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LE NORME SUL GIOCO. Il sindaco di Vicenza: è emergenza. C'è chi rinuncia al cibo per giocare

Paolo Viana giovedì 30 agosto 2012
​«Pecunia non olet». Achille Variati è un tipo pragmatico. Il sindaco Pd di Vicenza sostiene che il decreto di Balduzzi è solo una "toppa" sul problema della ludopatia ma lo sostiene perché limita l’apertura di nuove sale da gioco e rafforza la posizione del Comune veneto, che tra alcuni giorni difenderà il regolamento urbanistico anti-azzardo davanti al Tar. Però Variati è anche un vicentino schietto e nel corso dell’intervista te lo dice: «Il governo non dovrebbe lasciare solo Balduzzi in questa battaglia, altrimenti sembra che la priorità sia solo quella di fare cassa». Pecunia non olet, appunto.Ha capito perché il decreto si era arenato?Francamente no, non mi è chiaro se fosse un problema di copertura economica o se il governo sia diviso su questa scelta etica, di fronte alla quale un esecutivo di alto profilo non dovrebbe avere esitazioni né lasciare Balduzzi solo a difendere i più deboli dal vizio del gioco. Diversamente, si potrebbe ipotizzare che non si vuol rinunciare ai tributi prodotti da questa "industria".Qual è il suo peso a Vicenza?Non diverso da altre città. Ma quando vedo la mia gente rinunciare al cibo per comprare un gratta e vinci mi devo muovere. Qui chiudono i negozi eppure tra vecchie e nuove sale da gioco siamo a quota 24.Cosa può fare un Sindaco?L’autorizzazione per l’apertura di questi esercizi spetta al Questore, ma, come recita una lettera del ministro Cancellieri, dev’essere rispettata la normativa comunale e Vicenza si è data un regolamento che vieta l’apertura di nuove sale da gioco a meno di 500 metri da scuole, ospedali e altri luoghi sensibili. Il titolare di una sala che si è visto revocare la licenza ci ha portati davanti al Tar, dove difenderemo il ruolo costituzionale del Comune, che è anche quello della programmazione dello sviluppo urbanistico.La "distanza limite" è entrata nel decreto.Per questo ho detto che non siamo più soli nella nostra battaglia contro la ludopatia e che il decreto rappresenta comunque una pietra miliare.Ma ha detto anche: "il governo tiri dritto senza sbandare"...Il rischio c’era e potrebbe esserci ancora: le lobby del gioco d’azzardo continueranno a difendere il loro giro d’affari, che vale 80 miliardi di euro e genera tributi importanti. Non vorrei che per qualcuno, con la scusa della crisi, fosse tentato dal principio "pecunia non olet".Cosa chiede a Monti?Mi aspetto una chiara assunzione di responsabilità da parte del governo su un problema che non è solo sanitario: la ludopatia è uno dei prezzi più salati della crisi e lo pagano le fasce più deboli. Siamo di fronte a un vero problema sociale. Per questo ho chiesto che non si lasciassero soli i sindaci e ho criticato l’idea che si autorizzassero i Comuni a chiudere le sale solo per trenta giorni; scelta flebile e foriera di grandi confusioni. Di fronte a questa deriva sociale, si abbia il coraggio di difendere davvero chi non può difendersi da solo.