialettico essenziale proprio nel momento di maggiore crisi della politica, delle idee e della comunicazione». Un momento in cui la paura del diverso e la cultura imperante dello scarto impedisce perfino di approvare un provvedimento, lo Ius culturae, che invece servirebbe «a rendere il nostro Paese più forte e sicuro», perché «chi è escluso dalla vita comune, chi non esercita i diritti e i doveri di cittadinanza, ed è rinchiuso nelle periferie esistenziali delle nostre città è più debole e quindi più vulnerabile all’illegalità».

Per la seconda carica dello Stato «cedere sui valori sui quali si fonda la nostra cultura democratica significa dare avvio a una spirale negativa sempre più difficile da fermare». Una realtà certificata «dal dato per cui più del 50% dei comuni non contribuisce all’attuazione del piano di accoglienza diffusa, l’unica che possa garantire maggiore tranquillità e sicurezza per i cittadini».

Calcoli politici di amministratori territoriali, insomma, rischiano di alimentare l’odio e spesso sono proprio sindaci e consiglieri comunali a offrire un terreno fertile a questi fenomeni: «Soffiare sulla paura e cavalcare il disagio - ha continuato Grasso - espone la nostra comunità a un progressivo indebolimento. La paura è un sentimento legittimo, cui la politica deve prestare ascolto e attenzione: i partiti, i movimenti e i loro leader devono riappropriarsi del compito di accompagnare i cittadini, ascoltandone gli umori senza subirli, e di mostrare loro una visione complessiva dei problemi senza accettare le lusinghe di un facile quanto effimero consenso».

La responsabilità, però, risiede anche nelle istituzioni Europee: «La politica, soprattutto a livello europeo, deve abbandonare i tatticismi che si consumano drammaticamente sul dolore di chi fugge e ragionare in termini strategici e complessivi». Un chiaro segnale di allineamento alle istanze avanzate dal ministro dell’Interno, Marco Minniti: «Bisogna assolutamente rifiutare la logica dell’emergenza e impegnarsi pazientemente nel sostegno ai Paesi dove oggi non esistono diritti, stabilità politica, possibilità di sviluppo. Credo che il Governo, con l’opera del presidente Gentiloni e del ministro Minniti, stia facendo un importante lavoro che deve essere sostenuto e incoraggiato da tutte le forze politiche».