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Il sottosegretario. Durigon: «Invalidità, gli aumenti solo per 260mila»

Nicola Pini mercoledì 9 gennaio 2019

L’aumento a 780 euro? Riguarderà circa 260mila pensioni di invalidità. Il decreto su Quota 100 e reddito di cittadinanza va verso il varo e il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (Lega) fa il punto sulle nuove misure in arrivo. Annunciando anche un possibile allentamento del criterio che permette l’accesso al sussidio dopo 10 anni di residenza. Solo gli ultimi due anni dovranno essere continuativi. Ma solo, spiega, per chi ha già la cittadinanza italiana ed è rientrato da periodi di lavoro all’estero. Non per gli extracomunitari. Quanto alle pensioni, afferma, 'quota 100' punta soprattutto a dare un impulso a un mercato del lavoro ingessato dal blocco della Fornero ed è una nuova opzione a disposizione dei lavoratori.

Durigon, avete annunciato un aumento delle pensioni di invalidità grazie al reddito. Ma le risorse stanziate come possono bastare?
Il reddito verrà riconosciuto solo a chi ha un Isee minore di 9.360 euro e andrà a integrare le entrate fino a quella cifra. Questa scrematura comporta che saranno interessate circa 260mila pensioni di invalidità, non tutte, e che l’incremento in molti casi non arriverà a 780 euro.

L’assegno di invalidità sarà computato nel reddito familiare?
No, ma nella famiglia del disabile possono esserci altre entrate che fanno escludere dal sostegno.

La permanenza minima in Italia di 10 anni taglia fuori dal reddito migliaia di famiglie straniere indigenti che vivono stabilmente da noi. Resterà così?
Non si può dare un aiuto senza tener conto della permanenza nel Paese: 10 anni sono il periodo già oggi richiesto per avere la cittadinanza italiana e per ottenerla bisogna dimostrare di essere autosufficienti.

Quanto perderà di pensione chi esce con quota 100?
Perdere è una parola sbagliata. C’è un minore guadagno per gli anni di lavoro e di contribuzione in meno. Si prende in base a quello che si è versato. Il mancato guadagno sarà al massimo del 16% su una pensione di 2.000 euro netti per chi esce a 62 anni. Per un solo anno di anticipo sarà del 3,3%, per tre anni del 10%. Ma la pensione si prenderà per più anni e nell’arco della vita potrebbe esserci perfino un vantaggio. Senza considerare le minori spese per chi non deve andare al lavoro.

Gli statali avranno la liquidazione fino a 7 anni dopo. I sindacati parlando di discriminazione.
La normativa che rinvia il pagamento del Tfs nasce con la spending review di Monti del 2011. Se ne accorgono ora? Il nostro obiettivo è eliminare questa stortura, ma l’impatto economico ora sarebbe stato troppo gravoso. A regime, in quattro anni, cercheremo di tornare al pagamento immediato per tutti , non solo per quota 100. Intanto vogliamo dare respiro a chi va in pensione dando liquidità attraverso le banche. Nel decreto ci sarà una norma per permettere l’anticipo della liquidazione a tutti gli statali.

E chi paga gli interessi?
È un punto in via di definizione. Cercheremo di fare in modo che non siano a carico del pensionato, vediamo se troviamo le coperture. Ma anche questa sarà un’opzione del lavoratore. Che comunque potrà scegliere di andare prima in pensione.

Avete fatto stime sulle assunzioni innescate da quota 100?
Sul pubblico impiego da novembre ci sarà l’uno a uno, un ingresso ogni uscita. Nel privato diamo un impulso a un mercato che oggi sta a zero a zero, ingessato. Io penso si possa arrivare anche lì molto vicini al 100% di sostituzioni, perché è il lavoratore che decide di andarsene. Se poi l’impresa non avesse la necessità di sostituirlo, avrà più risorse da investire.

La misura è sperimentale per tre anni. E dopo?
Chi ha maturato il diritto lo mantiene. Dal 2022 puntiamo sulla quota 41 di contribuzione per tutti, come indicato nel programma. Mentre quota 100 potrebbe restare per le categorie più disagiate.