Attualità

Governo. Tappe, mosse ed esiti: il dizionario per orientarsi nella crisi politica

Eugenio Fatigante sabato 17 agosto 2019

Montecitorio. La politica italiana affronta una strana crisi in pieno agosto (Ansa)

La singolare crisi-pantano scoppiata a sorpresa a cavallo di Ferragosto non è forse tema che appassiona più di tanto gli italiani che in questi giorni si trovano in spiaggia o in montagna. Resta, in ogni caso, un argomento da cui dipende la vita degli italiani. Anche per questo è bene impratichirsi con i termini più adoperati in questi giorni e fare una sorta di "ripassata" delle prassi delle nostre istituzioni. Un "dizionario della crisi", insomma.

COMUNICAZIONI
Saranno il momento-chiave della crisi. Si tratta del discorso che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, terrà martedì alle 15 in Senato. Sul quale, secondo alcuni, chiederà la fiducia per verificare se esiste ancora una maggioranza o no. Per altri, invece, l’ipotesi più probabile è che - dopo un discorso molto critico verso Salvini - il premier annunci l’intenzione di salire poi al Quirinale. Per rimettere il mandato nelle mani del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Eviterebbe così il voto su di sé, dato che le dimissioni "scavalcano" di fatto la fiducia. E lascerebbe la porta aperta a un eventuale nuovo incarico, con la stessa maggioranza o un’altra.

MOZIONE DI SFIDUCIA
È la grande incognita. Annunciata dalla Lega per far cadere l’esecutivo Conte, non è stata ancora messa in calendario perché in Senato, martedì scorso, la maggioranza (per ora occasionale) M5s-Pd-Leu ha dato la precedenza alle comunicazioni di Conte. Salvini ripete che sarà presentata, ma nelle ultime ore è spuntata la voce che la Lega possa "congelarla".

CONSULTAZIONI
Saranno l’altro momento-chiave (se il governo Conte cadrà). È una serie di colloqui tenuti dal presidente della Repubblica prima di consegnare un mandato o l’incarico per formare un governo. La massima carica dello Stato, in caso di crisi, effettua un primo giro (in genere rapido) di consultazioni, seguito poi da altri, prima di sciogliere la riserva sul futuro della legislatura. Al Quirinale vengono convocati gli ex presidenti della Repubblica, i presidenti del Senato e della Camera e i capigruppo delle forze politiche che hanno eletto esponenti in almeno una delle due Camere.

MANDATO ESPLORATIVO
Può capitare che dalle consultazioni non emerga una figura in grado di radunare attorno a sé la maggioranza necessaria alla fiducia. Per questo si ricorre a un mandato esplorativo. La prassi vuole che il capo dello Stato in queste circostanze dia l’incarico a una figura istituzionale – il presidente del Senato o della Camera, in genere, con lo spirito di essere una figura "terza" e quindi meno divisiva – per verificare l’esistenza di una nuova maggioranza. La ricerca può avere esito positivo oppure negativo, e in quel caso la figura istituzionale pone fine al suo mandato.

FIDUCIA PARLAMENTARE
È il centro di tutto. Ogni governo si caratterizza per l’esistenza di un rapporto di fiducia con il Parlamento: nasce in quanto espressione di una determinata maggioranza parlamentare, e le assemblee (Senato e Camera) possono decidere di accordare o revocare tale fiducia in qualsiasi momento della legislatura, come potrebbe capitare ora al governo Conte.

GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA
Esecutivo transitorio e dalla natura fragile, che si fonda sulla volontà dell’opposizione di non votare contro la fiducia parlamentare. Il caso più celebre risale al 1976, al terzo governo a guida Andreotti, in cui un monocolore Dc rimase in carica per 536 giorni sfruttando le astensioni e le uscite dall’aula delle opposizioni, che venivano di volta in volta contrattate sui singoli provvedimenti. In questo caso, potrebbe trattarsi di un monocolore M5s.

COALIZIONE URSULA
Definizione coniata dall’ex sottosegretario Pd Sandro Gozi, è una delle possibili soluzioni. Sta a indicare i confini di una maggioranza che vedrebbe la partecipazione di Pd, M5s e Forza Italia, i tre partiti italiani che in sede europea hanno votato a favore della nomina di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione. Un esecutivo, insomma, con dentro tutti i "volenterosi", da far nascere per scongiurare l’aumento dell’Iva e varare la legge di bilancio. E poi, magari, proseguire sull’onda oppure tornare al voto.

APPOGGIO ESTERNO
Rispetto alla non sfiducia, prevede un contributo più attivo fornito da un partito (o da un gruppo parlamentare) che non è presente nella squadra di governo. Possono esservi diverse ragioni per non formalizzare l’appoggio all’esecutivo, ma la più frequente ha a che fare con banali ragioni di opportunità politica. Ad esempio, la riforma costituzionale del governo Renzi – poi respinta a dicembre 2016 dal referendum popolare – fu approvata con il voto decisivo di Ala, gruppo dei cosiddetti "responsabili" guidato dall’ex forzista Denis Verdini; ufficializzare però il loro ingresso al governo sarebbe stato controproducente per Renzi, che usciva dalla travagliata stagione del "patto del Nazareno".

RIMPASTO DI GOVERNO
Quando i rapporti dentro un governo si sono fortemente compromessi, si rende necessaria una verifica. Si parla in questo caso di rimpasto di governo. Non esiste una regola fissa: può essere la semplice sostituzione di uno o più ministri (senza passaggio in Parlamento), ma se la fisionomia dell’esecutivo muta fortemente in genere questo porta alla richiesta di una nuova fiducia del Parlamento. In questo caso, si parlerà di un governo "bis".

GOVERNO DEL PRESIDENTE
Esecutivo nato in seguito all’iniziativa diretta del presidente della Repubblica, che decide di dare il mandato a una figura di spicco, anche non politica, considerata rispettata al punto tale da poter ottenere la fiducia del Parlamento. Si tratta di un’<+CORSIVO50>extrema ratio<+TONDO50> cui far ricorso nelle fasi di stallo. Può richiedere anche un’orma programmatica "suggerita" dal capo dello Stato, che di fatto diventa l’ispiratore dell’azione legislativa.

GOVERNO ISTITUZIONALE
È la formula più utilizzata in questi giorni dall’ex premier Matteo Renzi. In genere vi si ricorre per venire a capo di situazioni particolarmente ingarbugliate: rappresenta una via di mezzo tra un governo canonico e uno "del presidente", dal momento che contempla una figura istituzionale di prestigio alla guida. Può prevedere dei punti programmatici fra i partiti che ne costituiscono la maggioranza, e anche una sorta di "congelamento" dei dossier più spinosi, in attesa di un’altra stagione politica.

SOLIDARIETÀ NAZIONALE
Conosciuto anche come "governissimo", è un espediente utilizzato per pacificare il Paese in situazioni politiche molto travagliate. Consiste di fatto in un governo di grande coalizione, nome con il quale è entrato nel discorso pubblico tedesco (<+CORSIVO50>Grosse Koalition<+TONDO50>), formato con l’obiettivo di tener dentro quante più forze politiche possibile.

GOVERNO ELETTORALE
Governo nato con l’unico obiettivo di traghettare il Paese verso le elezioni. Quasi esclusivamente destinato a occuparsi degli affari correnti – o dotato comunque di un programma minimo –, è una particolare tipologia di governo di scopo.

GEOMETRIE VARIABILI
Esecutivo nato senza il consenso parlamentare necessario ad affrontare serenamente una legislatura. Questo tipo di governo è costretto a trovare volta per volta in aula i voti utili a far approvare singoli provvedimenti.