Attualità

Il dibattito. Genitori omosessuali. C’è differenza?

Luciano Moia venerdì 22 gennaio 2016
Genitori omosessuali, c’è differenza? Lo psicanalista Ricci: sì, è un peso sui bimbi. la neuropsichiatra Costantino: no, dati Usa lo negano.
1 Nel dibattito sulle unioni civili il tema omogenitorialità è stato lasciato un po’ in disparte. Eppure non si può fare a meno di affrontarlo visto che la legge, se venisse approvata senza stralciare la parte dedicata alla stepchild adoption pur nelle varie versioni allo studio, introdurrebbe di fatto l’omogenitorialità nell’assetto giuridico italiano. Per un bambino non c’è davvero alcuna differenza tra avere due "papà" o due "mamme", oppure due genitori eterosessuali?Ricci: L’ipotesi di una famiglia omogenitoriale basata sul legame tra due individui dello stesso sesso, dove uno farebbe "da padre" e l’altro "da madre", nega di fatto lo statuto di madre e di padre. È una negazione anatomica, biologica, culturale, antropologica, ma soprattutto simbolica. Tutto ciò non è senza conseguenze psichiche per il figlio o la figlia: vacilla la costruzione dell’identità sessuale, della differenza tra i sessi, del mito delle origini. Risulta scardinata la struttura della parentela, della genealogia, della filiazione, della trasmissione da una generazione all’altra. Costantino: Dal punto di vista scientifico, il problema che si pone non è tanto se vi sia o no una differenza, ma se e come e attraverso quali fattori tale differenza impatti sul benessere dei bambini e sul loro sviluppo. Oggi le differenze negli assetti familiari sono vastissime e non riguardano solo il genere dei genitori o le loro scelte sessuali. Le famiglie monoparentali, vedove, separate, adottive, affidatarie, allargate, omogenitoriali o con culture di provenienza molto diverse tra i genitori sono una percentuale rilevante delle famiglie in cui crescono i bambini, negli Stati Uniti si parla di un terzo circa. Gli studi esistenti evidenziano che i fattori di rischio per la salute mentale sono gli stessi, trasversalmente a tutti gli assetti familiari.2 Chi sostiene la tesi della "nessuna differenza" spiega che non è tanto importante il "genere" dei genitori, quanto la loro "funzione genitoriale". Ma dal punto di vista psicopedagogico è davvero così? Ricci: Da qualche anno, grazie alla visione gender, si parla sempre più di "funzione genitoriale" per giustificare l’idea che chiunque possa esercitare una funzione genitoriale, quindi anche coppie gay o lesbiche. È importante ricordare, invece, che è un elemento psichico strutturale il fatto che i figli possano crescere "immersi" nel duplice riferimento maschile e femminile rappresentato da un padre e da una madre. La differenza del loro statuto costituisce la garanzia simbolica che il figlio potrà crescere affermando a sua volta la differenza della propria individualità soggettiva. Ciò è fondamentale. Se così non fosse, rischia di incarnare, replicandolo, il desiderio dei genitori.Costantino: Fare ricerca in questo campo è evidentemente complesso, perché il numero di variabili in gioco è molto alto, con rilevanti interazioni reciproche e pertanto richiede studi longitudinali e metodologie rigorose. Negli studi di buona qualità viene evidenziato come gli elementi maggiormente significativi per favorire uno sviluppo armonico dei bambini siano rappresentati dalla qualità delle relazioni tra genitori e figli, dallo spazio per la condivisione di emozioni, dal senso di competenza e di sicurezza dei genitori nell’esercitare il proprio ruolo e dal supporto economico e sociale disponibile. Se si corregge per tali fattori, la ricerca non evidenzia differenze significative tra le diverse tipologie di famiglie.3 Spostare il discorso dal piano del "genere" a quello della "funzione" non rischia di dimenticare che una persona per crescere deve scoprirsi "figlio" al di là delle "competenze" genitoriali?Ricci: Il concetto di filiazione, contrariamente a quello di riproduzione, è il dispositivo simbolico, sociale e individuale che presiede al progetto di fare un figlio. L’attuale modalità biotecnologica scompone il concetto di filiazione frammentando funzioni e statuti: nega la funzione paterna, svilisce il corpo della donna, riduce lo statuto materno a funzione riproduttiva. Un certo uso ideologico delle biotecnologie rischia di disintegrare l’edificio simbolico della filiazione. Quest’ultimo garantisce una permutazione dei posti simbolici (di padre in figlio) permettendo la possibilità che una società possa progettare il proprio futuro, cosa non del tutto evidente in questi tempi. Costantino: Ci si scopre "figlio" attraverso le competenze genitoriali e la qualità delle relazioni che si sviluppano con le persone che si prendono cura di noi. Si tratta di una percezione di sé che non deriva dalla biologia o dalla genetica (per fortuna, basti pensare a tutto il complesso tema dell’adozione) ma dalla percezione che abbiamo giorno per giorno dell’amore, dell’ascolto, della fiducia, della presenza rispettosa e non invasiva dell’altro, capace di darci limiti fermi e sereni tutte le volte che è necessario, ma anche di restare al nostro fianco e accompagnarci quando crescendo abbiamo bisogno di allontanarci o scegliamo percorsi diversi da quelli che si aspettava. 4 Il diritto preteso da due omosessuali di avere un figlio comporta logicamente che quel bambino provenga da altrove. Questa volontà non rischia di creare diritti di serie A , quelli dei genitori, e di serie B, quelli del figlio?Ricci: C’è un’evidenza inconfutabile che sembra sparire nel polverone dei dibattiti sui diritti gay: formalizzare o meno una relazione amorosa tra due individui adulti è un conto. Tutt’altra cosa quando entra in gioco il destino di un minore o di un nascituro, come nel caso dell’adozione omogenitoriale o della fecondazione eterologa. Qui la faccenda compie logicamente un salto radicale perché è introdotto un terzo. Infatti ne va del destino di un essere vivente che è collocato in uno status simbolico e giuridico di serie A o di serie B. Dobbiamo chiederci: tutto ciò non è forse un atto che rischia di essere razzista? Il diritto non dovrebbe garantire uguaglianza e pari opportunità per ciascuno?Costantino: Il tema del possibile conflitto tra il diritto dei bambini e quello dei genitori è certamente di grande rilevanza e di non facile soluzione. È evidente che, come ci ricorda la convenzione Onu dei diritti dei fanciulli, l’interesse superiore del bambino deve sempre essere la considerazione preminente. 5 Esistono decine di ricerche realizzate soprattutto negli Usa in ambiente gender e altrettante "contro-ricerche" che dimostrano come questi studi abbiano attinto a modelli e campionature arbitrarie. Una guerra di dossier da cui emerge come un bambino inserito in una famiglia omosessuale, rappresenti una sorta di sperimentazione antropologica. Ma ne abbiamo il diritto?Ricci: Nel corso della formazione psichica di un individuo è fondante la storia familiare, la sua narrazione e la sua narrabilità: la vicenda dell’origine, il riferimento a una genealogia, la strutturazione di un’identità che affonda le radici nell’incontro tra un uomo e una donna. Nel caso di una coppia gay, che ha cercato di "avere" a tutti i costi un bambino, il tema dell’origine rimane ingarbugliata in una dissipazione simbolica in cui posti e funzioni risultano confusi. Pur di nascondere questa evidenza viene detto che se c’è amore c’è tutto. Love is Love, si dice. Niente di più demagogico. Il nodo è che l’amore, in qualunque caso, è una condizione indispensabile ma non sufficiente per istituire.Costantino: Dal punto di vista scientifico, dobbiamo monitorare e approfondire costantemente quali sono le potenziali conseguenze che i cambiamenti del modo di crescere i bambini, che avvengono indipendentemente da quanto possiamo ritenere giusto o sbagliato, possono avere sulla loro salute mentale. E abbiamo soprattutto il dovere di farlo con un metodo rigoroso che ci protegga dal rischio di influenzare i risultati alla luce delle nostre personali convinzioni, che possono essere pro o contro il cambiamento in atto, e di farlo "con" i bambini e non "sui" bambini. È la sfida più difficile per un buon ricercatore. 6 Sulla base delle nostre conoscenze scientifiche, abbiamo oggi la possibilità di affermare che i processi di crescita non rischiano di subire orientamenti patologici dal confronto con modelli genitoriali rappresentati da persone che sono entrambi uomini o entrambe donne? Ricci: Se viene meno la possibilità, per un bambino o per una bambina, di trovarsi in un processo di identificazione con il genitore dello stesso sesso, le conseguenze psichiche sono serie. Sarebbe compromesso il processo di sessuazione che è la via attraverso cui un soggetto, nel corso di quasi due decenni della sua vita, dalla nascita all’adolescenza, approda alla propria identità sessuale. Far crescere un bambino nell’omogenitorialità significa sottoporlo a un lavoro psichico immane rispetto all’acquisizione della sua identità sessuale e più in generale rispetto alla sua soggettività esposta facilmente a una deriva identitaria. Costantino: Fortunatamente oggi sappiamo che i processi di crescita e di formazione dell’identità personale e sessuale avvengono attraverso tutte le relazioni significative che i bambini e gli adolescenti strutturano nel corso della loro vita, e che è proprio questa ricchezza di identificazioni con possibili elementi differenti che sostiene la resilienza (il saper far fronte e superare le avversità) e lo sviluppo positivo. La ricerca non evidenzia una maggiore percentuale di omosessualità tra i bambini cresciuti in famiglie omoparentali. Evidenzia invece un maggior livello di rischio per la salute mentale per tutte le situazioni di differenza (inclusa la vedovanza, la presenza di fratelli con disabilità o di genitori gravemente ammalati o disabili) nel momento in cui l’ambiente sociale e in particolare i pari anziché essere supportivi sono discriminanti. La presenza di differenze di qualunque tipo, se non adeguatamente gestita nei contesti scolastici e sociali, diviene spesso occasione di vittimizzazione e bullismo, con tutte le conseguenze purtroppo note.