Attualità

I COSTI DELLA POLITICA. Fondi ai gruppi, il taglio fino al 95%

Angelo Picariello sabato 6 ottobre 2012
​I tagli ai fondi dei gruppi regionali potrebbe arrivare fino al 95 per cento. È il più eclatante degli effetti che dovrebbe dare il decreto del governo varato giovedì in materia di finanza e funzionamento degli enti locali. Necessità ed urgenza dettate, manco a dirlo, dalla scandalosa gravità dei fatti della Regione Lazio, un’onda a catena di inchieste allargatasi poi a macchia d’olio. I conti li fa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà. Il decreto legge sui costi della politica stabilisce, infatti, che «i fondi dei gruppi consiliari debbano essere pari all’importo riconosciuto dalla Regione più virtuosa ridotto della metà». Inoltre i redditi e il patrimonio di consiglieri e assessori dovranno essere resi pubblici, online, come quelli dei ministri.«Abbiamo evitato cose orrende come i vitalizi», rivendica il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera. Il conteggio che fa Catricalà è empirico: visto che i picchi più alti di spesa superano anche di dieci volte i livelli dei più virtuosi. «Individuato questo parametro – spiega il sottosegretario –, esso sarà ulteriormente tagliato del 50 per cento». Il che vuol dire che «in alcuni casi» la riduzione potrebbe anche essere «del 90-95 per cento» tagliando quindi i picchi dei più spendaccioni fino a un ventesimo.Il sottosegretario ha spiegato che il provvedimento è figlio del «clima di indignazione che c’è nel Paese». Le Regioni avranno anche un controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti e, assicura Catricalà, «con la gamma di nuovi interventi varati, i brutti episodi non si potranno più verificare». In particolare, per le spese dei gruppi regionali è stata introdotta la tracciabilità. E qualora le Regioni non si adeguassero «non riceveranno trasferimenti statali. Quindi prevediamo prima una diffida e solo dopo, ma stiamo parlando di fantascienza – si dice certo –, avvieremo la procedura prevista dall’articolo 126 della Costituzione, che prevede lo scioglimento del consiglio regionale».A superare profili di legittimità costituzionale, visto che si tratta di organismi citati nella Carta, c’era stato il preventivo "concerto" con la Conferenza delle Regioni ha di fatto autorizzato la stretta del governo. È d’accordo persino la Lega, che è fuori dall’alleanza di governo. «Se qualcuno si mette di traverso gli passo sopra, perché sono io che ci metto la faccia», dice il governatore del Veneto, Luca Zaia. «Non ho comunque dubbi che accoglierà con favore il decreto – aggiunge – perché il Consiglio veneto è già stato virtuoso ed è l’unico in Italia ad aver ridotto i consiglieri», rivendica. Favorevole a certe condizioni anche Antonio Di Pietro, purché «il decreto sia coerente col programma di Idv». E non chiude all’idea di votare a favore in sede di conversione: «Ma voglio prima leggerlo». Col che potrebbe addirittura esserci unanimità nel sostegno parlamentare al provvedimento.Si compiace, nell’area dei sostenitori del governo, Pier Ferdinando Casini. «Bene, così si passa dalle parole ai fatti», dice il leader dell’Udc. Che attacca un federalismo che, con la modifica dell’articolo V, «ha duplicato i centri di spesa, è stato solo confusione istituzionale». E ora Casini auspica analogo decisionismo del governo sull’anticorruzione.