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ELEZIONI. Pd? nato nel '21 con Pci: Monti (ri)sfida Bersani

Marco Iasevoli sabato 2 febbraio 2013
Attenti a quei tre. Ieri Monti, Bersani e Berlusconi hanno fatto letteralmente le scintille. E ad aprire il match, stavolta, è stato il premier uscente lungo il suo tour tra Napoli, Salerno e Potenza: «Il Pd è stato fondato nel 1921 (anno di nascita del Pci, ndr), il Pdl nel 1994: loro non sono in grado di offrire una visione nuova quanto lo siamo noi». La bomba arriva a Firenze, dove si celebra il Bersani-Renzi day. Il segretario Pd, ampiamente preceduto da Enrico Letta, Franceschini, D’Alema e Bindi, replica a muso duro: «È una battuta davvero infelice. Si può dire tutto ma non ferire un progetto come il nostro di cui lui non ha neanche la vaga idea». Una replica così dura che Monti è costretto a spiegare: «Non intendo riscrivere la storia degli altri, ma far capire che noi siamo una proposta nuova, diversa». Ma tra i "democrat" quel riferimento al Pci ha fatto davvero saltare i nervi.Meno pathos nel Pdl, dove la polemica sulla "carta d’identità" dei partiti non intacca più di tanto le convinzioni di Berlusconi. Che invece continua a giocare una campagna elettorale in chiave anti-tedesca. Al punto che di mattina, parlando agli eurodeputati azzurri, trasforma l’Europa in un ring: «Bisogna spuntarla nel braccio di ferro con la Germania sui poteri della Bce e sull’austerità altrimenti la realtà imporrà ai vari Paesi di uscire via via dall’euro. Non ce l’auguriamo ma il rischio c’è». Sono parole che non stanno bene a Monti, ma nemmeno a Bersani, impegnato da settimane a dare credibilità internazionale la sua candidatura: «Sono battute da due soldi. Se Berlusconi e la Lega dopo l’euro avessero fatto i compiti la Germania avrebbe meno da rimproverarci...».Sullo sfondo c’è la visita di Monti a Berlino dell’altroieri. Il Pd comprende che si è trattato di un passo istituzionale per portare a casa il massimo possibile nel bilancio comunitario 2014-2020 (in discussione nel prossimo Consiglio Ue del 7-8 febbraio), Berlusconi invece derubrica tutto a campagna elettorale. E ripete: «C’è stato un po’ di teatrino. Certo, sono cose importanti, ma io avrei risolto al telefono». E anche questa frase alimenta il fuoco delle polemiche: «È spiritoso, io sono andato lì per l’Italia», replica il Professore. E Casini, ancora più pungente: «Berlusconi davanti alla Merkel si calava le braghe...».Insomma, siamo proprio nella fase più cruda della campagna elettorale. E Berlusconi, per rendere più bipolare la contesa, non solo arriva a definire il premier uscente «burocrate passeggero», ma spedisce anche ironicamente Nichi Vendola nel «paradiso comunista della Nord Corea». Monti non ci sta e insiste, sino a tarda sera: «Il nuovo siamo noi. Gli altri hanno già dato...».