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Comunali Ballottaggio a Torino. Fassino: in 5 anni Torino è già cambiata Di là dicono solo no

PAOLO VIANA mercoledì 15 giugno 2016
Renzi pensava che sarebbe stata una passeggiata. Fassino sapeva che sarebbe stata una scalata. Negli ultimi giorni di campagna elettorale, il sindaco di Torino è più magro del solito, segno che gli sta costando parecchia fatica realizzare la profezia di Enrico Salza: «Non può non vincere Fassino perché, se capitasse questo, è finita non solo per Torino e il Piemonte. Ho molta stima di Chiara Appendino, ma con quale presunzione possono governare una città come Torino?» ha detto recentemente il banchiere torinese. Incontriamo il sindaco nel quartier generale del suo comitato elettorale, dove la parola d’ordine è una sola: spiegare ai torinesi che Appendino rappresenta un salto nel vuoto. Nel corso di un dibattito televisivo ha definito 'inventata' la stima dei centomila poveri e si è scatenato un putiferio. Quest’emergenza povertà a Torino c’è o non c’è? La polemica sui numeri della povertà l’hanno sollevata altri – e la Caritas, giustamente, ha ammonito tutti a non strumentalizzare quest’argomento a fini elettorali – e comunque, quand’anche vi fosse un solo cittadino sotto la soglia di povertà, sarebbe mio dovere occuparmene. Aggiungo che ho dimostrato ampiamente di farlo in questi anni, come sindaco: penso al reddito di inserimento, che il Comune eroga accompagnandolo a percorsi di formazione; penso al contributo di assistenza domiciliare; penso al reddito di mantenimento, che va alle persone sole, non autosufficienti o con disabilità; penso al fondo salvasfratti che abbiamo introdotto prima del governo... Perché è contrario al reddito di cittadinanza? Perché la proposta dei M5S è un contributo monetario che verrebbe dato a tutti ed è insostenibile sia sul piano finanziario che su quello dell’equità. Cosa diversa è sostenere le persone in difficoltà, perché prive di un lavoro, ma questa forma di sostegno a Torino c’è già e si somma al grande lavoro che fa il terzo settore per rendere meno gravi le conseguenze della crisi. Finora si è parlato di misure tampone, ma se sarà eletto, come creerà lavoro e sviluppo? In questi anni la mia Giunta ha avviato la riqualificazione delle periferie, ottenendo questo risultato; abbiamo messo in atto strategie di trasformazione urbana per rigenerare il tessuto cittadino e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: portare la metropolitana in piazza Bengasi, realizzare il grande parco della Falchera, creare la cittadella dello sport sono tutti interventi collocati in periferia e che vanno in quella direzione. Ogni 100 milioni di euro investiti si creano 600 posti di lavoro e nei prossimi anni gli investimenti proseguiranno. Perchè la Citta della Salute è diventata il 'casus belli' di questa campagna elettorale? Perché è un grande progetto che riflette la visione che si ha dello sviluppo di questa Città. L’ospedale delle Molinette è na- to prima che inventassero gli antibiotici. A Torino è cresciuta una sanità di eccellenza: per questo abbiamo progettato nell’area ex Avio un nuovo polo ospedaliero da 800 milioni di euro che creerà complessivamente oltre 5.000 posti di lavoro. Appendino vuole tornare a un vecchio progetto – già bocciato – che prevedeva la semplice ristrutturazione degli ospedali esistenti. Il motivo del contentengo non sono le polemiche sulla battuta del ministro Boschi – nessuno si sogna di vincolare i finanziamenti statali alle maggioranze di governo – semplicemente si deve sapere che accantonare un progetto su cui il governo ha già stanziato 250 milioni significa perderli. La visione della città dei Cinque Stelle è un lungo elenco di 'No', dalla Tav alla città della salute, dal collegamento diretto per Caselle a Torino Esposizioni... Loro sono per la decrescita felice e rischiano di bloccare tutto. Cercherà il voto di Sel anche se loro sono No Tav? Vede, il ballottaggio non è il girone di ritorno, ma una partita nuova: in campo ci sono solo due candidati e gli elettori. Eppoi, essere favorevole alla Tav non esclude l’essere di sinistra: credo che un elettore di sinistra contrario all’alta velocità possa votare per il candidato di centrosinistra perché incarna i suoi valori di progresso, solidarietà e sviluppo, meglio di chi dice sempre e solo 'no' su tutto. Appendino ha già reso noti i nomi dei suoi assessori. Perchè lei non lo fa? Perché sto lavorandoci e deciderò sulla base delle competenze, della dedizione e del rinnovamento: posso già dire che la metà sarà donna e under 40. Dicono che la Torino degli operai e dei travet stia con Fassino e quella bottegaia con la Appendino. Sarà pure una semplificazione, ma non teme di perdere voti tra i commercianti e gli artigiani? No, perché ho molte proposte per loro, come la ridefinizione delle aree mercatali e la riduzione della Tari. Stiamo lavorando con le loro organizzazioni per risolvere il problema della continuità artigiana. La differenza tra me e Appendino è che io metto insieme interessi e proposte, mentre lei mette insieme il diavolo e l’acqua santa, Borghezio e i centri sociali, incurante di promettere ciò che poi non potrebbe mai mantenere.