Attualità

Legge discussa. Droga, via libera alla Camera. Scontro su cannabis

Vincenza R. Spagnolo mercoledì 30 aprile 2014
Via libera dell'aula della Camera al dl tossicodipendenze: i sì sono stati 280, i no 146, 2 gli astenuti. Il decreto adesso passa al Senato per all'approvazione definitiva. Scontro sulla cannabisPer il governo Renzi e per i partiti di maggioranza che lo sostengono si tratta di un testo «equilibrato», ancorché «migliorabile» nel passaggio al Senato. Per i partiti di centrodestra all’opposizione, è invece da «modificare» con «emendamenti sostanziali». Si muove fra queste due opposte valutazioni il percorso parlamentare del disegno di legge di conversione del decreto con norme in materia di stupefacenti e farmaci off label, che ha incassato ieri il voto di fiducia della Camera, con 335 sì a fronte di 186 no. Il provvedimento "ridisegnato" dalle commissioni congiunte Affari sociali e Giustizia, che stamani affronterà il vaglio finale di Montecitorio per poi approdare a Palazzo Madama (dove dovrà andare al voto entro il 20 maggio, pena la decadenza) viene sostenuto dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin («Siamo intervenuti d’urgenza dopo la sentenza della Consulta, poiché con la cancellazione delle tabelle si era determinata una situazione da far west, ma siamo giunti a un testo equilibrato»), dai due presidenti di commissione Pierpaolo Vargiu (Sc-Pi) e Donatella Ferranti (Pd), da deputati del Nuovo Centrodestra, come Alessandro Pagano, e del Partito democratico, come Edo Patriarca, che argomenta: «Il provvedimento evita che i tossicodipendenti vadano in galera, ma non apre a un indiscriminato liberismo». Cosa contiene la versione attuale? In materia di medicinali, non prevede l’obbligo di sperimentazione dell’Agenzia italiana del Farmaco e offre ampia possibilità di accesso a farmaci più economici, rispetto a quelli "griffati", per le stesse cure. Negli articoli sulle droghe, reintroduce le tabelle (cinque) in cui includere le 500 sostanze stupefacenti censite, abbassa a 4 anni la pena per lo spaccio «di lieve entità» a 4 anni, escludendo di fatto la detenzione in carcere, ma non distingue fra droghe leggere e pesanti: sarà compito del giudice graduare l’entità della pena in base alla qualità e quantità della sostanza spacciata. Ancora, tornano i lavori di pubblica utilità in caso di condanna, insieme all’irrilevanza penale per uso personale.Gian Luigi Gigli (Sc-Pi) condivide l’impianto del dl, ma chiede che si modifichi la collocazione in tabella della cannabis: «Vorremmo che le sostanze vegetali ad alto contenuto di tetraidrocannabinolo vengano inserite nella stessa tabella delle droghe sintetiche. Perciò ripresenteremo emendamenti migliorativi in Senato». Stessa richiesta dal Nuovo centrodestra, dove comunque Carlo Giovanardi (progenitore con Gianfranco Fini delle norme del 2006) è soddisfatto perché «il dl fa risorgere la mia legge». Parole che non piacciono a Ferranti e Vargiu: «Il dl è l’esatto contrario della Fini-Giovanardi, che allineando indistintamente le pene verso l’alto ha portato l’Italia all’assurdo record di detenuti per reati legati alla droga». Ma se in maggioranza si diverge sulle sfumature, i partiti di centrodestra all’opposizione contestano nel merito: «Troppi lati oscuri, a cominciare dalle sanzioni, solo amministrative, per chi compra o detiene droga. Al Senato, il testo non deve subire semplici limature», avverte Maurizio Gasparri (Fi), annunciando battaglia a Palazzo Madama. In Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli va giù duro («Benvenuto a questo governo di spacciatori») e Ignazio La Russa usa l’ironia: «Ncd giura su cose di destra e vota cose di sinistra».Sul provvedimento si divide anche il mondo delle comunità d’accoglienza. A fronte del semaforo verde del coordinamento di associazioni "di sinistra" (fra cui Cnca, Gruppo Abele e Antigone), che chiede una nuova gestione del Dipartimento per le politiche antidroga, c’è quello rosso vivo di San Patrignano («Non ci rassegniamo alla normalizzazione della droga. Chiediamo che il Senato ci ripensi»), che insieme a una quarantina di associazioni (dalla Papa Giovanni XXIII a Moige e Acudipa) sollecita la riconferma del capo dipartimento uscente, Giovanni Serpelloni: «Ha fatto bene ed è stimato a livello internazionale».