Attualità

Strasburgo. Espulsione profughi, Strasburgo condanna Roma

Ilaria Sesana mercoledì 22 ottobre 2014
Strasburgo condanna nuovamente l’Italia. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha sanzionato il nostro Paese per aver respinto in Grecia 35 profughi afghani, sudanesi ed eritrei. Tre i punti contestati: il respingimento collettivo, l’impossibilità ad accedere alle procedure di asilo, il rischio di esporre a trattamenti inumani e degradanti i migranti rimandati in Grecia. L’Italia, sottolinea la Cedu, ha violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Condannata anche la Grecia, per non aver assicurato l’accesso alle procedure d’asilo ai 35 profughi e per averli esposti al rischio di deportazione in Afghanistan. Una sentenza storica, che arriva a conclusione di una battaglia legale lunga cinque anni: il ricorso, infatti, è stato presentato nel 2009. «Il dato più significativo è il fatto che siano state accolte tutte le violazioni che abbiamo eccepito», commenta Alessandra Ballerini, uno dei legali che si è rivolta alla corte di Strasburgo.Patrasso è uno snodo cruciale lungo le rotte dell’immigrazione. Qui arrivano ogni anno centinaia di profughi provenienti Afghanistan, Pakistan ma anche dal Corno d’Africa e, recentemente, dalla Siria. Tra il 2008 e il 2009 la presenza dei rifugiati era particolarmente elevata. «Si nascondevano sui tir per cercare di arrivare in Italia. Ma quando la polizia di frontiera li stanava, li riconsegnava al comandante della nave su cui erano arrivati per rispedirli in Grecia - spiega Alessandra Ballerini -. Poi venivano lasciati nelle mani della polizia greca: molti hanno subito brutali pestaggi e violenze».Ma la vittoria ha un sapore amaro. Dei 35 profughi che hanno presentato il ricorso, solo quattro sono effettivamente arrivati alla meta. «Non avevo modo di tenere i contatti con tutti. Alcuni sono spariti, non sappiamo nemmeno se siano ancora vivi - spiega Alessandra Ballerini -. Altri sono stati rimpatriati in Afghanistan». Alì (nome di fantasia) è uno dei quattro sopravvissuti all’odissea dell’Adriatico. Era arrivato a Patrasso dopo essere scappato dall’Afghanistan, dai talebani che lo avevano ferocemente torturato e arruolato a forza. Vuole andare in Italia e per due volte ha tentato la traversata in traghetto. Ogni volta, però, la polizia italiana lo ha scovato e rimandato indietro. Senza perdere tempo per verificare la sua identità, la sua età. Né tantomeno ascoltare la sua richiesta d’asilo. Solo al terzo tentativo la fuga è andata a buon fine.«Questa sentenza è un fatto importantissimo – commenta Alberto Barbieri, coordinatore generale dell’associazione Medu, Medici per i diritti umani –. Di fronte a una condanna così netta, auspichiamo che il governo italiano applichi procedure conformi al diritto internazionale anche nei porti dell’Adriatico». Il report "Porti insicuri", pubblicato da Medu nel 2014, evidenzia come la situazione non sia affatto cambiata dal 2008 a oggi. Nel corso del 2013 sono stati 1.317 i migranti irregolari rintracciati negli scali marittimi di Venezia, Ancona, Bari e Brindisi di cui 1.091 sono stati riconsegnati alla Grecia, 178 risultavano minori. Ai numeri si aggiungono poi le testimonianze di 66 persone, intervistate a Patrasso: nell’85% dei casi, i migranti riammessi hanno riferito di essere stati reimbarcati sulla stessa nave con cui erano arrivati e di essere stati rimandati in Grecia nel giro di poche ore. In otto casi su dieci, hanno cercato inutilmente di comunicare alle autorità italiane la propria volontaà di richiedere asilo.«È una sentenza importante, il cui esito era tutt’altro che scontato», sottolinea Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati, ente che per diversi anni ha gestito un presidio negli scali di Ancona, Venezia e Brindisi. «Tante volte abbiamo denunciato questi respingimenti: non può esserci respingimento tra Italia e Grecia, perché è vietato dagli accordi di Schenghen – sottolinea Hein – inoltre sappiamo che sono stati rimandati a Patrasso anche dei minori. Speriamo che questa sentenza possa modificare la prassi dei respingimenti che si verifica ancora nei porti dell’Adriatico».