Attualità

LA RIVINCITA DEI VALORI. Fine vita, cruciale il ruolo del consenso informato

Gianni Santamaria domenica 20 dicembre 2009
«Il consenso informato deve essere attuale e richiede un rapporto di confidenza, cioè di fiducia e di sicurezza, tra il medico e il paziente». Parola del presidente emerito della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, che è andato al cuore delle questioni di fine vita aprendo ieri con una lectio magistralis il Convegno nazionale "Liberi per Vivere" promosso dall’associazione Scienza & Vita.Ad ascoltare il costituzionalista, una platea di più di cento esponenti delle associazioni locali – che in questi mesi sono state protagoniste di una campagna di sensibilizzazione capillare con centinaia di incontri sul tema – e di personalità della politica e della Chiesa. Tra queste ultime il segretario generale della Cei, il vescovo Mariano Crociata, accompagnato dai responsabili degli uffici di pastorale della salute, don Andrea Manto, e delle comunicazioni sociali, don Domenico Pompili. In sala l’ex presidente del sodalizio Maria Luisa Di Pietro e l’eurodeputato dell’Udc Carlo Casini, leader del Movimento per la vita. C’erano anche due soci fondatori impegnati in modo trasversale in politica, Paola Binetti (Pd) – che di Scienza & Vita è stata presidente ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita – e Domenico Di Virgilio (Pdl), attualmente relatore del ddl sul fine vita del quale si sta occupando la Commissione Affari sociali della Camera. Ha portato un saluto anche il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, in procinto di passare al rinato ministero della Salute. Le resteranno le deleghe operative sulla 194, sul materno-infantile e sul fine vita. Ma «visto che queste tematiche sono di confine tra il sociale e il sanitario, il ministro Sacconi avrà per la prima volta un coordinamento alla bioetica, finora rimasta laterale rispetto alla politica». La parola «deve entrare a pieno titolo nel dibattito politico e nel dibattito pubblico e avervi un peso specifico», con il concorso di tutte le istanze della società civile. Perché «è in corso una grande battaglia contro una minaccia profonda che viene portata non solo alla vita ma alle basi costitutive dell’umano», ha ricordato la Roccella. Ad aprire la giornata – arricchita da una tavola rotonda di cui riferiamo qui sotto – sono stati i saluti dei presidenti dei tre grandi network di azione sociale dei cattolici, Lucio Romano (Scienza & Vita) che ha sottolineato il cruciale ruolo informativo svolto da questo giornale, Francesco Belletti (Forum delle associazioni familiari) e Franco Pasquali (Retinopera). Poi nella sua densa ricostruzione su Profili e problemi costituzionali dei trattamenti sanitari, Mirabelli ha insistito sulla «protezione costituzionale della vita», visto che dalla Carta non emerge una contrapposizione tra «diritto dell’individuo e interesse della società». Ha poi sgomberato il campo da dizioni «di moda» come testamento biologico, che «introduce l’idea che vi siano condizioni di vita senza qualità e che quindi, in quelle condizioni, la vita stessa non sia da proteggere». E ha insistito sulla nozione di attualità del consenso. Infatti, «la mutevolezza dell’opinione rende giuridicamente non proponibili dichiarazioni di trattamento che abbiano carattere vincolante». Opinione rafforzata da una citazione tratta da un principe dei costituzionalisti, Vezio Crisafulli, per il quale il consenso va dato «nell’immediatezza del trattamento per le persone capaci, mentre nel caso di incapacità la decisione spetta unicamente al medico, sentendo i prossimi congiunti». Secondo Mirabelli, «non si tratta quindi di eseguire le disposizioni del malato, ma di accompagnarlo in una decisione condivisa».Al bando, dunque, ogni burocratizzazione. Si tratta, ha tirato le fila della giornata Lucio Romano, di passare dall’idea di «alleanza terapeutica a quella di alleanza di cura». In cui tra i soggetti non gioca il solo dato tecnico-scientifico, ma anche qualcosa che forse si sta perdendo e che si chiama vicinanza umana.