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Torino. Finalmente la verità: la morte "dell'angelo dei rifugiati" non fu un incidente

Paolo Lambruschi martedì 6 luglio 2021

Deqaa e il marito Luigi Tessiore

Dopo quasi nove anni, il tribunale civile di Torino segna un passo avanti nel mistero della morte di Deeqa Aden Gureye. L’avvocata somala, paladina dei diritti umani, conosciuta come “l’angelo dei rifugiati”, venne trovata morta a nemmeno 40 anni di età la notte del 2 ottobre 2012 sul ponte della Gran Madre a Torino con gravi lesioni craniche causate dal pneumatico di un Suv nero che, testimoniarono due passanti, la travolse mentre lei era terra senza fermarsi.

Una telecamera di sicurezza all’altra estremità del ponte riprese da lontano gli ultimi minuti della sua vita mostrandola mentre attraversava cadendo a terra e venendo travolta dall’auto. Fu omicidio volontario? Per la procura torinese, che dispose l’archiviazione dopo sette mesi di indagini che non portarono a identificare nessun responsabile, no. Le telecamere non riuscirono a inquadrare la targa dell’auto killer.

L’investimento, però, avvenne dopo tre settimane di minacce ricevute da Deeqa, che aveva sempre lottato contro corruzione e ingiustizie e, che, forse aveva scoperto un traffico illegale di esseri umani e che probabilmente ha pagato con la vita la sua dirittura morale. Il vedovo, Luigi Tessiore, uomo che ha girato l’Africa con Deeqa per lavoro con le Nazioni Unite e che non ha mai smesso di battersi per avere verità e giustizia ha portato avanti da subito il procedimento civile assistito dai legali torinesi Alberto Frascà e Marco Scarabosio. Il 26 maggio il tribunale gli ha riconosciuto un risarcimento per omicidio colposo provocato da ignoti è versato dal fondo per le vittime della strada, partecipato con quote dalle assicurazioni. L’assicurazione ha presentato ricorso con contestuale richiesta di sospensione della efficacia esecutiva della sentenza. “Sentiti i testimoni – spiega l’avvocato Frascà - il giudice Giacomo Oberto della quarta sezione civile di Torino ha deciso svolgere una perizia tecnica per capire se vi fosse un concorso di colpa della vittima. Ed è risultata una percentuale di colpa del 10%. Il risarcimento è stato fissato in una cifra molto prossima ai massimi tabellari”.

Dunque resta il mistero, ma finalmente il giudice ha chiarito che la morte di Deeqa è stata causata dall’investitore rimasto ignoto, su cui ricade la responsabilità. Questo chiarisce anche che non c'era stato di ubriachezza della vittima, come insinuato dopo l’incidente. Quando il risarcimento arriverà andrà a rafforzare le iniziative che Tessiore ha organizzato per tenere viva la memoria della moglie, soprattutto il fondo “Deeqa Aden Gureye colonialismi e migrazioni” che intende organizzare diverse iniziative culturali con la biblioteca comunale di Villanova d’Asti, il comune dove avevano la residenza marito e moglie, il rifugio dove i due tornavano dopo i viaggi nell’amata Africa.