Attualità

LEGGE 40 . «Gli embrioni congelati restano intoccabili»

Enrico Negrotti mercoledì 28 aprile 2010
Più risorse da dedicare allo studio sulla vitalità degli embrioni congelati e una revisione delle linee guida in materia di consenso informato, tenendo presente che gli embrioni – secondo la legge – non possono comunque mai essere distrutti. Sono le principali indicazioni che vengono al ministro della Salute Ferruccio Fazio dalla Commissione di studio sugli embrioni congelati istituita nello scorso mese di giugno, che ha approvato a maggioranza la relazione finale lo scorso 8 gennaio. Ora il documento «è all’attenzione del ministro per la valutazione di eventuali provvedimenti», recita un comunicato dell’ufficio stampa.La Commissione, presieduta da Francesco D’Agostino, doveva rispondere ai quesiti sollevati da numerosi centri di fecondazione assistita, alle prese con gli embrioni congelati – anche da prima dell’entrata in vigore della legge 40 – e alle novità derivate dalla sentenza 151 del 2009 della Corte Costituzionale, che ha parzialmente aperto al congelamento degli embrioni. Gli esperti, nominati dall’allora ministro del Welfare Maurizio Sacconi, hanno concluso che è opportuno aggiornare le modalità con cui esprimere il consenso informato. Inoltre sottolineano che vanno aggiornate le disposizioni relative all’istituzione di una banca degli embrioni abbandonati (prevista dal decreto Sirchia del 2004). Aggiungendo che «non risulta possibile qualificare gli embrioni crioconservati come “abbandonati” in via definitiva, seppure in presenza di una dichiarazione esplicita da parte dei genitori in quanto il consenso è sempre revocabile», recita ancora il comunicato del ministero. Peraltro il passaggio più delicato riguarda la valutazione che anche dopo la sentenza della Consulta, «rimane il divieto di distruzione degli embrioni», secondo quanto prescrive l’articolo 13 della legge 40. Altra importante indicazione riguarda le spese per la conservazione degli embrioni congelati, che secondo la Commissione dovrebbe essere a carico dei centri di procreazione e non delle coppie. Infine gli esperti auspicano «un investimento nella ricerca scientifica al fine di individuare criteri certi, attualmente non definiti, per stabilire la morte o la perdita di vitalità degli embrioni, ed evitarne quindi una possibile conservazione a tempi indefiniti», come accade finora. Infine per fornire un’informazione completa alle coppie, andrebbe garantita «la massima trasparenza dei dati relativi alle attività di ogni singolo centro». In modo contrario al parere della maggioranza della Commissione si sono espressi il biologo Carlo Alberto Redi e il giurista Amedeo Santosuosso. Quest’ultimo ha ribadito che gli embrioni congelati «sono destinati a sicura morte» e andrebbero quindi impiegati per derivarne linee di cellule staminali.