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Nel suo oratorio. L'ultimo saluto al piccolo Daniele, ucciso da chi doveva proteggerlo

Fulvio Fulvi venerdì 7 gennaio 2022

In tanti hanno partecipato al funerale del piccolo Daniele

L'ultimo addio al piccolo Daniele, ieri pomeriggio nel campetto dell’oratorio di San Luigi Schianno, è stato accompagnato da un’ondata di tenera commozione e dal dolore dignitoso e composto delle due comunità del Varesotto duramente provate dall’orrendo delitto di Capodanno. Gli abitanti di Gazzada e della vicina Morazzone, comuni dove per tutta la giornata è stato rispettato il lutto cittadino, con la loro presenza ai funerali hanno steso come una rete di solidale misericordia attorno alla bara bianca con le spoglie del bambino di 7 anni al quale il papà, Davide Paitoni, in preda a un cieco e incomprensibile furore, ha deciso di togliere per sempre il sorriso. Proprio colui che l’avrebbe dovuto proteggere invece l’ha ucciso come i più biechi assassini, con una coltellata alla gola, nascondendone poi il corpo in un armadio.

Un mare di gente alle esequie (all’aperto e nel rispetto delle misure anti-Covid), officiate dal parroco don Stefano Silipigni proprio nel luogo, dietro alla chiesa del quartiere, dove Daniele veniva quasi tutti i giorni a giocare. Amici, parenti, famiglie, autorità locali, forze dell’ordine, gli animatori dell’oratorio, le maestre e i compagnetti di “Dani”, che frequentava la seconda elementare, ma anche semplici cittadini venuti a testimoniare, nella preghiera del commiato, «compassione, pietà e affetto profondo», come ha sottolienato don Stefano, nei riguardi di mamma Silvia e dei nonni del piccolo, Mariangela e Davide, distrutti dall’immane tragedia.

Accanto all’altare, allestito per l’occasione davanti alla porta del campo di calcio, una grande foto di Daniele sorridente, il ragazzo dell’oratorio che gli educatori hanno voluto ricordare così: «I tuoi occhi sul tuo viso paffutello rimarranno sempre nei nostri cuori. Questo eri: pura gioia, ti ricorderemo così, mentre correvi in sella alla tua bici da mattino a sera». «Ciao Daniele sarebbero tante le cose da dirti, il nostro cuore si è spezzato, ci siamo detti che non poteva essere», le parole strozzate dal pianto di Lorenzo e Francesca, famigliari del piccolo, «come dimenticare le giornate in bicicletta con i tuoi amici e l’allegria, un’allegria che nessuno potrà mai portarci via», perché rimarrà dentro i cuori di ogni persona che lo ha conosciuto e gli è stata vicina nella sua breve esistenza.

Severo il passaggio centrale dell’omelia: don Silipigni ha richiamato la circostanza che ha consentito a Davide Paitoni di vedere il figlio nonostante si trovasse ai domiciliari per il tentato omicidio di un collega e avesse a suo carico due denunce per minacce e lesioni nei confronti della moglie e dei suoceri: «Ogni diritto degli adulti è secondario a quello dei bambini, non possiamo rifugiarci neppure nelle leggi, è troppo comodo – ha detto il parroco –, i bambini parlano con il silenzio, con lo sguardo, e noi dobbiamo ascoltarli: Gesù riconosceva le leggi, ma se c’era bisogno di ignorare una legge per aiutare qualcuno, lui si prendeva la responsabilità e agiva». Parole pesanti come macigni.

Alla fine della messa, un canto dedicato a Maria seguito dal suono dolente delle campane. E al passaggio del feretro, grappoli di palloncini bianchi e blu si sono librati nel cielo mentre, ormai all’imbrunire, tra gli applausi dei presenti, si andava formando il corteo verso il cimitero. «Oggi lassù c’è una stella in più», c’era scritto in uno striscione appeso sopra il campetto. «È stato un raggio di luce che ha illuminato le nostre vite» hanno gridato gli amici di Daniele, «un angioletto» che qui nessuno dimenticherà mai.