Attualità

INTERVISTA. Stefano Fassina (Pd): «Tre proposte nel nostro piano, guardando i servizi»

Eugenio Fatigante giovedì 17 gennaio 2013
​A Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Pd (e finora non deputato, come ha scoperto qualche giorno fa anche Monti), chiediamo un po’ provocatoriamente se anche la sinistra abbia per caso riscoperto in questa campagna elettorale il valore della famiglia, anziché l’individuo, al centro del sistema fiscale. «Non è una scoperta – ci risponde –, è già da fine 2010 che abbiamo messo in campo le nostre proposte per la famiglia. Dopo un confronto proficuo svolto anche con il Forum delle associazioni familiari».E com’è che ne parlate poco?Noi non facciamo demagogia, ma abbiamo un disegno chiaro, da raggiungere nel medio termine, secondo gli spazi di finanza pubblica che si apriranno.Già mette le mani avanti?Ripeto: noi non facciamo la corsa a facili promesse. Per le detrazioni, a esempio, noi prevediamo un bonus fino a 3mila euro per figlio, rispetto ai 950 attuali (da poco aumentati dalla Legge di stabilità, ndr). Ma è chiaro che ci si può arrivare con gradualità, oggi non ci sono le condizioni per un balzo simile. Mi fa fare però una premessa?Prego, si accomodi.Il campo fiscale è certo rilevante per migliorare le condizioni di vita delle famiglie e dei cittadini. Ma su di esso c’è un’attenzione enorme. Soprattutto non pari a quella che si riserva a un altro versante, che non è meno primario: infatti mi stupisco ogni volta nel rilevare quanto siano trascurati invece i servizi.Due pesi e due misure?Io dico: consideriamo l’insieme. Ci accapigliamo, anche ideologicamente, per studiare come togliere ai nuclei 100 euro di tasse e poi ignoriamo il fatto che lo stesso nucleo magari si trova a pagare 100 euro in più di abbonamenti ai mezzi pubblici. Nei giorni scorsi mi ha colpito a Terni, che pure non è agli ultimi posti per livelli di reddito, incontrare un maestro elementare che mi diceva che nell’ultima settimana del mese aumentano i genitori che non mandano i bambini a mensa perché non possono comprare i buoni-pasto.La spesa non va tagliata?Mi spavento ogni volta che sento dire: riduciamo la spesa e abbassiamo le tasse. Bisogna vedere quale spesa... Non ci sono solo i tagli alla politica. Quelli descritti sono gli effetti, sugli enti locali, dei 2 miliardi tagliati - ma ancora dal governo Berlusconi, non da Monti - al fondo politiche sociali. Il benessere delle famiglie è fatto però da tutte queste cose, tasse ma anche servizi. E i tagli a questi ultimi hanno un impatto più regressivo: colpiscono cioè soprattutto i redditi bassi.Ok, ma sul fisco che idee avete?Tre misure, in aggiunta alla riduzione dal 23 al 20% della prima aliquota Irpef, da realizzare sempre in tempi medi: il bonus anzidetto da 3mila euro a figlio, con una scala di equivalenza per cui l’importo cala gradualmente al salire del numero dei figli e, soprattutto, intervenendo anche sulla fascia degli incapienti, coloro che guadagnano così poco da non beneficiare degli sconti fiscali; una ridefinizione dell’assegno al nucleo familiare, da estendere a lavoratori autonomi e atipici; e una detrazione <+corsivo>ad hoc<+tondo> per le mamme che lavorano, aggiuntiva allo sgravio da lavoro dipendente.Una detrazione da quanto?Insiste nel volermi trascinare sulle cifre. Guardi, l’obiettivo è arrivare anche a 100 euro al mese, ma è il traguardo finale.Prosegue, invece, l’opposizione del Pd al quoziente familiare?Motivata, però. Per com’è strutturato, a nostro avviso ha due distorsioni: avvantaggia di più i redditi alti e disincentiva il secondo reddito all’interno della famiglia. E questo non lo vogliamo assolutamente: tutti i dati indicano un calo delle donne che lavorano alla nascita di un figlio, ma proprio l’occupazione femminile è uno dei ritardi maggiori che dobbiamo colmare. Se andiamo oltre la terminologia, scopriamo che possiamo raggiungere gli stessi risultati in modo altrettanto efficace e con minori dispersioni.E la copertura?Al di là di singole voci che si possono tagliare, siamo ripetitivi e indichiamo: lotta all’evasione fiscale e ritorno allo sviluppo. Perché non va dimenticato, a esempio, che solo di Cig "in deroga" spendiamo 2 miliardi. Con la ripresa si potrebbero destinare altrove.