Attualità

WELFARE. Disabili, ora i tagli passano per le visite

Antonio Maria Mira sabato 4 dicembre 2010
C'è un documento che sta mettendo in apprensione e provocando nuove fatiche e umiliazioni ai disabili (quelli veri...) e alle loro famiglie. Sono le lettere dell’Inps che da luglio stanno arrivando in 100mila case invitando entro 15 giorni a inviare la documentazione che attesta l’invalidità. Poi scattano le visite medico legali. A rischio pensioni e, soprattutto, l’indennità di accompagnamento. La manovra economica di giugno prevedeva di alzare le percentuali di invalidità per ottenere le provvidenze. Proposta ritirata, dopo forti opposizioni, Avvenire in prima linea. Ora i problemi, usciti dalla porta, rientrano dalla finestra. L’allarme arriva col tam tam delle associazioni e delle famiglie. File interminabili, disabili gravissimi costretti a dimostrare la propria invalidità o a visite mortificanti, invalidi anziani e soli che non sanno come comportarsi. Ma non fa notizia. Tutto nasce dal programma di controlli contro i falsi invalidi previsto proprio dalla manovra: 100mila nel 2010 (altri 100mila erano stati fatti nel 2009), 250mila nel 2011 e 250mila nel 2012. Controlli richiesti a gran voce dai veri invalidi. Ma come sta andando? Facciamo un passo indietro. All’inizio di quest’anno parte la nuova procedura, totalmente informatizzata, di accertamento e controllo. Per avere la completa tracciabilità delle posizioni e tempi certi. Una buona iniziativa. Ma tra disorientamento dei cittadini e resistenze sia dei medici che, soprattutto, delle Usl, tutto va a rilento. Così attualmente i procedimenti informatizzati, ad essere ottimisti, non supererebbero il 30%. E i tempi tra domanda e assegnazione della pensione, che dovevano scendere a 120 giorni, restano a 9 mesi, con picchi di un anno. E anche le verifiche (quelle ordinarie) vanno a rilento. Sistema promettente ma ancora semibloccato. E proprio per questo le domande di invalidità, come segnalato dall’Inps, sarebbero scese del 20%.Su questa fase, confusa, si è calato il piano di controlli straordinari, scattato dalla scorsa estate. Ma come scegliere gli invalidi da controllare? Nel 2009, in occasione del precedente piano straordinario, l’Inps aveva chiesto i fascicoli sanitari alle Usl, per evitare di chiamare disabili gravi, per i quali il decreto 2 agosto 2007 esclude successive verifiche. Ma le Usl ne avevano inviati solo il 15%. Così quest’anno l’Inps decide di inviare la richiesta sia alle Usl che agli invalidi, a prescindere dalla gravità. Ecco quindi che le lettere arrivano a ammalati di Sla, di distrofia, cerebrolesi, down. Insomma il sistema non funziona e a pagare sono i più deboli. Anche perché la documentazione inviata sembra non bastare (oppure è troppa e non si ha tempo per leggerla...) e quasi sempre scattano le convocazioni per le visite mediche. Anche perché, tutti lo sanno, i falsi invalidi la documentazione ce l’hanno ed è anche, a suo modo, "perfetta".Al momento delle visite ecco la sorpresa. Una circolare interna dell’Inps prescrive "linee guida" molto severe per l’accertamento dell’autonomia dei disabili per il mantenimento dell’indennità di accompagnamento. In pratica se un disabile è capace di condurre autonomamente gli atti di vita quotidiana in casa (come vestirsi, mangiare, andare al bagno) corre il rischio di perdere tale indennità, anche se poi, uscito di casa, non è capace di tornarvi. Era previsto da un emendamento alla manovra poi, per fortuna, ritirato. Ora rientra con un atto amministrativo, con forti dubbi di legittimità, in quanto modifica di fatto l’attuale normativa. A rischio soprattutto disabili mentali come autistici, down, ma anche affetti da demenza senile o alzheimer. Solo un rischio? L’allarme lanciato dalle associazioni parla di alcune indennità già sospese. Con possibili strascichi di ricorsi alla magistratura. E ricordiamo che l’Inps ha un carico di ben 400mila cause relative a revoche del passato. Con costi altissimi. Ma il tutto vale le fatiche e le umiliazioni? La decisione di finanza pubblica prevede che dai controlli si possano risparmiare 80 milioni quest’anno, 160 nel 2011, 240 nel 2012. Pochissimo a fronte di una spesa per l’invalidità che supera i 16 miliardi. Intanto per fare queste visite sono stati assunti per un anno 488 medici, con scarsa esperienza. Costeranno non poco. Ne valeva davvero la pena?LE STORIE: «CONVOCAZIONI ASSURDE E UMILIANTI»Rossella, ha ricevuto la lettera dell’Inps di Arzano alla fine di luglio. Napoletana, 57 anni, cerebrolesa dalla nascita e totalmente non autosufficiente. «Abbiamo subito mandato la documentazione – ricorda la sorella Valeria – ma a fine settembre è arrivata un’altra lettera che, senza alcun riferimento alla prima, ci chiedeva altri documenti per evitare la visita». Nuova raccomandata e nuova spesa. Eppure, ricorda ancora la sorella, «Rossella aveva avuto l’ultima visita nel 2005 da parte della commissione medico legale della Campania. Non bastava? Invece ancora fatiche e umiliazioni». Come per Lucia, 43 anni di Reggio Calabria, anche lei cerebrolesa dalla nascita. Mentalmente una bambina. Eppure a luglio ha avuto la lettera per una visita immediata. «Papà si è arrabbiato moltissimo – ricorda la sorella Paola –. È andato di persona all’Inps, dicendo che non avrebbe portato Lucia perché quella era un’ulteriore mortificazione». Per fortuna si sono accontentati della documentazione.Anche Nanette, mamma di Alberto, disabile grave milanese, è andata di persona a portare i documenti. Sentiamo il suo racconto. «Ore 10,30: davanti all’ufficio del medico legale c’erano un’ottantina di persone, per lo più anziane, in piedi senza possibilità di sedersi, alcune avevano portato con sé il figlio in carrozzina o visibilmente compromesso, che mal sopportava la lunga attesa. Io ho concluso la mia consegna e sono uscita dall’ufficio alle 13,30. Altri erano ancora in attesa». Nanette si chiede: «Perché queste verifiche non sono state avviate in collaborazione con le associazioni? Perché i dati non possono essere recepiti dalle Asl? Perché le persone con disabilità che fruiscono di servizi erogati da un comune e che quindi sono noti al sistema devono subire questo tipo di trattamento?». E poi un appello: «Interrompiamo questo supplizio, facciamo i controlli ma senza accanirsi su persone già largamente provate».Alla comunità Progetto Sud di Lamezia Terme sono tre le disabili gravi che hanno ricevuto la lettera. Nunzia, 62 anni, dalla nascita è affetta da artrogriposi miogene, una rigidità degli arti che la obbliga in carrozzina. Ma la sua vita è piena, anche come presidente della Fish Calabria. Nel 2007 era stata chiamata per una visita davanti alla commissione provinciale. «Un’esperienza indimenticabile. Mi invitavano a mettermi in piedi, dicevano "le diamo noi una mano". Affermavano che la mia malattia non esiste. Se non fosse stata drammatica, una situazione esilarante. Ora trovo assurdo che dopo appena tre anni mi chiamino per un nuovo controllo, come se io potessi guarire. Assurdo e umiliante». Come per Rita, 63 anni, poliomelitica. Ha mandato i documenti ma non bastano. Ha infatti ricevuto una telefonata dell’Inps che le chiede una nuova relazione se vuole evitare la visita.Ma ancora più assurdo per Emma, 55 anni, da quando ne aveva 13 colpita dalla distrofia muscolare (tre fratelli sono morti per la stessa sindrome), da allora in carrozzina e da 12 anni col ventilatore polmonare, giorno e notte. Donna impegnatissima, e molto nota in città, sul fronte della lotta alla ’ndrangheta e dell’educazione dei giovani, anche se ormai da quattro anni non può più uscire di casa. Eppure ha ricevuto direttamente la convocazione per la visita. «Le raccomando – intimava l’Inps di Catanzaro – di presentarsi alla visita in quanto se risulterà assente si procederà alla sospensione della prestazione». «Ho mandato con raccomandata la documentazione per spiegare che non posso muovermi, chiedendo la visita domiciliare. Sto ancora aspettando. Mi dicono che i medici potrebbero arrivare da un giorno all’altro, senza preavviso. Come se fossi una truffatrice...».I CONSIGLI: SPEDIRE TUTTI I DOCUMENTI. SE MALATI GRAVI, CHIEDERE LA VISITA DOMICILIAREcosa fare se arriva la tanto temuta lettera dell’Inps? Lo chiediamo a Carlo Giacobini, responsabile del Centro per la documentazione legislativa dell’Uildm e curatore del sito HandyLex (assolutamente da contattare...). «Inviare tutta la documentazione in possesso, in particolare il verbale di riconoscimento dell’invalidità rilasciato dalla Usl. Comunque non è opportuno né consigliabile inviare troppi documenti perché all’Inps potrebbero preferire di non leggerli passando direttamente alla visita».Ma se la documentazione è molto vecchia non si corre il rischio che sia considerata non più valida?Dopo il primo invio, che comunque va fatto in tempi brevi, si può chiedere alla Usl documentazione più recente da inviare successivamente all’Inps o consegnare al momento della visita.Meglio spedire i documenti o consegnarli direttamente?Se si vogliono evitare interminabili file, che purtroppo ci sono sempre all’Inps, è meglio spedire, ovviamente per raccomandata con ricevuta di ritorno. Ricordo che non si devono mandare i documenti in originale. Bastano le fotocopie. Non è necessario neanche autenticarle.Cosa succede se non si invia la documentazione?Intanto precisiamo che l’Inps non può sospendere le prestazioni. Ma solo convocare l’invalido per la visita. Comunque la scelta del non invio è da consigliare per chi ha patologie particolari, complesse o rare, e per chi ha solo documentazione molto vecchia. Per loro è molto meglio andare direttamente alla visita.Alla visita si può essere accompagnati dal proprio medico curante?Sì, è possibile. Ma è consigliabile solo per patologie particolari o rare.Se dopo la visita l’Inps decide per la revoca della prestazioni cosa si può fare?Si può fare ricorso al giudice (non è previsto, invece, il ricorso in via amministrativa). In questo caso è meglio ricorrere al sostegno di un legale o di un patronato sindacale.In che casi è possibile chiedere la visita di controllo domiciliare?Si ha diritto alla visita domiciliare solo se quella fuori casa può mettere a grave rischio la vita. È il caso, ad esempio, di chi vive attaccato ad apparecchiature. Quindi si tratta di casi molto ristretti. L’impossibilità a muoversi va comunque documentata con un certificato del proprio medico curante.