Attualità

Caso Russia. Salvini "scarica" Savoini. Verso la rogatoria della Procura

Marco Iasevoli venerdì 12 luglio 2019

Da un lato il tentativo sempre più palese e stizzito di allontanare da sé lo spettro di Gianluca Savoini. Dall’altro un bombardamento di foto - rilanciate dal Pd e dai media - che sembrano evidenziare la centralità del presidente di Lombardia-Russia nei rapporti tra la Lega e Mosca. Salvini appare così, schiacciato tra la necessità di difendersi e le accuse che diventano sempre più intense. Mentre Di Maio ed M5s fanno da spettatori interessati: prudenti, ora che è ancora aperta la finestra per il voto anticipato, ma pronti un secondo dopo a sferrare la loro offensiva. E se la parte giornalistica sembra andare esaurendo la propria scia, gli occhi dei protagonisti, coprotagonisti e spettatori iniziano a volgersi verso la procura di Milano, che ieri ha fatto filtrare l’ipotesi di chiedere una rogatoria in Russia, alla ricerca di «rubli» e tracce di negoziati sospetti per portare soldi russi in Italia, a disposizione della campagna elettorale del Carroccio.


Il baricentro del Russiagate leghista sta diventando l’atteggiamento di Salvini rispetto al suo primo portavoce, Savoini. «A nome della Lega parlo solo io, farò tutto il necessario per tutelare me e il partito che ha bilanci puliti e trasparenti», risponde ai cronisti durante la conferenza stampa del mattino dedicata al protocollo di sicurezza con le discoteche. Ma i giornalisti insistono e il capo della Lega non la prende bene: «Più ne parlate, meno vendete e più mi fate un favore. Voi vi occupate dei rubli, io delle cose serie. È un’inchiesta ridicola, sono tranquillissimo. Ho fiducia – dice con ironia – nella giustizia italiana, la più libera, indipendente, efficiente, veloce...». Però poi il pressing si fa stringente, va sui rapporti personali con Savoini e Salvini conferma la strategia della netta presa di distanze: «Con me viaggiano centinaia di persone, non so cosa chiedono». A Villa Madama, alla cena con Putin della settimana scorsa, «non l’ho invitato io». Però ci sono delle foto del 16 luglio 2018, a Mosca per un’intervista di Salvini con la Tass: Savoini è in prima fila e viene anche ringraziato pubblicamente dalla giornalista russa. E c’è anche l’evento del 17 ottobre 2018, quello che precede la conversazione diffusa da BuzzFeed tra Savoini ed emissari russi su presunti ricavi da vendite di petrolio: il presidente di Lombardia-Russia è al tavolo dei "big", lo stesso cui siede Salvini. «Che ne so cosa ci facesse – si inalbera il leader della Lega –. Chiedetelo a lui. Posso produrre i documenti di chi ha viaggiato con me». Quanto poi alla recente cena a Villa Madama, anche il premier Giuseppe Conte avverte la necessità di chiarire: «Non conosco Savoini, non l’ho mai incontrato. Per trasparenza, dico che a quella cena erano presenti autonomamente i partecipanti al Forum civico svoltosi alla Farnesina, organizzato fra gli altri dall’Ispi».

Sembra trasparire il timore che l’inchiesta milanese possa mettere in difficoltà l’intero esecutivo. La Procura sta valutando di avviare una rogatoria in Russia per seguire eventuali flussi di denaro nell’ambito dell’indagine per corruzione internazionale a carico di Savoini. Per la settimana prossima, invece, sono previste audizioni e l’acquisizione di nuovi documenti. Claudia Eccher, legale del vicepremier e della Lega, fissa intanto la linea di partito: «Salvini e il movimento che rappresenta verranno tutelati in tutte le sedi». Si può pensare o ad una eventuale costituzione di parte civile, qualora ci dovesse essere un processo in cui la Lega o il suo leader risultino parti offese, oppure a una richiesta di danni in sede civile.