Attualità

La denuncia. «In Campania tante piccole Chernobyl»

Pino Ciociola lunedì 3 novembre 2014
​Oltre seimila siti (più o meno grandi) inquinati in Campania, duecentocinque arresti per traffici di rifiuti tossici o smaltimenti illegali negli ultimi cinque anni (il trenta per cento o poco meno del totale nazionale) e più di mille sequestri (il dieci per cento del totale nazionale): la Terra dei fuochi è schiacciata in una morsa fra inquinamento di terre e acque coi rifiuti pericolosi e dell’aria con i roghi tossici? «È proprio così», dice Gaetano Rivezzi, presidente campano dei Medici per l’ambiente (Isde). «Siamo ormai al punto in cui bisogna fare subito due azioni. Arrestare l’inquinamento e prevedere un discorso di contenimento», cioè avviare le bonifiche.Del resto, spiega Agostino Di Ciaula, presidente dell’Isde Puglia, «la gravità delle conseguenze dell’esposizione della popolazione delle province di Napoli e Caserta è stata certificata dall’Oms» e «ripetutamente denunciata dall’Istituto superiore di Sanità», che dimostrano in quelle zone «un eccesso di malformazioni neonatali e di mortalità per leucemie, sarcomi, tumori maligni del polmone, della pleura, della laringe, della vescica, del testicolo, del fegato e dell’encefalo». Non bastasse, «nella stessa area sono documentate alterazioni cromosomiche umane generate dal danno ambientale» e «una contaminazione da diossine del latte materno».Sempre Di Ciaula: «Gli inquinanti presenti nella Terra dei fuochi hanno anche un ben documentato rapporto con una serie di malattie non oncologiche, alcune addirittura non valutabili con gli strumenti epidemiologici attualmente a disposizione in Campania». Inquinanti che sono tutti in grado di «attraversare la barriera placentare», col risultato che «il rischio sanitario è maggiore in età pediatrica che adulta».Rivezzi è chiaro: «Noi siamo stanchi. Siamo veramente stanchi. Il danno di salute è accertato e il danno di salute non può aspettare». Scuote la testa, reprime la rabbia e cerca di misurare le parole. «Perché qui la situazione deve essere messa a "dormire"?– va avanti il presidente Isde Campania – Perché bisogna fermare tutto? C’è incapacità, e grave». Un esempio? «Nove mesi dopo il decreto poi convertito in legge non è cambiato alcunché. Nulla. E nulla di quanto era stato previsto è partito». Oppure il registro dei tumori? «Che ancora non esiste». Di sicuro «è accertato che il rischio di ammalarsi è superiore quando il carico ambientale va oltre un certo livello», tanto che «nemmeno serve il nesso causa-effetto», e questo rischio «è stato rilevato «in Campania, nella Terra dei fuochi».Allora in città come Acerra, «inquinata dalle industrie, dall’inceneritore, dai roghi tossici, dallo sversamento nei suoli, dove per anni e anni è stato buttato nei tombini qualsiasi rifiuto industriale e ospedaliero, le mamme hanno sviluppato patologie maggiori nei propri figli – conclude Rivezzi –. Ed è questo che non si vuol fare uscire». Insomma, non c’è una "Chernobyl" nella terra dei fuochi, ma «tante piccole "centrali" di produzione di malattie».