Attualità

L'intervista. Delzio: «Era ora, la nostra generazione non ha più alibi»

Vincenzo R. Spagnolo lunedì 24 febbraio 2014
«Col giuramento del governo Renzi, si chiude in Italia dopo vent’anni la questione generazionale. Ora non solo la politica, ma anche la nostra generazione non ha più alibi...». È l’opinione di Francesco Delzio, manager trentanovenne (la stessa età del nuovo premier), docente universitario e scrittore, che qualche anno fa col pamphlet Generazione Tuareg stigmatizzò il "deserto" di opportunità e valori in cui sono stati esiliati i giovani italiani.Come giudica il governo più giovane della storia repubblicana?È una scossa di "energia pulita", una rivoluzione bianca. Il rischio di cadere nella logica delle "figurine" era alto, ma non è successo. Conosco molti dei nuovi ministri: sono giovani, ma competenti e determinati.Quindi l’Italia tornerà ad essere un Paese per giovani?È la vera sfida del nuovo premier. Quindici anni di inerzia della politica e di crisi di competitività dell’Italia hanno bloccato l’ascensore sociale al piano terra, privando i nostri giovani di opportunità professionali e speranze di vita. E se un ventenne non crede nel futuro del suo Paese, quel Paese è morto.Con Renzi, il dibattito sugli effetti nefasti della gerontocrazia è finito?Ora non solo la politica, ma anche la nostra generazione non ha più alibi: o entro un anno riesce a dare all’Italia quella stessa "scossa di riformismo" che Blair diede alla Gran Bretagna a fine anni ’90, oppure si assumerà la responsabilità di cancellare l’Italia dalla mappa dei Paesi avanzati del mondo.Perché Renzi dovrebbe riuscire dove i precedenti hanno fallito?Finora ha impresso una velocità e un’energia a cui il mondo politico non era abituato. E in questa fase della globalizzazione, il fattore tempo è l’indicatore-chiave. La speranza è che riesca ad abbattere il gap di velocità che divide la politica italiana non solo da quelle degli altri Paesi avanzati e dal ritmo incalzante della vita delle imprese.Ministro dell’Economia a parte, tra i nuovi da chi si aspetta di più?La sfida più complessa è per Marianna Madia: la de-burocratizzazione di un Paese così ingessato è impresa da far tremare le vene dei polsi. Ma può provarci sul serio: studia i dossier, ha capacità di visione e quella sana incoscienza che ti porta a osare. Guardo con curiosità e speranza anche a Maria Elena Boschi, ma non la invidio: gestire il "tavolo esterno" al governo, quello delle riforme, somiglierà a un giro infinito sulle montagne russe.E in ambito economico?Vedo una strategia innovativa dietro le nomine di Federica Guidi allo Sviluppo e di Giuliano Poletti al Lavoro. Il tentativo è di mettere insieme sviluppo e lavoro, capitalismo familiare e mondo delle coop, per superare la logica dei "tavoli di crisi". Inoltre la nomina di Federica, con cui ho avuto la fortuna di lavorare, rappresenta un riconoscimento alla "scuola" dei giovani imprenditori di Confindustria.Un primo provvedimento da adottare?Fisco zero per tre anni sulle nuove assunzioni, compensata dal taglio degli incentivi alle imprese. Una scossa per offrire alla "generazione tuareg" quelle oasi che attende da molti anni.