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Foggia. Due fratellini annegati nel vascone. Il vescovo: dramma dell'immigrazione

Redazione Internet e Antonio M. Mira mercoledì 12 luglio 2023

Il vascone per l'irrigazione dove hanno perso la vita i due fratellini

Sono morti annegati ieri notte in un vascone per la raccolta di acqua per irrigazione nelle campagne del Foggiano, tra Manfredonia e Zapponeta in località Fonterosa. Si chiamavano Daniel e Stefan, due fratellini rumeni di 6 e 7 anni. L'allarme è scattato intorno alle 18.30 di ieri quando i genitori, dopo un riposo pomeridiano, si sono accorti dell'assenza di due piccoli. Poco dopo sul posto sono giunti gli agenti di polizia e poi i Vigili del fuoco. La situazione è diventata preoccupante quando sono state trovate le ciabatte dei due bambini nei pressi del vascone.

Da Bari sono giunti i sommozzatori dei Vigili del Fuoco che intorno alla mezzanotte hanno trovato e recuperato nel vascone i corpi senza vita dei due bambini. Il padre è un bracciante agricolo, regolarmente assunto dall'azienda dove si trova il podere dove vive la famiglia dei bambini, che lavora nelle campagne della zona.

Da diversi anni vive in quel podere con la moglie e i figli: Daniel e Stefan avevano due sorelle, una più piccola e una ragazza adolescente. Una famiglia inserita nel tessuto sociale di Manfredonia, la zona dove ricade la campagna dove è avvenuta la tragedia. Il podere si trova al confine tra il territorio di Manfredonia e quello di Zapponeta. Un podere composto da tre edifici di cui uno a due piani. Nessun segno di abbandono. Le strutture sono dotate di energia elettrica, dei servizi igienici e dell'acqua.

Sull'accaduto la procura di Foggia ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo: al momento, però, non ci sarebbe alcun indagato. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti anche quella che i bambini abbiano deciso di farsi un bagno nel vascone per sfuggire alla calura della giornata. Il vascone, di 40 metri per 40 e profondo tre metri, si trova proprio di fronte al casolare dove vivevano i due bambini. Una vasca recintata da una rete metallica alta oltre un metro. Tranne in un punto dove c'è un foro attraverso il quale è facile entrare.

L'inchiesta servirà a capire chi possa aver fatto quel foro e perché. Uno zio di Daniel e Stefan esclude però che i due bambini possano essere entrati nella vasca per farsi un bagno. "I bambini - ha spiegato il parente - non erano abituati a fare il bagno nella vasca. Sapevano che andare in quel posto era pericoloso e che non ci potevano andare. A volte giocavano con le rane ma sempre davanti al casolare. Forse potrebbero essere caduti nel vascone mentre stavano inseguendo una rana. Sapevano che non dovevano andare nel vascone e giocavano sempre davanti al casolare. La famiglia stava dormendo mentre i bambini giocavano fuori. Ma come ho gia' detto giocavano sempre davanti al casolare e non si allontanavano per nessuna ragione".

Dall'amministrazione comunale di Manfredonia spiegano che la famiglia dei due bambini non aveva mai avuto problema di alcun genere e non era stato mai necessario l'intervento dei servizi sociali o della Caritas.

Il sindaco: sconvolti dalla tragedia

Gianni Rotice, il sindaco di Manfredonia, su Facebook ha scritto che "la tragedia dei due piccoli fratellini ha sconvolto la nostra comunità e tutt’Italia nel cuore della notte. Nonostante i primi drammatici dettagli della vicenda, tutti avevamo sperato sino all’ultimo che potessero essere ritrovati sani e salvi. La comunità di Manfredonia si stringe con profondo dolore ed affetto attorno alla famiglia delle due vittime".

Il vescovo: dramma dell'immigrazione

"Un altro dramma legato all'immigrazione è accaduto nel territorio della nostra arcidiocesi in questo anno: diventa sempre più necessaria la presa di coscienza responsabile dell'opinione pubblica e l'impegno concreto delle Istituzioni civili per trovare vie di soluzione agli enormi problemi delle zone periferiche del territorio comunale, poste nella grande pianura del Tavoliere, ove ormai con scadenze ravvicinate vediamo morire di stenti, miseria, mancata custodia di minori e mancanza di sicurezza troppe persone". Lo denuncia mons. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.

"Serve per i fratelli e sorelle migranti un piano serio di accoglienza, che permetta loro di usufruire di case sicure, servizi sociali appropriati ed ambienti comuni per rendere la loro vita dignitosa e degna: sono lavoratori delle nostre terre e delle nostre imprese agricole che meritano tutte le garanzie, come qualsiasi cittadino - dice il vescovo -. Ancor più i bambini, loro figli, che molto spesso sono lasciati soli per molte ore a motivo del lavoro dei genitori o per ricerca di elemosine e viveri".

Mons. Moscone rileva che, '"alla emigrazione è legato anche il grave problema dell'infanzia molto spesso lasciata senza alcun controllo da parte dei genitori, impegnati nei lavori dei campi, e soprattutto privata della necessaria, insostituibile istruzione, primaria ed educativa. Non possiamo ricordarci di loro solo quando succedono disgrazie come la morte di questi due piccoli".

I funerali a spese della Caritas

La Caritas di Manfredonia si farà carico delle spese per i funerali di Daniel e Stefan, che si terranno giovedì pomeriggio nella cattedrale di Manfredonia.

Le tragedie che hanno coinvolto immigrati nel Foggiano

Il 17 dicembre 2021 Christian, 4 anni, e Birka, 2 anni, fratellini rom bulgari, morirono nel rogo della loro baracca nel campo nomadi della cittadina foggiana di Stornara. Un ghetto ignorato o che nessuno voleva vedere, fino al dramma. “Questo dramma a pochi giorni dal Natale richiama le nostre coscienze ma richiama soprattutto le coscienze dei nostri amministratori. Queste persone hanno bisogno di trovare un territorio che sia ospitale e non faccia finire in tragedia questo modo di vivere, quello dei ghetti, che purtroppo da noi è diffusissimo” erano state le forti le parole di monsignor Luigi Renna, allora vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano e oggi arcivescovo di Catania, presidente della Commissione per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei. E sempre legati ai ghetti i quattro morti annegati nei vasconi di irrigazione. Il 23 settembre 2005 due immigrati di nazionalità senegalese, muoiono annegati in un vascone per l'irrigazione in località “Tretitoli” nelle campagne di Cerignola, uno dei tanti ghetti dove ancora oggi vivono i braccianti stranieri. Il 23 luglio 2015 un bracciante agricolo bulgaro di 45anni muore annegato, dopo essere scivolato in un vascone irriguo nelle campagne di Passo Breccioso, ad una decina di chilometri da Foggia. L’11 luglio 2021, sempre a borgo “Tre Titoli” e sempre in un vascone irriguo muore affogato Bassiru Djumma, 29 anni del Togo, anche lui bracciante. Voleva raccogliere dell’acqua con un secchio per farsi una doccia dopo tante ore di lavoro sotto il sole. Perché nei ghetti acqua non c’è, né tantomeno bagni e docce. Ogni dramma si denuncia l’insicurezza dei vasconi, ma i morti si ripetono.