Attualità

Tv. Dopo il caso Perego, i programmi Rai da «bocciare» e quelli al top

Andrea Fagioli mercoledì 22 marzo 2017

La Rai sta lavorando a cambiare i contenuti del daytime, ovvero dei programmi del giorno: quelli della mattina e del pomeriggio, per intenderci. Lo ha annunciato il direttore generale della tv pubblica, Antonio Campo Dall'Orto, in seguito alla chiusura del talk settimanale pomeridiano Parliamone sabato.


Diciamo subito che a questo provvedimento abbastanza imprevisto si è arrivati per l'effetto moltiplicatore della protesta sui social e soprattutto perché le firme dei primi interventi erano di un certo peso.


Ciò non toglie nulla alla gravità in particolare del grafico presentato nella puntata del 18 marzo in cui si elencavano «I motivi per scegliere una fidanzata dell'Est». Tra questi il fatto che quelle donne sarebbero disposte a perdonare il tradimento, sarebbero casalinghe perfette capaci di fare tutti i lavori domestici, disposte a farsi comandare dai loro uomini, oltre ad essere migliori fisicamente. Le donne si sono ribellate e a ragione. Certo non accadeva da tempo che si arrivasse a un provvedimento di questo tipo. La memoria va lontano, a Gad Lerner quando si dimise da direttore del Tg1 per un servizio con immagini sulla pedofilia. E ancor prima ai tempi di Dario Fo e Franca Rame.


A questo punto, in maniera molto sommaria e un po' provocatoria, ma senza nessun intento censorio, potremmo anche provare a fare un elenco di programmi Rai che potrebbero anche essere messi da parte trattandosi di servizio pubblico. Ovviamente senza negare che ve ne siano anche altri, molto di più, attraverso i quali la Rai adempie appieno al suo ruolo. Fatto salvo Parliamone sabato che, per contraddizione di termini, non è stato salvato dalla Rai stessa, anzi è stato fatto fuori, vediamo quelli che noi faremmo volentieri fuori contrapposti a quelli che nello steso genere possono essere considerati dei buoni programmi, se non addirittura delle eccellenze. Così, tanto per dare un segnale alla Rai perché la smetta di giocare in qualche caso al ribasso a caccia di ascolti. Perché, si sa, la tv tende a livellarsi, ma mai verso l'alto.

Tra i talk, partendo proprio dal genere di Parliamone sabato, potremmo fare fuori La vita in diretta, il programma pomeridiano di Rai 1. Non nel suo insieme e nemmeno per i suoi conduttori, ma per alcuni momenti, alcuni servizi e alcuni collegamenti. Questo perché la tv pomeridiana anche dell'ammiraglia Rai passa spesso da un delitto all'altro senza omettere almeno un caso scabroso. A fare da contraltare, in tutti i sensi, potremmo indicare A sua immagine, la domenica mattina su Rai 1.


Tra i docu-reality da affossare ci potrebbe essere Stato civile (Rai 3) per la sua carica ideologica. Mentre ci corre l'obbligo di tornare anche ai Giovani e ricchi di Rai 2 sul quale ci siamo già negativamente pronunciati con tante argomentazioni compreso un forum con la direttrice della rete Ilaria Dallatana. Di contro potremmo indicare I ragazzi del Bambino Gesù di Rai 3 per dimostrare come la vera ricchezza stia in qualcosa di opposto al denaro, alle belle macchine, agli hotel e ai ristoranti di lusso.


Tra le docu-fiction, invece, manderemo volentieri in soffitta Amore criminale con le sue storie tremende, al limite dell'impossibile, anche se realmente accadute. A farle compagnia anche qualcuna delle Storie maledette di Franca Leosini e persino qualche passaggio di Chi l'ha visto?, quando si perde come altri nella cronaca nera. Tutti di Rai 3. Per non fare però torto alla direttrice di rete, Daria Bignardi, salviamo senza dubbio Sono innocente, ma non solo: salviamo anche tanti altri programmi che rientrano in altri generi.

Tra le fiction, pur ammettendo che tecnicamente siano fatte bene, vorremmo mettere da parte Rocco Schiavone (Rai 2) e I bastardi di Pizzofalcone (Rai 1) per il linguaggio e le situazioni molto spesso ambigue. In questo senso siamo costretti a segnalare qualche riserva persino sui temi affrontati da Il commissario Montalbano (Rai 1). Da salvare, senza dubbio, Don Matteo, ma anche A un passo dal cielo, Che Dio ci aiuti, Braccialetti rossi e tutto Beppe Fiorello con i suoi personaggi da impegno civile.


Tra i programmi comici e i varietà potremmo chiedere l'esclusione, per insulsaggine e qualche volgarità di troppo, di Made in Sud
(Rai 2). Ci potremmo così risparmiare battute logore e soliti doppi sensi. Per poi salvare della stessa rete Rai dire niùs o Stasera Casa Mika o anche Sbandati. Per non parlare di tutto Carlo Conti su Rai 1: una garanzia quasi assoluta. Avremmo invece qualche difficoltà, sempre su Rai 1, a salvare gli show di Antonella Clerici: da Senza parole, per fare un esempio, all'attuale Standing ovation.


Tra i giornalistici verrebbe la tentazione di bocciare tutti i programmi Rai dedicati al calcio, eccezion fatta per Quelli che il calcio (Rai 2), che in realtà è uno show e non certo un programma giornalistico. In fatto di giornalisti non condividiamo nemmeno il ritorno in Rai di Maurizio Costanzo. Mentre, per citarne solo alcuni, non possiamo non salvare Presa diretta, Report (entrambi di Rai 3) o #Mai più bullismo (Rai 2) e Petrolio (Rai 1). Tra i divulgativi, infine, un posto d'onore spetta ai programmi di Alberto Angela.