Attualità

CENTRODESTRA ALLA PROVA. Fuga dal Pdl, si guarda a Renzi

Arturo Celletti martedì 2 ottobre 2012
​«Vuole davvero la mia verità? Beh, la stagione del Pdl è chiusa». Chiusa? Isabella Bertolini, da anni una delle deputate più attive nel Popolo delle Libertà, annuisce e riprende a parlare sottovoce: «Chiusa. E non lo dico io, questa è un’analisi condivisa dal 98 per cento dei deputati che vengono da Forza Italia». Seduta su un divanetto di pelle in uno dei corridoi di Palazzo Montecitorio la Bertolini parla del caos che scuote il Pdl e della mancanza di certezze e di punti di riferimento che amplifica la tensione. Poi, all’improvviso, sposta la riflessione su Matteo Renzi quasi a volerla collegare con il crescente disagio interno: «È lui l’uomo nuovo e c’è solo lui. Nel nulla è lui che brilla, nel vuoto che nessuno riesce a colmare è lui che attrae. Lei non sa in periferia quanti miei elettori...». La deputata emiliana prende fiato. Poi riprende a parlare senza cambiare tono di voce: «Oggi Renzi è nel Pd, ma se succedesse qualcosa di imprevedibile e decidesse di fare una sua lista lei nemmeno immagina quanti pidiellini potrebbero seguirlo». Quanti? La Bertolini non si sottrae: «Almeno la metà».Mezzo Pdl in un’eventuale lista Renzi? Mettiamo quell’interrogativo su twitter e l’immediata risposta dell’ex ministro Gianfranco Rotondi (che tra l’altro a metà ottobre ospiterà nel suo appuntamento di Saint Vincent sia Berlusconi che Alfano) fa pensare: «Ti correggo, non mezzo Pdl, tutto il Pdl». L’obbligo di sintetizzare un concetto in 140 caratteri spesso porta a estremizzare i messaggi, ma l’insoddisfazione nel Pdl è reale, il disagio cresce, l’insofferenza monta. Gaetano Pecorella affronta questa emergenza con la solita schiettezza: «Si è chiusa un’epoca e oggi pochi, pochissimi credono nella possibilità di rilancio del Pdl». Parla e guida lo storico avvocato del premier. «Lo sbandamento è crescente, le distanze tra ex An ed ex Forza Italia sembrano davvero incolmabili...». Inevitabilmente si cercano punti di riferimento nuovi. Pecorella lo capisce, lo ammette. Renzi: «Il sindaco suscita simpatie. Ma credo che chi lo invoca lo faccia solo per motivi tattici, per amplificare la spaccatura nel Pd, per aggravare i problemi di Bersani». E allora chi? «Casini potrebbe essere una potente calamita per quelli che sognano un’Italia più morale, più rigorosa. Ha aperto il partito ad altre esperienze, ha cambiato il nome... Poi anche Monti piace, lui sta cambiando il Paese in profondità». Già Monti. Berlusconi e Alfano esitano, ma qualcosa di importante si muove dietro le quinte e Roberto Tortoli, un tempo coordinatore del Pdl in Toscana, lo dice con coraggio: «Siamo preoccupati di quello che potrebbe succedere con il voto e siamo pronti ad appoggiare Monti indipendentemente da quello che possono decidere Berlusconi e Alfano. Io lo farei e con me altri 50 deputati. Stiamo lavorando e presto potrebbe nascere un sottogruppo dal nome scontato: agenda Monti». E Renzi? Tortoli non si sbilancia: «È vero il sindaco suscita speranze, sfonda lo schermo e, in prospettiva, potrebbe essere un leader alla Blair. Ma tanti interrogativi sono ancora da sciogliere: saprà governare? È lui l’uomo giusto per confrontarsi con la Merkel, con Draghi, con Obama? Credo sia presto, troppo presto». Per capire se l’aria che si respira a Montecitorio è anche quella che fotografano gli istituti di ricerca chiamiamo Antonio Noto, il guru di Ipr marketing. «Renzi? Una sua lista avrebbe una base di partenza del 10 per cento. Ma un potenziale che arriva a sfiorare il 20». Il sondaggista spiega la forza del sindaco con parole nette, chiare. «Renzi riesce a parlare a target diversi e intercetta più di chiunque altro la domanda di cambiamento. In una grande primaria per la guida del Paese aperta a tutti i potenziali elettori riuscirebbe ad aggregare più di qualsiasi altro leader oggi in campo». La Grande Primaria è una cosa, le primarie contro Bersani sono però un’altra. Noto è prudente: «Renzi ha recuperato in poco tempo 8 punti, ma è ancora sotto. Certo, la sua forza uscirebbe fuori in maniera prepotente in una competizione per il governo proprio perché non pesca solo nel centrosinistra, pesca ovunque». Noto parla, Renzo Lusetti, oggi nell’Udc ma da una vita amico di Renzi, sottoscrive: «Se Bersani fa l’errore di "drogare" le primarie e Matteo strappa allora cambia tutto. Il Pdl oggi è senza guida, domani magari no».