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Cassino. La figlia 14enne denuncia gli abusi in un tema, il padre si uccide

Redazione Interni lunedì 22 gennaio 2018

L'orrore sarebbe cominciato ogni volta che restavano soli in casa. Quando la mamma si allontanava sarebbe stata costretta a vivere l'incubo degli abusi, perpetrati da chi, invece, avrebbe dovuto prendersi cura di lei. Per mesi ha tenuto tutto per sé, poi a scuola ha approfittato di un tema per sfogarsi e raccontare le violenze subite dal padre. Che, allontanato da casa, stamattina si è ucciso impiccandosi sul portone di una vecchia chiesa nel Frusinate.

È una storia terribile quella che si è consumata a Cassino. Un compito in classe di una studentessa 14enne si è trasformato in una denuncia, grazie alla segnalazione dell'istituto che ha consentito alla polizia di avviare le indagini su quanto scritto in quel foglio protocollo.

«Non rimanere in casa da sola con papà», le aveva detto la madre, come emerge dal colloquio avuto dalla donna con la dirigente scolastica, dopo lo sfogo della figlia nel tema. Un avvertimento, come emerge nell'ordinanza del gip, nato da un episodio simile che sarebbe accaduto alla primogenita, oggi già sposata e fuori casa. In quell'occasione, però, l'uomo avrebbe promesso alla moglie «che non si sarebbero più verificati fatti analoghi».

Il padre, agente di polizia penitenziaria di 54 anni, è stato allontanato dalla famiglia, e tenuto sotto controllo attraverso il braccialetto elettronico per l'accusa di violenza sessuale. Poco fa la notizia del suo suicidio.

Il tema e la denuncia

«Scrivi una lettera a tua madre confessandole ciò che non hai il coraggio di dirle». È stato grazie a questo tema, assegnato al solo scopo didattico, che la professoressa e la dirigente scolastica di un istituto di Cassino sono venute a conoscenza delle violenze, subito segnalate all'autorità. In un confronto con gli agenti di polizia, la 14enne avrebbe confermato quanto scritto. Parole che hanno consentito agli investigatori di mettere sotto attenzione e redigere un'informativa per il gip che ha poi disposto l'allontanamento del padre dalla casa familiare.

L'uomo, sentito dal magistrato, si era avvalso della facoltà di non rispondere, mentre i legali della giovane avevano chiesto un incidente probatorio, fissato per febbraio. Il comportamento dell'indagato, si legge nell'ordinanza del gip, «mostra un'indole subdola e manipolatrice, con scarsa capacità di controllo dei propri istinti sessuali». La madre della 14enne, davanti ai poliziotti di Cassino dove ha sporto denuncia, aveva anche riferito di essere venuta a conoscenza degli abusi sessuali subiti dalla figlia solo dopo aver letto il tema, dove la ragazza racconta che le violenze avvenivano «ogni volta che rimanevamo io e lui soli».

La famiglia sotto choc

Particolare ancora più duro di questa già tragica vicenda è che la famiglia - la moglie e le figlie, di cui due già sposate - ha saputo della morte del marito e padre dai mezzi di informazione. "Sono sotto choc", ha detto l'avvocato della famiglia Emanuele Carbone. "È una vicenda triste con un epilogo ancora più triste - riferisce il legale -. La notizia del suicidio è un'ulteriore trauma per la famiglia che ora prova rabbia e dolore. Si stanno adoperando per un funerale dignitoso". L'avvocato esclude che vi siano state altre violenze in famiglia in passato e riferisce di "un approccio respinto dalla figlia maggiore oltre 20 anni fa".

Il Garante della privacy ai media: non riportate dettagli

Il Garante per la protezione dei dati personali ha richiamato i media "ad astenersi dal riportare informazioni e dettagli che possano condurre alla identificazione della ragazza e ledere la riservatezza e la dignità di tutti i familiari coinvolti nella vicenda". Il Garante ricorda che, "pur nel legittimo diritto di cronaca riguardo a fatti di interesse pubblico, è doveroso che i media si comportino con responsabilità, evitando di pubblicare informazioni che - anche quando provengano da fonti ufficiali - possano rendere, anche indirettamente, riconoscibili le vittime di abusi, danneggiandole ulteriormente. La divulgazione di tali informazioni risulta ancor più grave se si tiene conto che la vittima è una persona minore di età, alla quale l'ordinamento (Codice privacy, Codice penale, Carta di Treviso, Convenzione dei diritti del fanciullo) riconosce una tutela rafforzata".

La moglie: non si sapeva ancora se era vero

"Sono state dette tante cose non vere quello: che avete detto ieri e l'altro ieri l'hanno portato a questo"; così la moglie dell'agente penitenziario che si è ucciso questa mattina ai microfoni del Gr1. La donna in lacrime dice di essere "tanto, tanto arrabbiata" e conclude: «Non si sapeva ancora se era vero».