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L'INTERVISTA. Gotti Tedeschi: «Risparmio e Pmi, sosteniamo i nostri tesori»

Gianni Cardinale martedì 30 agosto 2011
«Non è vero che la crisi economica è dovuta al fatto che siamo troppi sulla terra. È esattamente il contrario». Il professor Ettore Gotti Tedeschi, presidente del Consiglio di sovrintendenza dello Ior, non vuole entrare in polemica con chi sostiene il contrario (è successo ieri su un quotidiano milanese) ma non fa un passo indietro rispetto a quello che va dicendo e scrivendo da tempo. «La crisi economica – ribadisce ad Avvenire – è dovuta al fatto che i Paesi ricchi del mondo occidentale da trent’anni non fanno più figli e non crescono. Quelli che sono cresciuti sono gli altri Paesi, i cosiddetti emergenti, che prima erano poveri e ora sono diventati ricchi. Basti pensare alla stessa Cina». Per fortuna, aggiunge Gotti Tedeschi «negli ultimi tempi anche importanti economisti, come Giavazzi e Alesina, hanno cominciato a riconoscere che l’impatto del crollo delle nascite nel mondo occidentale ha creato un sistema negativo per la crescita economica».Professore, perché è il crollo demografico a creare crisi economica e non invece il contrario?Se la popolazione resta uguale per un periodo così lungo, cambia la struttura sociale di essa. Aumentano le persone anziane che andando in pensione escono dal ciclo della produzione e entrano in quello del costo. L’effetto economico è che aumentano i costi fissi della struttura sociale, aumenta la spesa pubblica. E per compensare questo incremento si aumentano le tasse. Dal 1975 ad oggi in Italia il peso delle imposte sul Pil è raddoppiato. E questo provoca minore disponibilità di reddito per fare investimenti da parte delle imprese e minore disponibilità a risparmiare e consumare da parte delle famiglie. E così accade che la maggiore difficoltà a creare famiglie perché i redditi sono scarsi è dovuto paradossalmente al fatto che non si sono fatte famiglie e figli negli ultimi trent’anni. Cioè oggi si fa fatica ad avere il coraggio di sposarsi e di fare figli perché per trent’anni non si sono fatti figli, quindi non si è mantenuto quel ciclo virtuoso di crescita del sistema economico, facendolo inceppare.Invece che seguire questo "ciclo virtuoso" cosa è successo?Si è fatto crescere il Pil a debito, facendo consumare di più le persone. Con maggior tecnologia, maggior produttività, con delocalizzazione, e facendoli indebitare. Nel 1975 il tasso di risparmio sul reddito prodotto in Italia era il 27/28%, oggi è sotto il 5%. In questi ultimi fatidici trent’anni, per far consumare di più e quindi far crescere il Pil, non solo abbiamo creato una situazione di indebitamento, ma abbiamo provocato un crollo del tasso di accumulazione.E quindi ora cosa si può fare?Innanzitutto è bene sapere quello che non si deve fare.Cioè?In una situazione come questa di crisi economica, di crisi di produzione e di consumi, di rischio di disoccupazione, un Paese deve domandarsi: quali sono le risorse che ho a disposizione per crescere per sostenere l’occupazione? Questo è diverso da Paese a Paese.Parlando dell’Italia?Il nostro Paese ha due vantaggi: le medie imprese e il risparmio degli italiani. Conseguentemente se io faccio un imposta patrimoniale, sottraggo alle imprese la risorsa indispensabile per crescere che è il risparmio investito. È quindi essenziale sostenere lo sviluppo. Perché l’assorbimento del debito pubblico, soprattutto se è alto, in una situazione di crisi si effettua esclusivamente attraverso lo sviluppo. Quindi se vado a usare una risorsa importante come il risparmio o i redditi per diminuire il debito pubblico, permetto soltanto di aumentare la spesa pubblica.Questo è quello che non si deve fare. E invece cos’è che si può fare?In questo momento si deve convogliare quanto più possibile di risparmio verso il rafforzamento competitivo delle nostre imprese che creino crescita, occupazione e ricchezza tassabile, giustamente tassabile.E come?La mia proposta è che l’equivalente di quella che dovrebbe essere un’imposta patrimoniale, venga prelevata, attraverso un fondo che può essere gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, per investirlo in cinquantamila medie imprese italiane - proposte dalle associazioni industriali - attraverso il sistema bancario italiano con un prestito obbligazionario convertibile in azioni a dieci anni. Così, in una fase difficile in cui l’unico modo per assorbire la crisi economica è far crescere il sistema industriale italiano, utilizzeremmo proprio la risorsa più importante che abbiamo in Italia per far crescere l’economia.