Attualità

Direzione del Pd. Renzi al Pd: tocca a noi cambiare l'Ue

giovedì 29 maggio 2014
Do​po una vittoria senza precedenti il segretario Matteo Renzi ha riunito la direzione del Pd per fare un'analisi del voto senza trionfalismi, "abbiamo scelto di non festeggiare" ma anche senza falsa modestia, "siamo il partito più votato in Europa" sottolineando la responsabilità che l'esito del voto assegna al governo da una parte e al partito dall'altra. "Il Pd si è posto non come garante di conservazione ma come testimone di speranza. Non possiamo indietreggiare di mezzo centimetro da questa aspettativa su di noi". Sul ruolo del Pd in Europa, e quindi all'interno del Pse, Renzi ha ribadito che prima di parlare di nomi bisogna ragionare sulle idee, sulle cose da farsi. La delegazione del Pd è "ampia e deve essere determinante" nel Parlamento europeo ha detto Renzi incontrando al Nazareno i nuovi eurodeputati del Pd.Il Pd potrebbe sperimentare un'altra novità da quando il partito è nato nel 2007: una pax interna non solo di facciata. Non che sia cambiato l'atteggiamento di Matteo Renzi, che da mesi ha proposto alla minoranza di entrare in segreteria e di indicare un nome per la presidenza vacante. Ma il trionfo elettorale ha determinato una metamorfosi nella sinistra, consapevole dei meriti del leader. E ora pronta a dare il proprio contributo accettando il coinvolgimento negli incarichi di partito. Più che un dibattito su nomi e cariche, però la direzione è stata una festa per l'esito elettorale. Anche perchè l'orientamento condiviso è di riorganizzare segreteria e gruppi parlamentari dopo i ballottaggi dell'8 e in vista dell'assemblea del 14 giugno che dovrà eleggere il presidente del partito. Per la prima volta, dopo anni, dunque, parlamentari e dirigenti non saranno chiamati a fare un'analisi della sconfitta, puntandosi il dito reciprocamente. Tutti, rottamati, astri nascenti della minoranza e fedelissimi, riconoscono a Renzi il merito di aver recuperato voti del Pd, fuggiti alle politiche, e di aver attratto voti moderati, che mai avevano scelto il Partito Democratico. Pier Luigi Bersani, che un anno fa fu fermato dall'ondata grillina, ammette che "Renzi in campagna elettorale è stato bravissimo: ha trovato un'empatia con un Paese impaziente, dimostrandosi impaziente lui stesso". E Massimo D'Alema torna, in un editoriale sul sito di Italianieuropei, a riconoscere i meriti del premier "e del Pd", precisa, vedendo nell'esito elettorale la richiesta di "una svolta profonda nelle politiche Ue". Lodi che, ironizzano i renziani, in alcuni casi sono interessate a prospettive personali future visto che non è un mistero che nomi come quelli di Massimo D'Alema ed Enrico Letta girano tra i rumors per i futuri incarichi della commissione europea. In realtà la minoranza si rende conto, davanti al successo di Renzi, che un ruolo di opposizione interna non sarebbe capito dall'elettorato. E non vuole restare fuori dal cammino di riforme che il premier ha intenzione di portare a termine nell'attività di governo. Per riorganizzare il partito, il tassello, da cui tutto discende, è la presidenza del Pd. Girano i nomi della lettiana Paola De Micheli e del ministro Roberta Pinotti che però, secondo quanto si apprende, non sarebbero in pole per quello che è un ruolo di garanzia dentro il partito. I renziani, a quanto si apprende, avrebbero offerto il posto al capogruppo Roberto Speranza, che però preferirebbe restare "operativo" alla Camera.