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Famiglia. Convergenza sull’assegno unico, ma Gualtieri frena sul bonus di 80 euro

Nicola Pini martedì 8 ottobre 2019

Mentre il Parlamento avvia l’esame della Nota di aggiornamento al Def e il governo lavora alla legge di Bilancio, entra nel vivo la proposta di legge sull’assegno unico per i figli: oggi alla commissione Affari sociali della Camera iniziano le audizioni. L’esame del ddl delega targato Pd tiene alta l’attenzione sul tema del sostegno alla natalità, proprio mentre il governo ha annunciato un 'pacchetto famiglia' che viaggerà a fianco della manovra, in un ddl collegato.

Il doppio binario è un chiaro indizio che nella maggioranza parlamentare (e forse non solo) e nel governo l’esigenza di cambiare registro sulle politiche familiari è sentita come urgente. La soluzione concreta però resta da definire. Ieri Repubblicaha scritto che a Palazzo Chgi si sta valutando l’ipotesi di dirottare le risorse per gli 80 euro (il 'bonus Renzi', del tutto indipendente dai carichi familiari) all’assegno per i figli.

La direzione di marcia è stata indicata sabato scorso anche dalla ministra Elena Bonetti che insieme all’annuncio del raddoppio (da 5 a 10 giorni) del congedo obbligatorio retribuito per i neo papà, e alla conferma della gratuità dell’asilo nido per i ceti medio bassi, ha indicato tra gli obiettivi l’assegno unico per i figli dalla nascita all’età adulta. Un obiettivo che, come al solito, si scontra con la questione della coperture. Nella proposta, presentata in Parlamento dai dem Stefano Lepri e Graziano Delrio, si prevede un importo fino a 240 euro al mese per le famiglie, con costi aggiuntivi di 9 miliardi di euro, oltre all’accorpamento delle varie voci – bonus e assegni familiari – già oggi a bilancio. Troppi soldi da trovare in una manovra ipotecata dalla disattivazione degli aumenti Iva e dal primo modulo di taglio del cuneo fiscale.

Tanto che i renziani di Italia Viva avevano suggerito di rinviare l’intervento sui redditi dal 2021 e dirottare quei fondi (circa 2,5 miliardi) al comparto famiglia. Proposta stoppata dal Pd e dal ministro dell’Economia Gualtieri, che non vogliono rinunciare a dare un primo segnale sul cuneo. Da qui l’idea, per salvare anche il 'pacchetto famiglia', di utilizzare i 10 miliardi di euro di spesa per gli 80 euro, riassegnandoli a vantaggio di chi ha figli. Oggi del bonus varato nel 2014 da Matteo Renzi beneficiano nella stessa misura 6 milioni di lavoratori dipendenti con uno o più figli e 2,8 senza figli.

Gli 80 euro sono uguali per tutti, e possono diventare 160 se anche il coniuge ne ha diritto, indipendentemente dalla presenza di bambini a casa. Una rimodulazione sulla base dei carichi familiari è sollecitata da anni dalle associazioni. Ieri sera comunque, in audizione alla Camera, il ministro dell’Economia Gualtieri ha acceso il semaforo rosso. «Il bonus 80 euro non sarà eliminato. È comunque intenzione del governo avviare una più generale riforma dell’Irpef ma non si può fare nei pochi giorni che ci separano dalla manovra, la gatta frettolosa fa gattini ciechi...», ha sottolineato. Affermazione che non esclude un futuro intervento anche sul bonus Renzi. Ma non adesso. È escluso anche qualsiasi intervento sulle badanti: «È una fake news », ha detto Gualtieri, liquidando così le voci che vedevano le famiglie diventare sostituti di imposta per badanti e colf. Resta da capire a questo punto come il governo vorrà sostenere in manovra l’intervento pro family che tutti i contraenti di maggioranza in teoria sostengono. Molta carne è al fuoco. Domani la ministra Bonetti incontra il Forum delle associazioni familiari. Forse in quella sede il governo dovrà svelare le sue concrete intenzioni sul bonus figli.