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TENSIONI NEL PD. Epifani prende tempo, nuovo rinvio

Roberta D'Angelo martedì 30 luglio 2013

​Il Pd approfitta del rinvio della pausa estiva dei lavori parlamentari. Una settimana in più per trovare un compromesso sulle modifiche allo statuto con cui si svolgerà il prossimo congresso. Così la commissione chiamata a scrivere le regole domani non chiuderà il lavoro, e l’attesa Direzione che dovrebbe esprimersi con quel voto rimasto in sospeso, dopo la battaglia di venerdì scorso, si riunirà, molto probabilmente, nella prima settimana di agosto. L’ipotesi ventilata ieri mattina di un rinvio del parlamentino a settembre scatena l’ennesima bagarre tra i democratici, tanto che Guglielmo Epifani si premura di smentire in prima persona ogni volontà dilatoria.

Se dunque in queste ore non si troverà un punto di contatto tra le correnti, spiega il segretario del Pd, «il 5, il 6 o 7 agosto sono tutte date possibili visto che i lavori in Parlamento andranno avanti per tutta la settimana prossima». Da mediatore quale vuol continuare a essere, il leader democratico assicura di voler «raggiungere la più ampia intesa possibile».

Quanto all’agenda, spiega il responsabile Organizzazione Davide Zoggia, «mercoledì è già convocata una riunione della commissione congressuale. Giovedì è prevista una riunione dei senatori del Pd con il presidente Letta e, se necessario, anche la commissione congressuale potrà proseguire i propri lavori».Almeno questa volta, insomma, il vertice di Largo del Nazareno si salva in corner, vista la levata di scudi con cui i renziani accolgono la possibilità dello slittamento dell’incontro con cui si dovrebbe dare il via alla fase congressuale. «Sarebbe da irresponsabili arrivare a settembre. Bisogna far rientrare subito le forzature con cui non si voleva cambiare qualche norma, ma mezzo Statuto», ragiona dalla segreteria il renziano Antonio Funiciello. Ironico il senatore Andrea Marcucci: «Se venisse confermato, il rinvio della direzione del Pd merita di essere sottoposto a "Scherzi a parte". Da mesi è insediata una commissione, tutti i candidati si sono espressi per primarie aperte, ma lo stato maggiore del Pd procede imperterrito verso il burrone». Un fuoco di fila quello dei fedelissimi del sindaco, che però irrita Zoggia: «I toni di alcune dichiarazioni dei cosiddetti esponenti renziani e il tentativo di mostrare un Pd che non è in grado di decidere sono francamente incomprensibili. «Ricordo a me stesso e a tutti che abbiamo davanti un compito fondamentale, in quanto governiamo il Paese».