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Legge di bilancio. Al via la cabina di regia. Draghi prova a sfidare i veti politici

Nicola Pini martedì 19 ottobre 2021

Il premier delega al ministro Franco incontri con i partiti. Sulla previdenza la Lega alza la posta su 'Quota 102'. Oggi l’ok al Dpb, più tempo per la manovra Rdc, si pensa a un taglio dopo il secondo rifiuto

Si avvia verso le battute decisive il confronto tecnico e politico sulla legge di Bilancio, che il governo dovrebbe inviare al Parlamento entro il 20 ottobre, anche se la scadenza non è ultimativa. Ed è proprio l’ultimo giro di pista il più impegnativo e delicato. Lunedì a Palazzo Chigi si è tenuta una serie di incontri tra le delegazioni dei partiti, il ministro dell’Economia, Daniele Franco, e lo staff economico di Mario Draghi, ma senza il premier. Oggi è atteso un Consiglio dei ministri, preceduto da una cabina di regia per il varo del Documento programmatico di Bilancio (Dpb), che in teoria andava inviato a Bruxelles già entro il 15 e che contiene l’ossatura dei provvedimenti poi da dettagliare nella manovra. Quest’ultima sarà approvata solo nei prossimi giorni, in un successivo vertice di governo. Molte le questioni aperte. Sul tavolo ci sono i 22 miliardi di spazio finanziario definiti con la Nota di aggiornamento, che potrebbero salire fino a 25 miliardi.

I principali capitoli sono quelli delle pensioni, del fisco e dei nuovi ammortizzatori sociali. Mentre c’è da decidere anche come rivedere il Reddito di cittadinanza, sul quale c’è già stato uno scontro (anticipatore) nell’ultimo Cdm. Si tratta di temi quasi identitari per le forze politiche. Difficilmente Matteo Salvini accetterebbe dopo la chiusura della 'sua' Quota 100 a fine anno di tornare semplicemente alle vecchie regole della legge Fornero. Così come Giuseppe Conte non sarebbe disposto a decimare gli stanziamenti sul Rdc per finanziare altri capitoli di spesa. Tanto più dopo un esito delle elezioni amministrative negativo per Lega e M5s, che avranno ancor più bisogno di marcare il loro territorio. Un quadro politico movimentato, con il quale Draghi deve fare i conti. Sul Reddito la direzione di marcia che sembra prevalere è quella di una revisione senza stravolgimenti. Il capo del governo si è già espresso a favore del mantenimento di un assegno anti-povertà, puntando a migliorare soprattutto l’aspetto delle politiche attive di inserimento al lavoro. La soluzione dovrebbe passare da una maggiore selettività nell’erogazione del sussidio, che tagli fuori i 'furbetti' con maggiori controlli. Ma soprattutto che spinga maggiormente i percettori del reddito considerati occupabili (che sono però soltanto un terzo dei circa 3 milioni totali) ad accettare le offerte di lavoro, pena un taglio dell’assegno alla seconda proposta rifiutata. Cambiamenti che, anche sulla spinta della ripresa economica e occupazionale, dovrebbero permettere una riduzione degli stanziamenti per il Rdc: forse un miliardo di risparmi, da dirottare verso gli altri capitoli di spesa. Sulle pensioni si parla in queste ore di una fase transitoria di due anni che dovrebbe addolcire l’addio a Quota 100.

L’ipotesi è che in manovra possa essere inserito un meccanismo sintetizzabile come 'Quota 102', cioè un’uscita dal lavoro, ad esempio, con 64 anni di età e 38 di contributi, da accompagnare da un rafforzamento dell’Ape sociale a beneficio dei lavori gravosi ed usuranti. Nelle scorse settimane si era evidenziato uno spazio finanziario di circa 5 miliardi per l’intero pacchetto previdenziale, inclusi i fondi per l’indicizzazione delle pensioni in essere. Sul versante del cuneo fiscale tutti sono d’accordo sugli sgravi. Ma resta da definire se l’intervento sarà solo sull’Irpef o anche sull’Irap o sulla parte contributiva. Mentre è aperta la possibilità di cancellare il contributo Cuaf (per gli assegni familiari) dovuto dalle imprese. Per quanto riguarda le risorse per il fisco, la forbice è ancora ampia: si parte dai 6 miliardi già individuati fino a 10 miliardi.

Il punto di caduta andrà definito di concerto con gli altri capitoli. Ieri il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha chiesto «un intervento coraggioso sul taglio del cuneo fiscale», che deve puntare a «rendere più competitive le nostre imprese, ma soprattutto per mettere più soldi nelle tasche degli italiani e stimolare la domanda interna». Cospicuo anche il capitolo legato alla riforma degli ammortizzatori sociali, a cui ha lavorato il ministro dem Andra Orlando e che punta ad estendere universalmente le protezioni. Con uno stanziamento limitato a 3-4 miliardi l’estensione della Cig a tutte le micro- imprese sarebbe in bilico e il Pd spinge per aumentare i fondi. Ci sarebbero poi 2 miliardi in più per la sanità, oltre alle risorse per i contratti pubblici e per le cosiddette 'spese indifferibili'.