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Maltempo. Vincenzi: «Ecco chi specula sul dissesto del Paese»

Paolo Viana giovedì 6 novembre 2014
Presidente Vincenzi, quanto costa allo Stato un disastro come quello di Carrara? «Quantificare i danni all’indomani di un evento calamitoso suscita clamore, ma non può certo avere il crisma dell’attendibilità; comunque, non si sbaglia sicuramente a parlare di milioni di danni - ci risponde Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche Italiane, che sono organi di autogoverno della rete idraulica minore, vale a dire di circa 750 idrovore e oltre 180.000 chilometri di alvei, enti che non gravano sui conti pubblici in quanto sono finanziati dagli utenti che captano le acque gestite... -. Ma ciò su cui non si pone attenzione sono i contraccolpi nascosti: dallo sviluppo interrotto ai posti di lavoro persi o non attivati fino alle conseguenze psicologiche protratte nel tempo. Chi ridarà i ricordi di una vita a chi li ha persi nell’allagamento di uno scantinato o dell’appartamento?» Quanto costa prevenire il dissesto e quanto costa riparare i danni? «La nostra esperienza dice che riparare i danni costa 5 volte di più che prevenirli. Il nostro Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico prevede 3.383 interventi, per lo più immediatamente cantierabili, con un investimento complessivo di circa 8 miliardi, finanziabili con mutui quindicennali». Se prevenire è più conveniente perché non lo si fa mai? «La programmazione non è nella nostra indole mediterranea, tant’è che gli italiani sono ammirati per riuscire a risolvere situazioni all’ultimo momento con il classico colpo di genio. Qui, però, è diverso: ad essere buoni possiamo dire che la prevenzione non porta voti, perché tanto più funziona quanto meno è visibile: è il problema dei consorzi di bonifica, la cui quotidiana attività è oggetto di stima e addirittura di imitazione all’estero ma in Italia sfugge ai più, perché l’ordinario è dato per scontato. Se invece vogliamo essere maliziosi, dobbiamo dire che intervenire in emergenza permette di superare, per necessità, molti controlli nell’assegnazione dei lavori...» Qual è il costo di questa negligenza? «Spesso tale costo -purtroppo - è rappresentato dalla vita umana, la quale non ha prezzo. Dal 2002 al 2014 si sono registrati circa 2000 eventi alluvionali, che hanno determinato 293 vittime oltre ai danni. Nel solo ultimo anno, per urgenze post-emergenziali, si sono spesi oltre due miliardi di euro». Chi dovrebbe fare e invece non fa? «Indubbiamente è colpa della politica che, aldilà delle enunciazioni di principio, solo ora, di fronte ad un Paese che cade a pezzi, mette, grazie al Governo Renzi, la salvaguardia idrogeologica come priorità nazionale. Mancando la determinata volontà del soggetto decisore, il secondo colpevole, cioè la burocrazia, ci ha sguazzato. Le pare possibile che di fronte alle tragedie naturali succedutesi negli anni recenti, l’Unità di Missione contro il Rischio Idrogeologico abbia individuato 2 miliardi e 400 milioni di euro, destinati alla prevenzione da frane ed alluvioni, fermi nelle more dei bilanci pubblici per questioni per lo più formali? Cosa diciamo a chi, causa un’alluvione, ha perso un affetto o un’attività?»