Attualità

LA DIFESA DEI VALORI. «Etica e buone prassi per aiutare la famiglia»

Alessandra Turrisi domenica 21 novembre 2010
«Scegliere di diventare sempre più e meglio ciò che si è, diventa la forma più alta di libertà e la realizzazione compiuta della identità personale anche nella sua inconfondibile figura sessuale». È il recupero della differenza, non come segno di disuguaglianza, ma come caratteristica naturale dell’uomo, il filo conduttore dell’intervento che il vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ha tenuto ieri a Palazzo dei Normanni, a Palermo, in occasione dei 25 anni dell’associazione Oasi Cana, nata con una vocazione alla cura della coppia e della famiglia. «Oggi ci sentiamo interpellati dalla frontiera culturale - sottolinea Piera Di Maria, ginecologa, che col marito Antonio Adorno guida l’associazione -. C’è una realtà molto torbida, grigia, dove la verità viene oscurata. Con la teoria del gender si mina alla radice l’antropologia della relazione». «Dal 2000 al 2006 - aggiunge Antonio Adorno - l’Unione europea ha stanziato tre miliardi e mezzo di euro per progetti dedicati alla diffusione della teoria del gender».Da qui la necessità, come associazione impegnata nella formazione e nell’educazione, di approfondire il tema dell’"Identità di genere, maschile e femminile: solo un dato culturale?", con gli interventi di Maria Luisa De Natale, prorettore dell’Università Cattolica di Milano, Goffredo Grassani, presidente della Confederazione italiana dei consultori familiari di ispirazione cattolica, padre Antonio Santoro, fondatore dell’Oasi Cana, e del superiore provinciale dei Missionari Oblati di Maria, padre Nicola Parretta.«In questo contesto di superamento della differenza a favore di una teoria della "in-differenza" sessuale - sottolinea monsignor Crociata - si afferma un individualismo libertario, che ha nella libertà sessuale una manifestazione tipica, e soprattutto in combinazione con il progresso sempre più accelerato delle biotecnologie conduce all’affermazione di una prospettiva bio-politica». La diffusione dell’espressione gender, ossia "genere", viene proposta come sostitutiva della parola "sesso", osserva Crociata, «così si introduce una contrapposizione tra sesso e genere, che si inserisce nella più ampia contrapposizione tra natura e cultura».In realtà, «la diversità sessuale naturale ha un significato costitutivo e riveste un rilievo normativo nella formazione della identità personale complementare di uomo e donna e della sua apertura alla dimensione sociale». Ma la «diversità sessuale non equivale a disuguaglianza né a subordinazione della donna all’uomo (come in una concezione patriarcale) o, viceversa, dell’uomo alla donna (come in certo femminismo radicale). Diversità e disuguaglianza non sono la stessa cosa. Essere diversi non vuol dire essere disuguali».Ci si chiede allora se è lecita questa contrapposizione tra natura e cultura. «Le teorie del gender, nella loro forma estrema - sostiene -, propugnano una sessualità emancipata dalla natura e dai suoi condizionamenti biologici, per affidare alla libertà dell’individuo il potere di plasmarla a piacimento. Può esistere una cultura totalmente disancorata da ogni sorta di presupposto naturale?». E ancora, aggiunge Crociata, «una visione dell’uomo neutro, cioè senza la dualità maschio-femmina, è funzionale alle prassi materialistiche. La dualità maschio-femmina è in grado di opporsi a questo divenire, in quanto basandosi su un dato biologico primario e incontrovertibile, può fondare prassi che siano realmente ed efficacemente, e non solo culturalmente, alternative al materialismo». C’è, allora, una grossa responsabilità nelle mani dei cristiani, «oggi ancora più che nel passato, quella di annunciare una vita e una speranza vere, non con affermazioni soltanto di tipo etico, ma con l’educazione dei giovani alla verità della vita e all’accoglienza della vita in tutte le sue forme, non meno che attraverso prassi convincenti che aiutino la famiglia a costruirsi nella nuova realtà storico-dinamica».