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Famiglia. L'assegno unico per i figli piace a tutti. Ma va finanziato

Nicola Pini martedì 8 ottobre 2019

Foto Ansa

Il capitolo natalità entra ufficialmente nella manovra. Nella bozza di risoluzione sulla Nadef che presenterà in Senato, la maggioranza impegna il governo a provvedere nella legge di bilancio «all’implementazione di interventi in favore delle famiglie, con particolare riguardo all’azzeramento delle rette per gli asili nido per i redditi medi e bassi e un ampliamento dell’offerta a partire dal Sud e all’introduzione dell’assegno unico per i figli».

La notizia arriva nel giorno in cui le associazioni familiari rilanciano in Parlamento l’allarme sul crollo delle nascite. «Siamo in guerra», «non c’è tempo da perdere» e il ddl Lepri-Delrio per l’introduzione dell’assegno unico per i figli va approvato subito, hanno affermato nel corso delle audizioni i rappresentanti del Forum e del Moige. Il disegno di legge punta ad assicurare 240 euro per ogni figlio fino alla maggiore età, accorpando le attuali forme di sostegno (assegni familiari, detrazioni e bonus vari) e trasformandole in uno strumento unico e diretto a tutti. La maggioranza sostiene la misura, e ora lo ha messo nero su bianco nella risoluzione, anche se non è chiaro quali risorse potrà contare questo capitolo di spesa.

Secondo Gigi De Palo (Forum delle famiglie) già oggi ci sono i fondi per un primo modulo dell’assegno che assicuri intanto 150 euro mensili a figlio a tutti i nuclei. «È possibile usare da subito i 5,5 miliardi degli assegni familiari - ha spiegato De Palo - e i 10 miliardi disponibili convertendo a questo scopo il bonus 80 euro». Altre risorse si potrebbero ricavare «da Quota 100, dal Reddito di Cittadinanza, da una nuova tassazione su redditi da capitale che frutterebbe 10-15 miliardi...».

Oggi però il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri è tornato sul punto, affermando che il bonus da 80 euro «non sarà eliminato» e i relativi fondi «non verranno spostati per sostenere il pacchetto famiglia». Ciononostante il governo intende investire sulle politiche familiari: «Siamo a un tasso di partecipazione ai nidi troppo basso, è uno dei grandi gap che l’Italia deve affrontare e superare», ha rilevato il ministro, confermando che nella manovra ci saranno «misure a favore degli asili nido», nel quadro di «un pacchetto organico» a sostegno della natalità e della genitorialità.

Restano da verificare le concrete intenzioni del governo. Per rafforzare e allargare a tutti il sostegno alle famiglie con figli servono infatti a regime una decina di miliardi. Il capitolo verosimilmente verrà aperto nella legge di bilancio e poi messo a punto nell’ambito di una riforma del fisco prevista per il 2020. Nella risoluzione sulla Nadef si parla infatti di «una progressiva riduzione del carico fiscale sul lavoro» per aumentare i salari netti «anche con una complessiva e organica riforma dell’imposizione sui redditi personali» da attuare nel prossimo triennio.

L’assegno unico è giudicato favorevolmente anche da Cgil, Cisl e Uil e la valutazione positiva riguarda anche le misure di conciliazione famiglia-lavoro e l’ampliamento dell’offerta di servizi per sostenere nuclei con carichi familiari, come la dote unica. Qualche timore affiora sulla ripartizione dei fondi da parte del governo: il bonus figli, affermano, non deve togliere attenzione al mondo del lavoro.

Peraltro l’introduzione dell’assegno unico avrebbe effetti positivi anche per il mondo produttivo. Secondo il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, la proposta di legge prevede la completa decontribuzione del sussidio e «questo implica un vantaggio di riduzione del cuneo fiscale che si aggira intorno ai 3,7 miliardi, ossia la quota sostenuta oggi dalla contribuzione dei datori di lavoro». Attualmente infatti gli assegni familiari «sono sostenuti dai contributi e solo in parte, il 35%, dallo Stato».

La proposta del Forum delle famiglie: da sapere

L’assegno unico x figlio è il progetto del Forum delle famiglie che, partendo dalla considerazione che il figlio è «un bene comune per tutto il sistema-Paese», punta a concedere un assegno per ogni figlio a carico. Il Forum propone due possibilità: un assegno mensile da 150 euro per ogni figlio fino a 18 anni (a 26 anni se studia), lasciando inalterato l’attuale sistema di detrazioni per i figli a carico, oppure 250 euro al mese a figlio incorporando le risorse stanziate per le detrazioni. Per il Forum l’assegno sarebbe uguale per tutti, salvo ridursi per i redditi molto alti, sull’esempio di analoghe misure in altri Paesi europei. La proposta avanzata nel ddl delega Delrio-Lepri, invece, prevede un massimo di 240 euro per figlio (80 dopo i 18 anni), che si riduce secondo una scala lineare per annullarsi se uno dei due coniugi supera i 100mila euro di reddito.

Sugli assegni i numeri dell'Inps non tornano

Una parte delle risorse per finanziare l’«assegno unico» per i figli previsto dal ddl delega Delrio-Lepri è previsto provenga dalla quota destinata agli assegni familiari oggi riconosciuti ai lavoratori dipendenti. Ma a quanto ammonta questo "tesoretto"? Non è affatto chiaro. Ieri nell’audizione alla Commissione Affari sociali della Camera il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha spiegato che gli assegni ai nuclei familiari «nel 2018 sono costati in totale 5,2 miliardi, di cui 1,7 miliardi a carico dello Stato, cioè il 35% del totale, e 3,6 miliardi a carico delle aziende». Il problema è che lo scorso giugno l’Inps in una nota ufficiale aveva dato numeri diversi e opposti: «I contributi per gli assegni familiari ammontano a circa 8,4 miliardi di euro annui, di cui solo 1,9 miliardi di euro sono versati dai datori di lavoro, mentre i restanti sono trasferimenti a carico del bilancio dello Stato», informava l’istituto. E in tal caso la differenza farebbe 6,5 miliardi a carico dello Stato. L’Inps poi aggiungeva: «Le uscite totali per gli assegni familiari sono circa 5,4 miliardi. L’apporto dei contributi realmente versati dalle aziende copre perciò il 35% delle prestazioni». Un chiarimento a questo punto è necessario. (M.Ca.)