Attualità

Residenza. L'elemosiniere del Papa ha mantenuto la promessa ai migranti del ghetto

Antonio Maria Mira giovedì 24 ottobre 2019

Il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere di papa Francesco, con alcuni migranti nelle campagne di San Severo il mese scorso

"C'è il problema della residenza, dei documenti. Senza, il padrone non ci fa il contratto". Così Eva, immigrata del Camerun, si era rivolta al cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere di papa Francesco, ricevendolo nella sua baracca nel "gran ghetto" di località Torretta Antonacci, nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico. E padre Corrado aveva fatto una promessa. "Conosco questo problema. Voi dovete avere i documenti, perchè vi danno la dignità e vi rendono autonomi. Vi aiuteremo". (Leggi articolo)

E così è stato. Ad appena un mese dalla visita dell'inviato del Papa tra i ghetti della Capitanata, lunedì a San Severo, presso la Curia vescovile, sarà firmato un protocollo tra la Diocesi e l'Amministrazione comunale, proprio per risolvere il problema della residenza. A firmarlo il vescovo di San Severo, Giovanni Checchinato e il sindaco di San Severo, Francesco Miglio, alla presenza del cardinale, che nel pomeriggio incontrerà i quattro vescovi della Capitanata, per condividere e vedere cosa altro realizzare, e che, come si legge in una nota, "ha seguito e guidato con costante attenzione l’intero evolversi della redazione del Protocollo".

Una soluzione che aveva già indicato, proprio nel giorno della visita, parlandone col vescovo, i volontari del Progetto Presidio della Caritas e gli immigrati, che saranno presenti alla firma con una delegazione proveniente dai ghetti del Foggiano. La questione della residenza è una delle più gravi conseguenze del primo "decreto sicurezza" che ha bloccato l'iscrizione all'anagrafe degli immigrati, in particolare dei richiedenti asilo. E senza questo documento non è possibile avere un contratto di lavoro, affittare una casa, accedere a molti servizi, per sé e la famiglia.

Un provvedimento che ha fatto finire migliaia di immigrati nell'irregolarità. Da San Severo, dalla bella collaborazione tra Comune e Chiesa locale, viene una prima risposta che potrebbe essere replicata altrove, e che non riguarda solo gli immigrati ma tutti i "senza casa" e, quindi, senza residenza.

"È emersa - si legge nella nota - la necessità cogente di offrire una prima ed immediata risposta a quelle situazioni di “invisibilità sociale”, che pur esistendo da decenni, salvo balzare ciclicamente agli onori della cronaca locale e nazionale, non riescono ad ottenere alcuna dignità formale di presenza sul territorio. Molti, infatti, - prosegue la nota - sono i senza tetto ed i lavoratori migranti che non possono permettersi un alloggio e che, per tale motivo, non possono ottenere il riconoscimento della residenza nel territorio, inibiti, dunque, nell’accesso ai servizi minimi e costituzionalmente garantiti: primo fra tutti il diritto alla salute".

Nasce così il Protocollo come "testimonianza di vicinanza concreta a tali situazioni". E "consentirà a quei fratelli e conterranei, che si trovano in situazioni di povertà e di sfruttamento, di poter eleggere un domicilio fittizio presso le parrocchie e gli uffici diocesani che ne manifesteranno la volontà, al fine di poter ottenere il riconoscimento della residenza sul territorio da parte degli Uffici Anagrafici comunali". In altre parole le parrocchie daranno il domicilio a immigrati e senza dimora, la Caritas diocesana istruirà la pratica e la porterà al Comune, che li iscriverà all'anagrafe. Anche i richiedenti asilo che erano stati esclusi dal decreto Salvini.

Non è una forzatura, ma si basa anche su recenti sentenze della magistratura. E, come ci risulta, non avrebbe l'opposizione della Questura. Questo, conclude la nota, "consentirà loro di riemergere dalla situazione di invisibilità e riottenere pari dignità rispetto ai loro concittadini, avviando un percorso di integrazione e riscatto". "Molto soddisfatto" è il vescovo che prevede che "ci saranno anche commenti negativi di chi è stato abituato a una guerra tra poveri, allo slogan "gli immigrati tolgono agli italiani". Non è così. Era giusto togliere queste persone dall'irregolarità".

Per il sindaco la presenza del cardinale "denota l’attenzione che papa Francesco ha per le politiche dell’accoglienza, dell’integrazione, del contrasto alle povertà che si stanno attuando sul nostro territorio. In occasione della firma dell’accordo rivolgerò, a nome dell’intera comunità e per il tramite del Cardinale, l’invito a Papa Francesco di venire in futuro a San Severo".