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Politica. Il Pd ha fretta: divorzio breve per decreto

Angelo Picariello mercoledì 1 ottobre 2014
Il divorzio fai-da-te mimetizzato dentro le norme varate per decreto per smaltire l’arretrato civile, arriva allo snodo cruciale. Con il rischio di ulteriori pasticci. Il Pd propone infatti di inserire anche la normativa del divorzio breve nella corsia preferenziale della necessità ed urgenza della riforma della giustizia civile. Scaduto ieri sera alle 21 il termine per presentare gli emendamenti, in commissione, al Senato, si fronteggiano proposte di segno opposto. Il testo, nella stesura approvata in Consiglio dei ministri a fine agosto - e che va convertito in legge entro 60 giorni - in caso di separazioni consensuali e in assenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti, stabilisce che i coniugi possono separarsi o divorziare con una procedura 'fai-da-te' presso un avvocato o persino concludere accordi di separazione o di divorzio avanti ad un ufficiale dello stato civile. Questo mentre è in procinto di arrivare al Senato, in seconda lettura, il testo sul divorzio breve già approvato dalla Camera che riduce a dodici mesi la du- rata del periodo di separazione che legittima la domanda di divorzio, con la possibilità di scendere a sei mesi in caso di separazione consensuale, senza nessuna eccezione, in questo caso, neanche per la presenza figli nello stato di famiglia. Ma la novità ora è che il Pd, attraverso il capogruppo in commissione Giustizia Peppe Lumia, propone di 'travasare' l’intero testo approvato dalla Camera sul divorzio breve nel decreto sulla giustizia civile, mettendo insieme due norme diverse, con l’effetto concentrico di 'precarizzare' il vincolo coniugale e lo stesso istituto familiare, attraverso un percorso - peraltro - di dubbia costituzionalità. Divorzio breve per decreto, quindi: l’idea già affiorata in sede di discussione generale, è stata ora formalizzata. Da ieri però ci sono anche varie proposte per porre rimedio al 'fai-da-te' introdotto nel testo sull’arretrato civile. Una presentata dal gruppo del Ncd chiede l’abrogazione dell’articolo 6 (la procedura davanti all’avvocato) e dell’articolo 12 (quella davanti all’ufficiale dello stato civile). Altrettanto chiede con una sua proposta il senatore Aldo Di Biagio di Per l’Italia e il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, di Fi, mentre il capogruppo di Scelta Civica Gianluca Susta chiede l’abolizione almeno della previsione dell’articolo 12. Non solo. Il Ncd - primo firmatario Carlo Giovanardi- ha presentato anche una proposta, in subordine, sull’articolo 6, volta a prevedere almeno la necessaria omologazione del magistrato della procedura adottata davanti all’avvocato, con la possibilità di convocare le parti entro 10 giorni nel caso che ravvisi violazioni di legge o altre carenze sostanziali nella procedura avviata dai legali. «Un testo siffattospiega Giovanardi - che usa la necessità ed urgenza per far passare alla chetichella norme così delicate, non può avere il nostro voto, anche se il governo scegliesse di mettere la fiducia. E sarebbe 'lunare' pensare di infilare, a discussione in corso, anche tutta la legge sul divorzio breve». Ma è tutto il Ncd a promettere battaglia sui temi etici: «Ormai sono molti i nodi eticamente sensibili all’esame del Parlamento e le sentenze creative con cui alcuni magistrati si sostituiscono agli eletti dal popolo», avverte il capogruppo Maurizio Sacconi. «Atti rilevanti come il divorzio e l’aborto non possono essere banalizzati sottraendoli a leggi che sono acquisite dal comune sentire. In particolare «il divorzio non può essere sottratto alla verifica da parte del giudice. Il Nuovo Centrodestra - avverte Sacconi -difenderà queste convinzioni con determinazione ». «Parole chiare», si associa il deputato Alessandro Pagano. © RIPRODUZIONE RISERVATA