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Como. I funerali di don Scapolo. Fondò Sprofondo per gli aiuti in Bosnia

Enrica Lattanzi giovedì 4 maggio 2017

Don Scapolo in una foto tratta da internet

Oltre 400 fedeli e sessanta sacerdoti concelebranti insieme al vescovo, monsignor Oscar Cantoni. Così la diocesi di Como ha rivolto la mattina del 4 maggio, nella chiesa parrocchiale di Muggiò, l’ultimo saluto a don Renzo Scapolo, fondatore dell’associazione “Sprofondo”, realtà che negli Anni Novanta del secolo scorso creò un ponte di solidarietà e di pace con le popolazioni martoriate dalla guerra nei Balcani, in particolare la Bosnia.

La chiesa di Muggiò non è stata scelta a caso: qui don Renzo fu collaboratore, negli stessi anni in cui, da giovane sacerdote, era presente anche monsignor Cantoni. Il parroco era don Aldo Fortunato, fondatore della comunità di accoglienza e recupero per persone con problemi di tossicodipendenza “L’Arca”.

«Preti profeti della carità», li ha definiti il vescovo Oscar nella sua omelia. Don Renzo avrebbe compiuto ottant’anni il prossimo 23 luglio. Martedì 2 maggio, invece, si è spento presso la Casa di riposo dell’Opera don Guanella di Como, dove si trovava ricoverato da alcuni anni per problemi di salute. «Sacerdote generoso e vulcanico»: ecco come lo ricordano tutti in diocesi, preti e laici, ripensando alla sua vita accanto agli ultimi.


Nato in provincia di Padova, a Santa Giustina al Colle, con la famiglia si trasferì a Montano, paese alle porte del capoluogo lariano e nel cui cimitero don Renzo ha chiesto di essere sepolto. Ordinato sacerdote il 26 giugno 1965, è stato vicario presso la parrocchia di Camerlata (1965-1971), missionario “fidei donum” in Argentina (dal 1971 al 1979), poi collaboratore a Muggiò (dal 1979 al 1982), parroco a Caversaccio (dal 1983 al 1995), infine parroco di Plesio (1999-2008) e Barna (2004 al 2008).

Accanto all’impegno pastorale in parrocchia e nella missione diocesana argentina, di don Scapolo sono noti lo slancio con il quale si prodigò nell’accoglienza ai profughi libanesi arrivati a Como dal 1988 in poi e il legame con le popolazioni della ex-Jugoslavia sconvolte dalla guerra. Nel 1991 ideò alcuni gemellaggi fra le Caritas della Zona Pastorale Prealpi (dove si trovava la comunità di cui era parroco) e quelle di Croazia e Slovenia.

Nel 1994 fonda l’associazione “Sprofondo”, in collegamento con la martoriata Chiesa di Bosnia-Erzegovina, organizzando raccolte fondi e di beni di prima necessità per le popolazioni sofferenti: «i poveri-Cristi di oggi», li chiamava don Renzo, per i quali organizziamo «i “Tir”, ma a cui servirebbe la “Mir” (pace)» era uno dei suoi slogan.

Dal 1995, per quattro anni e mezzo, con il nulla osta del vescovo monsignor Alessandro Maggiolini, si trasferì a Sarajevo, sempre in contatto con la Chiesa di Como. Diventò il punto di riferimento per la gente, i volontari, le associazioni umanitarie e per i militari italiani. Si prodigò anche nel dialogo fra le parti per la stesura degli accordi di pace. Rientrato in diocesi riprese la sua attività come parroco, conservando l’attenzione ai poveri e agli ultimi. «Don Renzo ha avuto il dono dell’intuito e il coraggio dell’operatività – ricorda don Giusto Della Valle, parroco di Como-Rebbio, sacerdote molto vicino a don Scapolo –. Ha saputo unire azione e pensiero. Ovunque ci fosse bisogno, lui c’era: in missione, fra i terremotati, fra gli alluvionati della Valtellina, nelle zone di guerra. È stato anche un grande comunicatore. Ma, prima di ogni cosa, era contento di essere prete».

«Ha realizzato la “Chiesa in uscita” di papa Francesco con trent’anni di anticipo – riflette don Tiziano Raffaini, suo successore alla parrocchia di Caversaccio –. Don Renzo aveva un cuore grande. Ha stimolato la nostra diocesi ad aprirsi agli altri e ci ha testimoniato la concretezza, difficile, del Vangelo».