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Genova. «Benvenuti». L'odissea dei migranti finisce di domenica mattina

Daniela Fassini sabato 1 giugno 2019

Lo striscione sulla Lanterna di Genova (Ansa)

«Benvenuti». È lo striscione issato sulla Lanterna, faro simbolo di Genova, dai "camalli", i portuali genovesi della compagnia unica (Culmv). Gli stessi che alcuni giorni fa avevano scioperato per impedire il carico del container "a rischio" sulla cosiddetta "nave delle armi" saudita oggi accolgono a braccia aperte il "carico umano" della nave della Marina militare.

Il pattugliatore che trasporta i 100 migranti soccorsi in mare, a 90 miglia dalle coste libiche, giovedì scorso, dovrebbe attraccare questa domenica, di mattina, tra le nove e le dieci, a Calatta Belotto. Finisce così l’odissea in mare dei profughi, fra cui anche 17 donne (tre incinte, una al settimo mese, ndr) e 23 minori. Dopo essere rimasti alla deriva, in balìa delle onde per 24 ore, il soccorso e poi nuovamente uno stop imposto dal Viminale, in un porto siciliano in attesa di un accordo sulla redistribuzione dei profughi.

E proprio su questo tema, ieri il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha tirato in ballo anche il Vaticano. «Il mio obiettivo, quando questa nave arriverà a Genova, è di avere accordi con Paesi europei e con il Vaticano in modo tale che non ci sia solo un immigrato a carico e spese degli italiani». (LEGGI IL SECONDO NOI su questa affermazione clicca qui)

Al termine della riunione che si è tenuta in prefettura, convocata per gestire l’arrivo della nave, il prefetto Fiamma Spesa ha confermato che già a partire dalle sei di questa mattina a Calata Bettolo sarà allestita una struttura per l’accoglienza dei profughi e in particolare per i controlli sanitari. Tra i migranti a bordo, sarebbero una ventina le persone che avrebbero bisogno di assistenza medica, fra cui una donna incinta al settimo mese di gravidanza.

È invece stato comunicato, solo in parte, il piano per distribuire i migranti che, ha sottolineato il prefetto «non resteranno in Liguria». Salvini ieri sera ha infatti confermato che «una parte degli extracomunitari sarà accolta in altri cinque Paesi europei, mentre tutti gli altri saranno ospitati dal Vaticano, che ringraziamo per la sensibilità». Ma non si conoscono ancora i numeri e quali saranno i Paesi europei.

Mentre la Chiesa italiana, come sempre avviene in questi casi, ha dato «la massima disponibilità», offrendo la rete di Caritas italiana. «Non vogliamo che questa nuova accoglienza diventi però un nuovo caso mediatico – conferma don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei – molto dipenderà ovviamente da quanti si fermeranno o preferiranno andare in altri Paesi, sapendo che l’Italia è considerata una tappa di transito per chi fugge dal Nord Africa. Si tratta di capire quanti sono, quanti andranno negli altri Paesi europei, se ci sono minori o meno, se non sono accompagnati».

La Liguria è già "abituata" ad ospitare profughi di passaggio. È proprio questo, infatti, uno dei territori di frontiera per chi tenta di passare il confine e proseguire il viaggio in Francia. A Ventimiglia, dove la situazione migranti non presenta più i numeri emergenziali di qualche anno fa, il passaggio degli stranieri rimane sempre alto. «Ogni giorno alla mensa della Caritas abbiamo da 30 a 40 persone straniere» racconta Maurizio Marmo, direttore della Caritas diocesana Ventimiglia-Sanremo. I Cas della provincia sono al completo ma ci sono anche molte persone che sono uscite dallo Sprar e che ora si trovano in difficoltà. «La situazione numericamente è un po’ più tranquilla, ma più impegnativa – prosegue Marmo – soprattutto dal punto di vista giuridico-legale. I numeri sono ridotti ma il passaggio continua e non si è mai fermato».

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